lezioni di vita gratis

erano anni che su FB nessuno più mi veniva a dare lezioni di vita. questo perché mi guardo bene dal farlo io per prima e dal commentare sotto bacheche troppo frequentate, come quella dell’amico Fulvio Abbate. ma l’articolo pubblicato ieri sul Berlusca decrepito, cui nessuno consiglia di smettere di truccarsi, era troppo goloso (ah, lo trovate qui). e insomma, per difendere la povera Mara Carfagna, chiamata in causa amichevolmente sul pezzo de Linkiesta, mi son trovata con le mani sulla cattedra bacchettata davanti a tutti dall’esimio sconosciuto: “che, lei c’era quando se lo spupazzava?“. ho sempre difeso la Ministra e ho usato il termine “spupazzare”, non altro. che fossero culo e camicia si sa: era sempre a Palazzo Grazioli per cene ufficiali (o forse “cene ufficiali” devo scriverlo a caratteri cubitali?), e volendo mettere da parte Guzzanti e le presunte intercettazioni (ho scritto PRESUNTE EH), non ho digitato nulla di sessista: erano amici, punto, si sa, stesso partito. fine, cazzo.

quindi due. ben due maschi all’attacco in una sola giornata: nervi scoperti, evidentemente. stress da denuncia ritardata di molestie, signori poco dotati di ironia e di senso della misura: siamo su FB, non in seduta parlamentare, non in assemblea permanente sulla questione femminile. e un’ultima cosa, giusto un consiglio ai Professori con bacchetta: quando volete attaccare qualcuno, almeno date una scorsa alla time line del malcapitato. infine, in linea generale, non è che perché si fanno battaglie per la parità dei diritti e per l’impiego femminile e contro la violenza, io poi debba difendere tutte le donne del pianeta sempre, comunque e qualunque cosa facciano o dicano. se una è stronza lo è seppure donna, e glielo si dice.

(p.s. a quello che mi ha fatto la ramanzina su Amazon: se tu hai usato la piattaforma schiavista fino a ieri, sappi che io non ho nemmeno la Postepay, ma che se le librerie -grandi, medie, piccole-, campano esclusivamente grazie a Fabio Volo e non ordinano il mio romanzo, dicendo la cazzata che non è disponibile, io mando i miei lettori su Amazon. tutti, sindacati o meno).

qui il link a Ibs (Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, ottobre 2017, Castelvecchi Editore)

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fate le vostre scuse alla D’Addario

lo ricordo come fosse ieri ed è invece dieci anni or sono. io vivevo ancora in centro, nella fatata casa di via Merulana, single per la prima volta in vita mia e disposta a innamorarmi, avevo soldi in banca e non scrivevo. così accorsi in una piazza Navona gremita, palpitante all’idea puerile che lo scandalo sessuale e il re nudo avrebbero cambiato le nostre esistenze, migliorato i nostri destini, riportato gli intellettuali al loro posto, le signore di sinistra a sinistra, le zoccole sulla Salaria. beh, no, questo magari non lo avevamo detto ma soltanto pensato, perché la donna di sinistra a letto prende appunti, come sostiene Gary, ma non è detto che riveli i propri piani pensionistici alle amiche.

Ottavia Piccolo, stimata attrice, in testa alle altre donne in divisa femminista, la cacciò dal palco: scenda, signora, le disse. ricordo che mi dispiacqui per lei, che cercai d’intervenire, che mi sentii derelitta come lei, Patrizia D’Addario, che, fresca di parrucchiere ed estetista, sventolava fiera il libro scandalo del mese, lo scoop sul Cavaliere (chissà quante copie vendette agli italici segaioli, chissà se fu ristampato), il libro scandalo che lo proclamò satrapo e impotente. ricordo che io mi opposi a quel brutto gesto: siamo tutte donne unite nella lotta.

