il ghetto delle donne

porno al femminile, osservatorio sulla letteratura delle donne, studi sulla violenza di genere, sul punto “G” nel periodo pre elettorale, sul funzionamento della clitoride secondo il mutamento climatico, collettivi sulle fiche di legno e sui femminismi.

ecco, tutte assieme queste diciture mi procurano una fitta alle ovaie, e se quando lavoravo nella prosa teatrale, credevo negli osservatori sulle avanguardie e nei festival montematici, oggi penso che certe iniziative siano semplicemente ghetti, salottini privilegiati dove le maestranze, cioè chi organizza e sta sul palco, si scambiano biglietti da visita e favori. sono inutili assemblee, con ottimi uffici stampa, cui il 90% del pubblico generalmente non è interessato, ed è composto per lo più da addette ai lavori sfigate in cerca di una pubblicazione e di un modo per farsi presentare all’ospite d’onore.

festival, saloni, fiere, odore di menarca, di slip abbandonati sul pavimento del bagno, di collegio femminile. ogni giorno mi capita di leggere della nascita di un nuovo festival ghetto cui partecipano le solite facce note. costringetevi voi alla camerata e alla divisa!, io non portavo grembiule neppure alle elementari, giocavo a muro con i maschietti e lottavo perché la mia Barbie avesse una casa assieme ai suoi fidanzati.

no c’è alto non c’è basso, non c’è morte e non c’è nascita, non c’è maschio e non c’è femmina. ci facciamo tatuare TAO anche sulla fronte e non siamo in grado di sfilarci gli abiti perfetti che l’occidente machista ci ha cucito addosso. continuiamo a separare ciò che nasce unito. parliamo di sorellanza ma guardiamo con diffidenza qualunque donna sia alla nostra altezza, viceversa, facciamo le maestrine seguendo schemi dati.

le femministe di potere sono come gli uomini di potere, con la differenza che non le puoi corrompere con del sesso in cambio di una buona pubblicazione.

(p.s. un lettore, a sostegno di quanto scritto qui, m’invia questo interessante articolo )

 

 

di femministe intolleranti è pieno il latte

un anno fa, una scrittoressa pugliese con bandiera di femminista sulla fronte, mi aggredì per la storia del “bourquini“. pur in disaccordo con l’usanza, sostenevo che ogni credo andasse rispettato, anche da noi in Europa. le mostrai la Carta dei Diritti dell’uomo, lei m’insultò con ferocia indescrivibile. la Corte dei Diritti, dopo nemmeno un giorno, mi diede ragione.

ieri questa sentenza del Tribunale, che non è legge ma fa giurisprudenza, e dio non voglia che, a colei che per costrizione, tradizione, o perché non ha trovato un impiego, (questione non da poco), capiti una giudice che abbia un compagno che mantiene la ex moglie o una nazifemminista come quella che, ieri, ha scambiato un bellissimo brano di Romain Gary sull’amore di coppia, che avevo postato come segno di pace alle agitate interlocutrici di FB, per la pubblicità di un romanzo rosa.

le parole messe a postilla dell’articolo erano chiare, lungi da me, che scrivo di autonomia da anni, fare la paladina del popolo delle gatte morte di cui il mondo è pieno, e che  vanno a caccia di mariti con i quali “sistemarsi” e da “spennare” poi. (che odiosi termini mi tocca digitare nel 2017, ma sono quelli che ho imparato ieri da voi); avevo parlato di “fragilità” comprovata del coniuge; avevo fatto il mio esempio, di donna che non soltanto ha sempre lavorato (ho iniziato a versare contributi ENPALS a 15 anni), ma ha anche mantenuto il primo coniuge, e adesso, dopo un fallimento imprenditoriale che avrebbe fatto sbroccare chiunque, pur lavorando da 10 anni come correttrice di bozze, non sarei in condizioni di mantenermi, in caso venisse applicata questa sentenza. per non parlare delle royalty dei mie romanzi, da far tremare i polsi.

ma niente. aggredita da diverse parti e da donne, causa cecità della femmina con ciclo mestruale che difende il territorio e non è in grado di leggere nemmeno lo risposte che davo, menzionando pure. perché la nazifemminista scambia la difesa delle ragioni dell’interlocutore per un tentativo di persuasione occulta, perché la nazifemminista non è lucida, ricorda la propria nonna che sfregava il bucato sulla tavola di legno e prova odio per lei e tutte quelle come lei, perché poi la nazifemminista conclude che “odia i rapporti etero”.

e allora dillo che dall’alto del tuo pulpito giudichi sciocca qualunque ragazza si realizzi nel disporre fiori in un vaso, e che l’intolleranza è il tuo unico credo. se tu sei femminista, io no.

