Baciami stupido

 

se confronti uno qualsiasi dei film di Billy Wilder con le sceneggiature di oggi c’è da impallidire. e poi ieri c’era un vecchio episodio di Montalbano con la Rodriguez, francamente milioni di volte evviva Cinema Classic su Sky.

dunque, dicevo Billy Wilder, prendiamo Baciami stupido, in definitiva un film minore: un paio di location, la stazione di servizio del paroliere benzinaio (Barney Millsap), di fronte la casa del maestro di pianoforte (Ray Waltson) e signora,  il Bar dell’ombelico un po’ fuori città, preso di mira dai puritani del paesello e dove Kim Novak, Polly the Pistol, lavora come cameriera, ben disposta a farsi pagare qualche extra nella sua confortevole roulotte dietro il bar.

ora succede che Wilder non si fa problemi a denunciare il mal costume di Hollywood al ricatto sessuale, e lo fa senza peli sulla lingua ben 50 anni prima del #Metoo, ma nessuno se ne accorge: in questa pellicola del 1964  è addirittura Dean Martin, nei anni di Dino, borioso cantante italoamericano, che fa chiaramente capire come funzioni il meccanismo, laddove per comprare le canzoni del povero pianista di provincia, pretende in cambio una notte di sesso con sua moglie. il lunghissimo piano sequenza che vede Kim Novak,  (ingaggiata per quella notte per fingersi la moglie disponibile di Spooner, il compositore pianista), importunata da Dean Martin nei panni di Dino è veramente raccapricciante. la commedia, il tono leggero di Wilder si spezza facendosi amaro, i pizzicotti scherzosi del maschio arrogante, non fanno ridere la donna e neppure gli spettatori, Martin ubriaco fa veramente ribrezzo, come le sue battute sconce.

la terza parte della commedia è all’insegna del femminismo e della sorellanza: le due donne risolvono ogni problema, raggiungono l’obiettivo, si aiutano l’un l’altra, è l’epifania della larghezza di vedute e della libertà sessuale, praticata con molto garbo nei salotti buoni da una società borghese che predica la chiusura dei locali notturni, ma tollera  (e un po’ incoraggia) corna, triangolazioni e prostituzione.

Billy Wilder si conferma ancora una volta come un regista rivoluzionario e modernissimo. 

il mio romanzo “Conversazioni Sentimentali in Metropolitana” è qui. Qui “Pioggia Dorata”, la raccolta di racconti più scandalosa degli ultimi 10 anni, anche in ebook. 

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Cinderella procedure

in un momento storico come questo, rivoluzionario, come sostengono le fan del #metoo, movimento femminista esploso, contrariamente a quanto tutte speravamo, perché scomparisse rapidamente ogni reale aspirazione paritaria e per sostenere la prossima candidata alla Casa Bianca,  sentir parlare della “Cinderella procedure” fa un certo effetto contraddizione. vero è che le femministe estreme sostengono libertà assoluta per le donne e la penalizzazione di qualsiasi atto machista, salvo poi lamentarsi che, di cazzi, in giro, non ce ne sono nemmeno a pagarli. quindi potremmo collocare questa rivoluzionaria tendenza Cenerentola accanto a quella botox e chirurgia: perché chi l’ha detto che ci si rifà la faccia per riempire vuoti interiori, sentimentali, il letto, le proprie giornate noiose. ci si aggiusta per noi stesse, per gratificazione personale, per assomigliare al selfie ritoccato, perché siamo libere. non perché costrette ad assomigliare a un ideale femminile imposto dal maschio (stilista, pubblicitario, regista, autore televisivo, marito, amante), come nell’ottocento le nostre trisavole strette fino a svenire nei bustini che assottigliavano la vita e gonfiavano il petto.