ma lei, Patrizia la escort, non c’entrava con la sacrosanta battaglia delle donne senza macchia che sposano bene e divorziano anche meglio, grazie all’amico avvocato dell’attico accanto. così, Patrizia fu fatta scendere dal palco delle vergini, che oggi, invece, fanno di tutta l’erba un fascio, di ogni collega una santa immacolata, di ogni corteo una giusta processione. dissero che se l’era cercata, Patrizia, che erano incerti del mestiere: pazienza se Silvio l’aveva avuta senza averla poi ripagata, pazienza per le lacrime di Patrizia truffata.

sono alcune settimane che i miei giudizi distanti dal coro fanno storcere il naso alle compagne femministe. non è la prima volta. mi piace, anzi, illuminare le loro intelligenze. perché ogni tanto rifletto sul maschio annichilito, ed evito di fare, ancora una volta, di tutta l’erba un solo fascio. 

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi Editore

gare di femminismo

in questi giorni di outing, confessioni e rivelazioni, ognuno dà la propria opinione e versione dei fatti, con il prevedibile risultato di rendere una faccenda grave come l’abuso di potere, e la molestia, qualcosa che non fa più scalpore. più se ne parla: di fatti avvenuti nel 1980, di fatti che non si possono provare, di approcci che possono sembrare a prima vista innocenti domande più che pretese, più la vicenda si sgonfia. si fa sempre in questo modo per limitare la portata di una notizia, di una moda, di una pratica sessuale proibita: se ne parla a dismisura, si dà voce a chiunque, la si rende familiare, non più pericolosa. è successo con il sadomasochismo, che a mettere la ball gag in bocca alla casalinga anche a me è passata la voglia. 

le specialità della competizione sono state comunque diverse: femminismo a squadra, femminismo a staffetta e il sempre più praticato femminismo individuale.

femminismo a squadra: specialità che ci vede con hashtag # di denuncia in luogo di slogan e striscioni, noi, per lo più anti sorelle, indignate come scolarette che partecipino per la prima volta a una manifestazione, certe di vincere la battaglia a forza di entusiasmo e cori, ignare di renderla inefficace e ridicola: perché più se ne parla meno il mondo ci ascolta. in questa gara che ci ha viste vincitrici, almeno in un primo tempo, siamo state supportate da uomini sensati, come negli anni ’70 quelli che si disponevano a mo’ di cordone attorno al corteo di sole donne.

femminismo a staffetta: da giocare quando la notizia è ancora calda ma la corale enfasi è ormai spenta, quando si chiede soltanto giustizia e più non si domanda comprensione; quando si ragiona a bocce ferme, (che poi mi dovete spiegare se si tratta di “bocce” alla romana intese come tette, oppure “bocce” di bocciofila), insomma si ragiona, si pensa a sangue freddo, si scrivono post e articoli più approfonditi, si aggiungono digressioni, ci si applaude l’un l’altra, ancora unite da un unico scopo e contro un unico nemico.

femminismo individuale: si disputa quando mancano ormai argomenti, quando all’enfasi già vacante si aggiunge il dubbio: ma Hoffmann aveva chiesto la clitoride alla coque o l’aveva soltanto domandata? e poi quanti anni aveva, Dustin, e quanto potere sulla diciassettenne?  produceva il film o ci recitava soltanto?

proviamo prima a pensare perché nasce uno scandalo e, senza nulla togliere alla sacrosanta battaglia contro le molestie, chiediamoci se una società (un Sistema), strutturata per manovrare le nostre menti e guidare le nostre azioni, può permettere di far cadere dalla torre uno come Weinstein se non le fa comodo. 

