la mia domenica su KulturJam

Elena Bibolotti: Frida Kahlo

Per mia madre sì che Camilla era una a posto. Da prendere d’esempio. Mia madre me la fece conoscere che avevo undici anni e avevo tutta l’aria di una ragazza vissuta. L’anno dopo avrei cominciato a fumare. Giocavo con le bambole, ma allo stesso tempo mi mettevo nelle mutande gli assorbenti di mia sorella nella speranza che mi venissero le mestruazioni, così da farmi sverginare.about:blank

Complessivamente ero di pessimo umore. Avevo le tette che stavano per esplodere sul petto e un sentore di pelo pubico che mi faceva orrore.

Camilla studiava dalle suore. Non che questo fosse un marchio di limpidezza morale, per carità. Anzi avevo saputo di alcune ragazze coinvolte in un giro di filmini porno e tratta delle bianche. Allora andava così. Non c’era il web.

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donne terrificanti

ogni tanto le amiche m’inviano link a profili di donne terrificanti.

lo fanno certamente per il mio bene, per minare la mia antica e illusoria fiducia in una sorellanza senza se e senza ma, affinché mi renda conto di quanto siamo ancora pronte  farci le scarpe l’un l’altra e nonostante gli abiti da femministe, le frasi antisessite, le condanne alle sovrastrutture.

ma non c’è bisogno che le amiche si diano da fare per me, ce n’è di donne sensibilmente insensibili, come l’impiegata delle Poste che mentre l’altro giorno annullava miei vecchi bancomat e rimetteva ordine sul mio profilo utente, mi raccontava quanto odiasse il suo lavoro e volesse lasciarlo, cercando di convincermi che, in definitiva, io non sono una disoccupata, ma una casalinga che si occupa di editoria.

qui Pioggia Dorata

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana

razzismo scientifico

una sola volta fui pubblicamente bacchettata da una collega scrittrice che da allora non mette più like ai miei post, né scambia con me una parola. avevo banalmente espresso l’opinione che Lory del Santo sarebbe stata più bellina con i capelli corti, che a fare Eva nel paradiso terrestre mi pareva un po’ ridicola. e lo penso tuttora. non vedo perché la fuciliazione su pubblica piazza: ognuna è libera di essere come vuole, ma io lo sono anche di trovare orribili protesi e rifacimenti e volgari le minigonne. anche perché non sono le mie parole a creare pregiudizi, ma Lory che vuol sembrare più giovane di quello che è. 

quindi si censura, giustamente, qualunque giudizio estetico: zitti, muti, soprattutto noi utenti medi. però, che si tratti di giornalista o di scrittrice o di parlamentare, non c’è una delle new entry dei talk show televisivi e di Palazzo Chigi che sfigurerebbe su un giornale di moda. perfetto, mi dico: il binomio bellezza stupidità è stato finalmente abbattuto. ma perché non vedo mai una parlamentare dimessa?, una scrittrice un po’ sciatta, una giornalista settantenne non dai capelli turchini e magari inelegante?, perché non una giovane over size spiacevole anche nei modi, al vertice delle classifiche librarie, in TV a condurre un programma televisivo?

perché dobbiamo piacere e compiacere. perché per usare il cervello bisogna preparare prima il book fotografico. si chiama e si digita #Purplewashing: ci accontentano a parole. ma i fatti sono che dopo i 40 anni, in Italia, se non sei almeno strafiga o ricca, e sei donna, puoi anche morire.

purplewashing

chi mi conosce sa che cosa scrivo e per che cosa mi batto. e non da ieri. al netto di tante riflessioni e amicizie femminili, oggi, 5 settembre 2019 posso affermare che le femministe maccartiste sono dannose per me non meno del mio ex marito violento.

tempo fa, dopo una furiosa lite su FB con scrittoressa scrissi questo

sto male, soffro a certe bacchettate quotidiane, alle battutine, alla mancanza di solidarietà, come negli anni ’80 quando nei collettivi ero messa all’angolo  perché non vestivo come loro, perché mi depilavo e la davo a sinistra ma molto volentieri anche a destra, se uno mi piaceva.

per struttura, esperienza e formazione, non mi adeguo al pensiero unico. sono convinta che le regole si debbano adattare ai casi, riscrivere. che le situazioni abbiano sfumature diverse, che alla base di uno squilibrio psichico, per esempio, ci siano responsabilità parimenti distribuite tra padre e madre, ma in ambiti differenti. che le colpe (se di colpe si deve parlare) siano da individuare talvolta solo della madre e talaltra solo nel padre. che LA PARITA’ di genere, insomma, abbia bisogno di qualche sfumatura in più e di meno gadget, di meno adesivi e hashtag. di maggiore compattezza nei fatti, nelle azioni, nei pensieri, a prescindere dalle idee di ognuna.

quanti romanzi sulla solidarietà femminile sono stati pubblicati in questi ultimi anni. poi, però, appena possono ti si mangiano. si chiama #purplewashing quella cosa per cui una donna mangerà il cuore di un’altra donna pur di affermare di avere ragione. o di mostrasi migliore. è una trappola ideologica grazie alla quale il femminismo sembrerà al primo posto nella scala dei valori, ma lo sarà per lo più a parole, nel brand

qui Pioggia Dorata, pissing paritario

qui un romanzo molto femminista: Conversazioni Sentimentali in Metropolitana edito Castelvecchi

fammi vedere che cosa sai fare

e allora lui mi ha guardata, si è messo comodo comodo sulla sedia e mi ha detto: e adesso vediamo che cosa sia fare. 

vediamo chi? lui e il suo alter ego?, lui e tutti i maschi cazzuti della sua razza? lui e la genia infame di quelli che a loro volta un giorno sedettero su una sedia per guardare la loro donna in ginocchio e sfidarla a farli godere?

mi domando da quando abbiamo iniziato questa stupida gara. io mi sono trovata in corsa con un numero sulla schiena ma non ricordo di essermi mai iscritta: filtri di photoshop, diete inutili, abitini da ventenne e tutta la sera a tener dentro la pancia: per quello lì che ride e scherza per ogni sciocchezza che legge sul display del proprio cellulare ma non per quello che gli racconti tu.

poi, ti raccomando, tanto per confonderti nella folla, sul tuo curriculum fa che sia bel visibile la tua qualifica: scrittrice femminista.

qui il mio ultimo romanzo edito da Castelvecchi

qui Pioggia Dorata: l’emozione della trasgressione in versione long seller