19 marzo festa del papà

mi domando cosa diresti delle mie pubblicazioni, tu che non mi ha mai proibito di uscire la sera, che mai mi hai inflitto punizioni, sostenendo, con chi ti indicava metodi educativi più severi, quanto la libertà fosse l’unico freno alla mia ribellione.

«Tanto la bambina è così, non la fermi chiudendola in casa». 

«Libera, esci pure bambina mia, che cosa vuoi fare qui, di sabato, con il tuo vecchio padre?».

e insistevi tanto da farmi credere non mi volessi vicina. così uscivo con gli amici per raccontare loro di Roma che mi metteva paura, dell’Accademia, della classe, dei nuovi compagni e della mia nuova vita, il pensiero costantemente a te, vecchio padre neppure sessantenne eppure così stanco, che preferivi la solitudine del sabato sera alle mie chiacchiere. sapessi quanto ti ho cercato nel non amore dei miei amanti, nella loro indifferenza.

«Quanto parli, Elenuccia mia».

«Sì, lo so papà, e con gli anni sono anche peggiorata».

«E che cosa fai adesso che non reciti più?».

«Scrivo».

«E sei felice?».

«Fossi ancora vivo non avrei mai scritto Justine 2.0, tu, sicuramente, non saresti stato il mio incipit.  Per Proibito ’50, avresti potuto aiutarmi».

«Ma sei felice?».

«E tu, sei mai stato felice?».

«Come vedi alla fine mi sono sposata e nonostante il mio caratteraccio».

«Sì, lo vedo, ma ti sei sposata due volte: qualcuno non ti ha sopportata».

«No, ti sbagli, papà, qualcuno non lo avrei sposato se non fossi morto senza avvisarmi». 

«Lo hai fatto apposta?».

«Pensavi che non te l’avrei fatta pagare?».

«Quante volte ti ho detto di non includerti nei miei errori, di non includermi nei tuoi errori, bambina?».

«Dillo al mio psicanalista. 

«Avrei preso una casa più grande per te. avresti amato Anguillara, avresti amato il mio secondo marito: pensa, suona il trombone, pensa, insegna al Conservatorio». 

«E’ direttore d’orchestra?».

«Il tuo genero ideale».

«Non pensare a me e cerca di essere felice». 

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi editore.