qui il mio romanzo uscito a ottobre per Castelvecchi Editore, qui la pagina FB

 

argomento top(a) della settimana

chissà perché sul “darla non darla” abbiamo da dire molto più che sulle stragi. ma quanta retorica, ragazze mie. donne che si elevano, si abbassano, solidarizzano, condannano, perdonano. e allora mi unisco anch’io al coro, io che scrivo di autonomia e di femminismo da anni ma che sono apprezzata più che altro dagli uomini, perché ho il coraggio di fare autocritica, e con le femministe invece litigo ogni giorno, perché non amo ragionare per schemi e odio le bandiere, perché mi accorgo sempre più spesso che, dietro una femminista che non ha dubbi, c’è il più delle volte una stronza misogina e poco solidale, e l’elenco di nomi sarebbe lungo e pieno di sorprese.

quanta solidarietà femminile a parole. soprattutto per un po’ di consensi. ma vi vorrei vedere così ben disposte anche con l’amica che non ha lavoro, con la diciottenne che trovate a letto con vostro marito, con la collega scrittrice più talentuosa di voi ma senza le vostre amicizie, con la bellissima che potreste, sì potreste pubblicizzare ma cazzarola è pure intelligente allora meglio di no. conosco molte donne che non l’hanno data al produttore ma al marito: deputato, giornalista, avvocato, professore universitario. conosco donne che l’hanno data senza successo ma non hanno nemmeno rimpianti, altre che l’hanno tenuta per sé e ora piangono, altre lo hanno fatto per lavoro, a venti, trenta, quarant’anni, anche quando non erano confuse. a volte si è costrette, altre volte è soltanto la via più comoda, e anche negarlo è ipocrita.
sulle dinamiche nessuno deve mettere bocca: si fa anche se non piace perché a volte è l’unica via. ma si fa anche a testa alta e anche se non è l’unica via. in entrambi i casi il nocciolo del problema è che a darla (e a prenderle), godendo o piangendo, siamo sempre e soltanto noi.

dal 28 settembre, in libreria “Conversazioni sentimentali in Metropolitana“, Castelvecchi Editore.

le ombrelline

ormai la storia la conoscono perfino le mie gatte. il Governatore della regione Abruzzo D’Alfonso, PD, tra l’altro indagato per corruzione eccetera, assieme ad altri signori uomini, tutti PD e tutti elencati sui numerosi articoli di sdegno usciti nelle ultime ore, tengono una due giorni a Sulmona, dal titolo calzante per l’occasione: Fonderia Abruzzo, laboratorio di idee nuove e visioni per il futuro.

fa un caldo da schiattare, e in alternativa a quattro pali piantati ai lati del palco, con un bel lenzuolone bianco a fare da copertura, o a parasole acquistati in qualsiasi catena di supermercati, o a un leggero gazebo comprato al volo all’Ikea di Sulmona, (perché ce n’è una anche lì), o presso il fornitissimo Leroy Merlin, l’organizzazione sceglie di assoldare quattro ragazze che reggano gli ombrelli sulle capocce pensanti degli onorevoli maschi. ovviamente, per il PD e l’organizzazione questa è tutta una montatura, perché non si poteva fare altrimenti, come se, appunto, Sulmona fosse il deserto del Kumtagh.

quindi le discussioni su FB: colpa delle donne che hanno accettato, o colpa di chi ha avuto la brillante idea di trasformare un dibattito sul “futuro”, in una scena del passato  che invece ci parla di oggi, e del fatto che non è cambiato niente, e da ambo le parti, perché siamo sempre quelle che alla Festa dell’Unità stanno nel retropalco a girar salsicce e porchetta e son pure felici.

personalmente son stata ricattata tante volte, sia quando facevo teatro sia oggi, addirittura da un direttore di banca che doveva decidere se concedermi uno scoperto per la mia azienda. senza distribuire “colpe” in giro, perché non sono dio, credo che se la si piantasse innanzitutto di sentirci vittime e si dicesse “no” per prime, denunciando subito l’accaduto, o ricattando a nostra volta, che si tratti di palpeggiamenti o scatti di carriera o di ombrellini, inizieremmo una vera rivoluzione, perché se aspettiamo che il gran Visir capisca che farsi sventagliare da una donna è una cosa da medioevo, stiamo fresche.