questo il mio ultimo libro da ora anche in ebook

porno al femminile

il porno al femminile, ossia scritto, diretto e interpretato da donne, nasce in Svezia nel 2009 da un collettivo femminista, “Dirty Diaries” e prosegue la sua esperienza in Francia, Inghilterra e in Italia, dove troviamo, tra le altre, le “ragazze del porno“.

chi mi conosce lo sa, non sono maschilista, è che mi oppongo con forza a qualunque forma di ghettizzazione, compresa quella di certe femministe con patente da femministe, la maggior parte delle volte così impegnate nella lotta contro il maschilismo, da dimenticarsi di essere inclusive e accoglienti con le colleghe.
e comunque, questa distinzione tra maschile e femminile mi pare più che altro pretestuosa, un modo per alzare muri più che abbatterli. a quanto ne so, i pomipini si fanno per lo più stando in ginocchio; anche per un attore maschio penso sia umiliante star lì a riempirsi di Viagra e farsi misurare l’uccello.

ma l’editoria ha bisogno ogni anno di nuovi argomenti da ridurre a luoghi comuni, e si sta dando da fare a sfruttare anche questo settore, dopo aver distrutto quello del sadomaso riducendolo a un giochetto per collegiali, giacché da quando se ne parla in TV, ogni sedicente scrittrice del pianeta pare abbia lasciato le saghe famigliari (non seghe purtroppo) e gli anni di Piombo su fatterello autobiografico, per darsi alla descrizione pedissequa del funzionamento della propria vagina. come ha fatto Marc Dorcell, ovviamente maschio e colosso del porno che, grazie ai video didattici del “porno femminile”, ha incrementato la vendita dei suoi gadget clitoridei.
l’industria deve pur vendere. e allora, anziché ricominciare a parlarci, mettiamo altri filtri, nuovi abitini tagliati su misura che ci collochino con esattezza in una precisa fascia di consumatori.

faccio uso di pornografia da quando mia madre smise di comprare cataloghi Postal Market, so cosa intendano le femministe per discriminazione e che il porno sarebbe fatto per lo più per umiliare la donna, eppure conosco milioni di donne che cercano soltanto questo, e  non perché costrette da abitudini sociali, ma perché talvolta certo desiderio somiglia tanto a una liberazione.

qui Pioggia Dorata, da oggi anche e in ebook

alcune femministe mi castrano

le uniche persone che mi abbiano mai fatto piangere sono donne, perché mi volevano uguale a loro, o perché volevano il mio uomo, o perché portavo la minigonna. nonostante il mio amore, ogni tentativo di avvicinarmi a sorelle e amiche è finito male. anche qui sui social, dove alcune attivissime scrittoresse e critichesse mi hanno bannata dopo l’uscita del mio primo romanzo. che non gli sia piaciuto è stata la mia prima risposta alla loro reazione. ma le amiche dovrebbero consigliare, almeno scoraggiare. se sono amiche vere.
e se pure non mi pare questo il caso, considerato che in magazzino non sono rimaste che una decina di copie di Justine 2.0, mi hanno lasciato con questo dubbio (vi garantisco) infame.

ma mettendo da parte la crudeltà di certe, che poi guarda caso sono anche brutte, e spiace dirlo ma forse l’aspetto fisico conta per loro più di quanto dichiarino, mi ritrovo a fare i conti con signore che proprio vedono misogini dappertutto, che denuncerebbero anche il salumiere per come porge il salame, il medico, per come palpa l’addome, il gommista, per la voluttà che mette nel prendere la gomma e infilarla da qualche parte.

sì, insomma, alcune di loro mi tolgono l’aria, mi mettono in difficoltà, mi fanno sentire sempre alla lavagna, e impreparata.
mi trovo a domandarmi (e nei momenti meno adatti) cosa pensano per esempio di certe posizioni sessuali, se per loro è obbligatorio che si passi per il cunnilingus o se per una come me, generosa e altruista per natura, si possa fare un’eccezione. se la sodomia sia per loro un affronto o se considerando almeno Freud si possa chiudere un occhio.
poi ci son quelle che il femminismo se lo fanno su misura. che se una è puttana un giorno non lo è un altro, ma soltanto perché alla giornalista gira così.

Ecco, sì, trovo sicuramente castranti certi atteggiamenti, e fastidiosi.
quel genere di fastidio che mi fa venire voglia di pensare che per me, tra loro, non ci sia posto alcuno. per me, che amo fare le faccende di casa poi, che adoro servire a tavola il mio compagno che torna stanco dal lavoro, e che mi sento spesso, seppur autonoma e forte, felicemente schiava.