perciò, per sopportare a lungo tacchi altissimi e scarpe alla moda, si fa come in Giappone le Geishe due secoli fa. si va dal chirurgo con la scarpa preferita, sperando costi almeno tremila dollari, la si prova davanti al consulente e si decide quale parte del piede rimpolpare o tagliare, se un mignolo, parte del tallone, qualunque delle dita sporga in modo antiestetico. perché sebbene il politically correct ci proibisca di dividere il mondo tra brutti e belli, è questo che tutti facciamo ogni giorno, per strada, al ristorante a un colloquio di lavoro: perché soltanto una legge, e non il buon senso e la civiltà, può costringere un capo del personale italiano ad assumere qualcuno con disabilità o al di sopra dei quarantacinque anni. quindi postiamo la foto di Anna Magnani sopra lo slogan “ci ho messo una vita a farmele venire“, ma spendiamo tutto in infiltrazioni di vitamine e botulino. attacchiamo chiunque posti su FB luoghi comuni su noi donne, ma pratichiamo il foot shortening per farci mettere un collare dal foot fetisher più esigente.

in una società vanesia, individualista, razzista e classista, fa rabbia l’ingannevole parvenza di correttezza che ci proibisce di dire ma non di pensare e attuare. perciò beccatevi questa, care Genoveffa e Anastasia, alla fine, il Principe Azzurro sposerà Cenerentola, e non per il suo piede, ma per la sua intelligenza e bontà d’animo.

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana (Castelvecchi Editore). Il romanzo che parla delle contraddizioni che animano noi ragazze.

insopportabili

leggendo certi interventi femminili, la sola considerazione che mi viene da fare è: dio mio quanto siamo scassaminchia, antipatiche, supponenti. dopo aver espresso il mio scetticismo verso l’operazione #molestie, ritenendo che un hashtag fosse un’azione ininfluente e che chi è ricattata in azienda, dove le luci dei riflettori non arrivano, chi è stuprata in famiglia, chi costretta dal marito o dal fidanzato a soddisfare amici e parenti, lo resterà a vita e senza poter fare niente, sono stata criticata e bannata da molte donne.

leggo e rileggo alcuni brani di Romain Gary sulla femminilità, e il suo profetico ammonimento, perché sarà la femminilità a salvare il mondo e non la violenza. e mi domando quali saranno i frutti di tante polemiche, tipo commentare velenosamente il post di un fotografo professionista alla sfilata di Miss Intimo 2017, domandandogli piccata: “perché tutte nude?”; o le scritte intimidatorie: mo’ sò cazzi vostri.

c’è chi ha ricattato e chi si è fatto ricattare, e il ricattatore va punito, non ammazzato, semmai educato. un’abitudine diventa tale solo se accettata da ambo le parti, e io di complici ne vedo tante, che in pubblico bastonano il nemico e in privato gli si offrono per un lavoro. è anche di questo che parla Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, della contraddizione che è in ognuna di noi, dell’incapacità a comprendere che l’evoluzione non significa necessariamente destrutturazione, che essere autonome non significa diventare maschi. perché avere le palle per me non è un pregio. e che usare il femminismo per difendere i propri interessi, come sempre fa la Ministra Boschi è ridicolo, pericoloso, e offensivo per noi che non abbiamo santi in paradiso e stipendi da parlamentare.

 

 

lezioni di vita gratis

erano anni che su FB nessuno più mi veniva a dare lezioni di vita. questo perché mi guardo bene dal farlo io per prima e dal commentare sotto bacheche troppo frequentate, come quella dell’amico Fulvio Abbate. ma l’articolo pubblicato ieri sul Berlusca decrepito, cui nessuno consiglia di smettere di truccarsi, era troppo goloso (ah, lo trovate qui). e insomma, per difendere la povera Mara Carfagna, chiamata in causa amichevolmente sul pezzo de Linkiesta, mi son trovata con le mani sulla cattedra bacchettata davanti a tutti dall’esimio sconosciuto: “che, lei c’era quando se lo spupazzava?“. ho sempre difeso la Ministra e ho usato il termine “spupazzare”, non altro. che fossero culo e camicia si sa: era sempre a Palazzo Grazioli per cene ufficiali (o forse “cene ufficiali” devo scriverlo a caratteri cubitali?), e volendo mettere da parte Guzzanti e le presunte intercettazioni (ho scritto PRESUNTE EH), non ho digitato nulla di sessista: erano amici, punto, si sa, stesso partito. fine, cazzo.

