quello che una Signora Non (l’intellettuale)

Piccolo Galateo per Cougar.

Politically scorrect

  • Non dichiarare che il denaro per te è ininfluente, soprattutto se i tuoi tre ex mariti hanno tutti un reddito superiore ai trecentomila euro l’anno.
  • Se sei famosa, potente, antipatica e nemmeno una gran figa, non pretendere di essere anche amata, dimostrando così di essere stupida.
  • Se luogo comune dice che dietro un grande uomo c’è una grande donna , dice anche che dietro una donna famosa c’è un politico sotto ricatto.
  • La donna che cerca di soffocare la natura machista dell’uomo attraverso la violenza non è diversa dal maschio, è soltanto più giustificabile.
  • Non star lì a parlare di iniziative femministe, se gli unici romanzi letti sono trilogie erotiche.
  • Non dare del sessista a ogni uomo che fa battute idiote, se non erro, l’ultima volta che ti ho vista eri in ginocchio che leccavi le scarpe al tuo uomo.
  • Se fai ironia sulla lunghezza del pene del maschio, non frignare se lui la fa sulla robustezza del tuo culo. La lotta è anche coerenza.

 

qui il mio ultimo romanzo.

qui la pagina FB.

è una donna chiacchierata

perché in questo caso si usa il verbo in forma transitiva? perché anche la responsabilità del pettegolezzo cada su chi lo provoca. se su FB scrivo “quando ti fai un ditalino e non sai a chi raccontarlo apri un account anonimo“, è soltanto mia la responsabilità di ciò che digito, sono io che mi faccio chiacchierare, e poco importa se oltre questo vi racconto l’opera omnia di McEwan e Gary, ciò che conta è soltanto la mia sfacciataggine.

tanto sono nata sotto il segno del “chi se ne fotte”, non ho bisogno di account anonimi né di scrivere le mie storie sporche sotto pseudonimo. però, giuro, era dal 1977 che non sentivo una puttanata del genere: è una donna chiacchierata!, è una donna chiacchierata perché le hanno intestato le polizze vita. cazzarola!, dovrebbe essere casomai una Sindaca disonesta, no? che si è fatta corrompere!, in caso l’inciucio risultasse credibile. ma non è di polizze vita che voglio dibattere, (né della Raggi che NON ho votato), e neanche voi che siete più che altro in attesa di soddisfare certi pruriti dopo la Messa, ma del fatto che se una donna ha la sfortuna di nascere piacente, non si riesca proprio a collocarla mentalmente nel luogo che le compete, in questo caso in Campidoglio, ma soltanto a letto, e da donne, soprattutto.

capitato mai con una bella dottoressa?, in ospedale?, di pensare malignamente: chissà questa che ce l’ha messa qui?, no?, sicurissimi? giurin giurello croce sul petto e che l’angelo vi fulmini?, nemmeno con la Professoressa di filologia romanza, di filosofia comparata, di lettere antiche?, sì, qualche volta succede che ci sia un marito sfortunatamente collega o capo, ma in quel caso, più che chiacchierare sarebbe opportuno fare i bravi cittadini e andare dal Rettore a denunciare il fatto, le leggi anti “parente” esistono, allora usiamole, anziché adagiarci sulle nostre chiacchiere.
il fatto è che  siamo ancora scimmiette, ci piace molto fare chiacchiere. ci piace perché ci consente di innalzarci pubblicamente sopra altri, e anziché farlo grazie alla nostra forza, ci facciamo belli con la debolezza altrui.

sono una donna chiacchierata, e dio sa quanto mi piace.

qui trovate i miei romanzi chiacchierati. (presto in ebook)

qui la pagina FB

femminismo e “chiavate”

le femministe vogliono la parità di genere ma poi si lamentano che i maschi sono gay o non le sanno chiavare come si deve“.

questo l’orrendo proclama di un bannato, un mio lettore, ormai ex, che veniva a ispirarsi sui post della mia pagina, non capiva un cazzo e si masturbava sulla propria, partorendo obbrobri come questo virgolettato. lo vedete? siamo ancora a carissimo amico, al maschio che pensa che la parità di diritti: civili, lavorativi, pensionistici, decisionali, equivalga per la donna alla inevitabile crescita del pene.

la sottocultura entro cui ci muoviamo, oggi nel 2017, è quella delle twitstar donne che sfruttano qualsiasi argomento per insultarsi su Twitter su chi (sul palco di Sanremo) ha detto cosa sulla privacy e non poteva, perché in minigonna e vogliosa di mostrar la patata, mentre i maschi godono, postando femmine che si azzuffano nel fango, confermando al mondo quanto le donne odino le donne, mettendoci alla berlina, insomma, come sempre. perché spesso ha ragione la mia amica Nina, e cioè che il femminismo serve a poco se poi ci areniamo sul primo cazzo buono, cioè “che po’ pagà er mutuo”, se usiamo la lotta per metterci in mostra, e ritrattiamo tutto, e diamo la colpa dei nostri fallimenti ai nostri ormoni e alle nostre femminili idiosincrasie.

non è il femminismo che mi priva della mia femminilità, che vi garantisco, abbonda, ma siete voi, giudicanti scimmie da social. siete voi a togliermi aria e libertà, perché il mio diritto al lavoro, al rispetto, a leggi sullo stalking, sulla violenza domestica, ad avere lo stesso stipendio degli uomini, a vestire in minigonna senza che uno scimmione arrapato vedendomi camminare per strada decida che il segnale era: chiavami, a farmi foto after e before sex senza che nessuno le violi, io questo diritto lo posso rivendicare vestita come voglio, senza che nessuno debba giudicarmi poco credibile. perché una donna, casomai non ve ne foste accorti, è giudicata poco credibile di default, a meno che, come scritto ieri, non sia “poco piacente” e non puzzi di biblioteca, di Rocci e naftalina.

