Festa, Farina e Forca

Potrei lasciare questo post in bianco tanto è forte il disprezzo che provo per chi non pensa prima di parlare, di digitare, soprattutto prima d’insultare chiunque.

Il web, la rete, l’inesistente popolo di Twitter che un giorno affianca l’oppresso e il giorno dopo scompare: perché il titolo non è da prima pagina, perché si è stancato, perché c’è altro per cui lottare, incidono sulla vita politica meno che un gambo di sedano su un panetto di burro appena uscito da frigorifero.

Plotoni di cittadini civili, che pagano le tasse, timbrano scontrini e rispettano le leggi, affiancano l’uomo della strada e insieme, nascosti dal monitor mostrano al mondo digitale i pettorali e un coraggio da far paura: fanculo, morte agli oppressori!, bastardi!, in galera!

Ogni giorno una lotta.
Ogni giorno un gradino in più verso la meta.
Ogni giorno una maschera aggiunta sull’espressione beota di chi non ha nemmeno la tessera elettorale.

Lottare per #Daniza, certo, per un mostruoso omicidio, ma con la coerenza di chi NON comprerà mai più petti di pollo: questa sarebbe una lotta ancora più giusta e sacrosanta. Oppressi lo sono anche i polli che vivono in lager speciali per polli. Ma certo, forse un pollo non merita retweet.
Svegliamoci da questo torpore mediatico.

A morte!, Cattivi!, A morte!
Ogni giorno un rogo diverso, ogni giorno una nuova battaglia, eppure siamo ancora tutti qui a sperare in un domani diverso senza accorgerci che il nostro oggi è già ieri, e che alla fine, non fosse per il web e l’esibizione di buoni propositi che fa tanto democratico, ce ne fotteremmo di tutti, come faceva nostro nonno.
L’importante che ci siano Festa, Farina e Forca.
Il resto non canta un cazzo.