quindi due. ben due maschi all’attacco in una sola giornata: nervi scoperti, evidentemente. stress da denuncia ritardata di molestie, signori poco dotati di ironia e di senso della misura: siamo su FB, non in seduta parlamentare, non in assemblea permanente sulla questione femminile. e un’ultima cosa, giusto un consiglio ai Professori con bacchetta: quando volete attaccare qualcuno, almeno date una scorsa alla time line del malcapitato. infine, in linea generale, non è che perché si fanno battaglie per la parità dei diritti e per l’impiego femminile e contro la violenza, io poi debba difendere tutte le donne del pianeta sempre, comunque e qualunque cosa facciano o dicano. se una è stronza lo è seppure donna, e glielo si dice.

(p.s. a quello che mi ha fatto la ramanzina su Amazon: se tu hai usato la piattaforma schiavista fino a ieri, sappi che io non ho nemmeno la Postepay, ma che se le librerie -grandi, medie, piccole-, campano esclusivamente grazie a Fabio Volo e non ordinano il mio romanzo, dicendo la cazzata che non è disponibile, io mando i miei lettori su Amazon. tutti, sindacati o meno).

qui il link a Ibs (Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, ottobre 2017, Castelvecchi Editore)

fate le vostre scuse alla D’Addario

lo ricordo come fosse ieri ed è invece dieci anni or sono. io vivevo ancora in centro, nella fatata casa di via Merulana, single per la prima volta in vita mia e disposta a innamorarmi, avevo soldi in banca e non scrivevo. così accorsi in una piazza Navona gremita, palpitante all’idea puerile che lo scandalo sessuale e il re nudo avrebbero cambiato le nostre esistenze, migliorato i nostri destini, riportato gli intellettuali al loro posto, le signore di sinistra a sinistra, le zoccole sulla Salaria. beh, no, questo magari non lo avevamo detto ma soltanto pensato, perché la donna di sinistra a letto prende appunti, come sostiene Gary, ma non è detto che riveli i propri piani pensionistici alle amiche.

Ottavia Piccolo, stimata attrice, in testa alle altre donne in divisa femminista, la cacciò dal palco: scenda, signora, le disse. ricordo che mi dispiacqui per lei, che cercai d’intervenire, che mi sentii derelitta come lei, Patrizia D’Addario, che, fresca di parrucchiere ed estetista, sventolava fiera il libro scandalo del mese, lo scoop sul Cavaliere (chissà quante copie vendette agli italici segaioli, chissà se fu ristampato), il libro scandalo che lo proclamò satrapo e impotente. ricordo che io mi opposi a quel brutto gesto: siamo tutte donne unite nella lotta.

ma lei, Patrizia la escort, non c’entrava con la sacrosanta battaglia delle donne senza macchia che sposano bene e divorziano anche meglio, grazie all’amico avvocato dell’attico accanto. così, Patrizia fu fatta scendere dal palco delle vergini, che oggi, invece, fanno di tutta l’erba un fascio, di ogni collega una santa immacolata, di ogni corteo una giusta processione. dissero che se l’era cercata, Patrizia, che erano incerti del mestiere: pazienza se Silvio l’aveva avuta senza averla poi ripagata, pazienza per le lacrime di Patrizia truffata.

sono alcune settimane che i miei giudizi distanti dal coro fanno storcere il naso alle compagne femministe. non è la prima volta. mi piace, anzi, illuminare le loro intelligenze. perché ogni tanto rifletto sul maschio annichilito, ed evito di fare, ancora una volta, di tutta l’erba un solo fascio. 

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi Editore