nessuna deve mostrare la patente da femminista per poter parlare, la civiltà, presente e futura, è una responsabilità di tutti, di noi che parliamo, e di voi che sicuramente sapreste farlo meglio.

qui il mio ultimo libro e qui 

11 donne a Parigi

se non avete niente da vedere in TV non guardate neppure “11 donne a Parigi“, orrenda pellicola francese che racconta di  ben 11 donne tutte con problemi ormonali.
la cui regia, brutta, è di una donna. con tanto di incredibile (nel senso di NON credibile) balletto finale, brutto, sotto la Torre Eiffel.
film immagino tratto da un romanzo, brutto, forse scritto da una donna.

e mentre lo guardavo tentando di ridere, pensavo alle ragioni della mia amica Nina, quella che sostiene l’inutilità del femminismo e il fatto che, tutte noi, alla fine, ci areniamo sul primo cazzo buono, quello che può pagare il mutuo, e che, vista la cinematografia che fanno passare in TV, non si può negare sia vero. ma senza annoiarci troppo, basterebbe leggere i commenti degli utenti sotto qualsiasi articolo che parli di chirurgia estetica per capire il livello di cultura generale di cui gli opinionisti da bar sono dotati.

se continueranno a disegnarci a questo modo, hai voglia litigare tra femministe sulle locuzioni da usare e quelle che no.
caratteri bidimensionali con la personalità di una mosca d’autunno, in poche parole fastidiose, ossessive, governate dal flusso mestruale, la cui massima ambizione è non avere la menopausa, liberarsi dal testosterone in eccesso, sposare il belloccio che ci rassicuri, scopare con quello che tutte vorrebbero e noi bruttarelle abbiamo conquistato.
il maschio, sempre e comunque, al centro dei nostri pensieri, non il lavoro, non la testa.
nel 2016 si rinvigorisce l’idea maschiocentrica che la realizzazione passi soltanto da lì, dall’equilibrio ormonale dovuto al sesso.

non si può parlare così di sesso e di femminilità. e forse lo fanno meglio gli uomini come Truffaut; o forse nel ’71 non c’era nessun obbligo a far ridere, a viaggiare per luoghi comuni, a rendere tutto terra terra, leggero leggero, masticabile.

forse nel ’71 c’era anzi l’abitudine ad approfondire, nella politica come nel cinema, come nel capolavoro “Le due inglesi”, che Truffaut arma di una profondità e di una rettitudine, intesa come etica e come pensiero fondante di una esistenza, inimmaginabile oggi.

brave, voi continuate a infilavi le vostre cazzo di Louboutin e a combattere per il diritto a farlo.

Marité e la manifestazione del 26

«Tu parteciperai alla manifestazione contro la violenza sulle donne, a Roma, il 26 novembre?».
Marité cade dalle nuvole per fortuna sorretta dai suoi angeli:
«nessuna mi ha invitata! forse perché c’è chi pensa che il mio sia un mestiere sbagliato, o che assieme alla pornografia siamo noi, io e le altre puttane, a legittimare i maschi alla violenza: magari li distogliamo dal compierla… ».

«nemmeno io sono stata avvisata.
leggo femministe radicali e non parlottarne e litigare sulle bacheche di FB manco fossero a un “fuori tutto” di Louboutin in via dei Condotti».
sono così certi collettivi femministi, erano così negli anni ’70, pieni di malati di protagonismo che potevano comandare soltanto in assemblea, figurarsi oggi, che i relatori, o le relatrici, hanno palcoscenico e platea per pubblicizzare finalmente il proprio libro sulla violenza di genere.
vuoi mettere?
«e anche il problema è sempre quello di allora, partecipazione dei maschi sì o dei maschi no, separati o uniti nella lotta, come prima più di prima».
Marité interviene con una risata.

«tu ci credi nell’impegno civile?».
«sì», afferma Maria Teresa, «benedico ogni giorno le persone che si fanno carico di dare in adozione bestioline indifese, di far visita agli ammalati, di aiutare i profughi; credo in chi s’impegna quotidianamente in silenzio, che non va a vantarsene in giro per i social, che non pretende di limitare la libertà degli altri in nome della propria lotta, come la femminista radicale che mi bannò sostenendo fossi una cafona idiota se pensavo fosse lecito indossare il burkini, e sebbene due giorni dopo la Carta dei Diritti mi diede ragione lei non mi chiese scusa, perché più che parlarne, i diritti bisognerebbe conoscerli e applicarli. così come la solidarietà tra donne.
l’Italia è piena di medici che fanno silenziosamente turni in Caritas, ma è piena anche di chi parla di disabilità per ottenere retweet».

sento la solita vibrazione sospetta che spalanca la mia fantasia a scenari di sesso tra amiche.
«dio o chi per lui ci ha fatto poco inclini alla solidarietà perché troppo unite potremmo sovvertire l’ordine mondiale… e poi, Elena, noi siamo fortunate, perché nonostante ingiustizie, quote rosa e intellettuali femministe messe in TV da mariti potenti, continuiamo ad avere dita forti».
«sì, Marité perché solo col dito l’orgasmo è garantito».
«finché non ci taglieranno anche quello».