debito pubblico e altre soluzioni

mia madre li chiama “i conti della serva”, il due più due sbrigativo che tutti siamo in grado di fare, (o almeno crediamo), soprattutto da quando abbiamo imparato a leggere i titoli dei quotidiani più diffusi (mai l’intero articolo), e abbiamo facoltà di parola sui social e la possibilità (tra l’altro) che qualcuno (non sia nostra moglie) ci dia ragione.

ma l’italiano è così, si dà da fare. chiede soluzioni al debito pubblico ma non paga le tasse. costruisce case abusive, se facciamo un giro a Ischia ne troviamo a migliaia di hotel Rigopiano, in posizione strategica proprio a un metro dal dirupo, o dal belvedere, dipende dai punti di vista; l’uomo medio si strappa le vesti in piazza per ottenere il selfie con il cantante di XFactor, ma saputo della sua dichiarazione dei redditi, lo manda al rogo, felice di gettarlo giù dalla torre in nome della giustizia sociale, sebbene all’amico che gli ha domandato duecento euro in prestito abbia detto di avere l’acqua alla gola.

è solidale l’italiano. sempre il nipote di quello che ha messo via fez e camicia nera al momento giusto. è femminista, sebbene sua madre abbia lavato i pavimenti in ginocchio fino all’altro ieri, mentre il padre ruttava in poltrona leggendo la Gazzetta dello Sport.
e adesso dispensa consigli, perché siamo tutti opinionisti, ed è chiaro come il sole che chiudendo Sanremo gli Sponsor daranno i quattrini ai terremotati. perché basta un po’ di logica.

e quindi, giacché l’italiano conosce approfonditamente solo la musica di XFactor, ama l’arte ma il biglietto del Museo non lo paga, legge ma soltanto i bugiardini delle medicine, sa di recitazione ma non ha mai messo piede a Teatro, non mi meraviglierebbe se proponesse di eliminare anche gli scarsissimi fondi che ci restano (teatri chiusi, orchestre soppresse da anni, compagnie di balletto inesistenti, cori ammutoliti), per mandare le attrici a prostituirsi sulla Salaria, i jazzisti ai mercati generali, gli scrittori a “fare i cartoni”.

 

polemiche puntuali di webeti nazionali

 

sarte, truccatrici, parrucchieri, ristoranti, alberghi, musicisti, b&b, giornalisti, direttori d’orchestra, Bar, lavanderie, donne delle pulizie, arrangiatori, cantanti, copisti, comici, fotografi, operatori video, sale prova, studi di registrazione, scuole di musica, fonici, donne delle pulizie, autori, assistenti,videomaker, segretarie di produzione, tecnici video, direttori d’orchestra e aiuti, autotrasportatori, autisti, macchinisti, uscieri, assistenti di studio, segretarie amministrative, il Man, redazioni, hostess, registi, titolisti, violinisti, coristi, ballerini, grafici, attrezzisti, direttori di scena…

queste sono alcune delle figure che il webete nazionale vorrebbe mandare a casa assieme a Carlo Conti. perché, puntuale come l’influenza e fastidioso come l’emorroidi, ecco che i leoni da tastiera spandono il virus letale del santino della VERGOGNA, Carlo Conti, professionista da trent’anni, alla gogna per il lauto cachet che, secondo gli anonimi della rete, in questo caso andrebbe devoluto alle popolazioni colpite dal sisma.

l’uomo della strada, (e la donna), non riconoscendo il valore della borsa griffata per non averla mai posseduta, sostiene sia uguale a quella del vù cumprà. il rivoluzionario dei 140 caratteri non sa che i quattrini per il Festival della canzone arrivano dagli sponsor reperiti dai Manager in un anno di lavoro, né quante persone, e famiglie, campino grazie al Festival di Sanremo, e tirano un sospiro di sollievo ogni anno a Gennaio: c’è la rata del mutuo, il dentista, la gita scolastica del figliolo, Equitalia.

il 2.0 ci ha privati del dubbio, e ci accomodiamo dalla parte del torto senza saperlo, benché Brecht si reperisca facilmente su Google; privati ormai della consapevolezza di essere in basso, nemmeno ci proviamo ad arrivare lassù per capire quale sia il prezzo della popolarità.

perché basta avere la sensazione di fare la rivolta e tutto passa, anche il desiderio di migliorarsi. pensare nuoce gravemente alla salute, ma talvolta aiuta.