la lingua batte e basta

io lo capii da sola che l’atteggiamento ancillare dello stare un passo dietro di lui era mortale: quando trovai il mio conto svuotato, il mio attico impegnato, la sua segretaria nel mio letto. ma la responsabilità era del Sud, della chiesa, dei nostri discorsi di bambine, delle chiacchiere tra le amiche di mamma al mare sui buoni e sui cattivi matrimoni, dell’idea della sistemazione, del sogno del cazzo di Principe Azzurro che poi si rivela un fragile megalomane che mena. non è il caso di cui parlate tutti, ma l’effetto di anni e di secoli di storia fatta e scritta dagli uomini. e non sarà il linguaggio che potrà cambiare lo stato delle cose, ma la reale parità di opportunità. per esempio una donna che scrive di sesso, soprattutto se bella, elegante e fascinosa, è una scrittrice di genere, un uomo è certamente un autore coraggioso. una donna che scrive di sesso sarà bollata a vita come una scrittrice erotica. e chi non ha letto i miei racconti, giudicandoli, sono per lo più uomini, ma anche donne dal linguaggio evoluto. il maschilismo è anche tra chi invoca le dimissioni del machista.

e poi, però, se vai in giro con l’ascella folta ti insultano. se ti lasci i capelli bianchi ti parlano dietro:  dai, guarda come la invecchiano.

 

qui il mio sito web

tra pochi gironi in libreria “Io e il Minotauro”, il mio quarto romanzo

e tu perché non sei con lui?

nel 2020 certe affermazioni non dovrei più sentirle e invece. nel 2020 nessuna donna dovrebbe farsi problemi a pranzare o cenare da sola, cosa che invece accade anche alle diciottenni (l’ho letto, l’ho visto, lo so), né alcuna dovrebbe domandarmi, con arietta da Donna Sgualda e pugni sui fianchi, quando dico che mio marito è in tour: “E tu perché con sei con lui?“.

ma siamo messe ancora così? con una mano alziamo il medio perché fa fico e con l’altra copriamo i rossori di un pranzo in solitaria, di una cenetta a tu per tu col nostro cellulare? c’era un’amica di mia madre che riteneva un’onta sedersi al tavolo di un ristorante da sola, ma era nata nel 1937, potevo ben capirlo: cenare da sole fa tanto zoccola in cerca di clienti. (giuro, ho sentito anche questo dalle nemiche del culo di Rose, dalle Mirandoline social).

ma voi no. voi che conoscete tutto del mondo e della politica, che avete la risposta ironica sempre in punta di lingua, che vi specializzate nel sesso estremo virtuale, non potete pensare che io lasci lavoro, casa, meditazione, gatte e letture per andare a reggere la custodia del trombone a mio marito in giro per retropalchi. e poi perché? per amore o per controllo?

e sapeste quando godo nel vedere i vostri occhi illuminarsi di senso e sagacia, quando alla vostra domanda sciocca domando a mia volta: e perché dovrei seguirlo, perché non mi tradisca?

quando esco da questa brutta commedia di Goldoni, rimpiango di vivere in Patria.

I miei libri: Pioggia Dorata

Conversazioni Sentimentali in Metropolitana

 

 

umanità è sostantivo femminile

l’unica volta che ho ottenuto un lavoro con busta paga, e senza molestie almeno in quel caso, fu grazie a un uomo. quando fui licenziata, e senza giusta causa, fu per decisione di una donna. mi accompagnò alla porta dicendo: «il problema è proprio la tua competenza. Qui di capi ce n’è uno solo, e sono io». Capo, appunto, ma fosse stata capa, che pure si può dire, sarebbe stata ugualmente stronza.

avevo otto anni quando la mia amica del cuore mi tradì per consegnarmi a un gruppo di bimbette su pattini, perché mi umiliassero pubblicamente: abbassa la cresta, abbassa la cresta, abbassa la cresta Bibolotta, non sei la più bella del reame! il mio primo marito si scopò tutte le mie amiche e impiegate, e senza molestie. quando vi leggo nelle discussioni sulla lingua italiana patriarcale, su Crusca e altre faccende, quando digitate  infamanti “vai a studiare” a colleghe che non sono d’accordo con voi e ignorate chiunque non la pensi esattamente come voi,  e che magari cerca un solco meno estremo dove inserire le proprie istanze, mi sento estranea al mio sesso. succedeva nei collettivi di un tempo e succede oggi.

siete sicure di volere una Madre Matria?, siete così certe che certe infamie siano appannaggio esclusivo del maschio?, certe al 100% di essere migliori? siete mai state a cena con dieci donne etero e due uomini?, vi invito allora a fare un esperimento anche voi e a godere dello spettacolo agghiacciante del servilismo femminile davanti alla possibilità di conquista del maschio, anche solo in linea teorica, anche solo per uno sguardo. Santo Morris diglielo tu. ma lo vedete anche su FB, avessi la barba otterrei almeno 400 like a post, e sicuramente una pubblicazione migliore.

e comunque, se fai una cosa bella si dice che è una figata, se fai una cosa brutta è una cazzata. la Patria è Madre, perché la terra che dà vita è femmina, il seme è maschio, che lo vogliate o no. io non auspico la disintegrazione della forma maschile, come molte di voi fanno a nome di tutte, ci sono qualità del maschio cui non potrei mai rinunciare, anche certo vigore, se non vi dispiace, e anche tanta letteratura.

qui, qualche approfondimento

qui il mio romanzo appena uscito per Castelvecchi

il ghetto delle donne

porno al femminile, osservatorio sulla letteratura delle donne, studi sulla violenza di genere, sul punto “G” nel periodo pre elettorale, sul funzionamento della clitoride secondo il mutamento climatico, collettivi sulle fiche di legno e sui femminismi.

ecco, tutte assieme queste diciture mi procurano una fitta alle ovaie, e se quando lavoravo nella prosa teatrale, credevo negli osservatori sulle avanguardie e nei festival montematici, oggi penso che certe iniziative siano semplicemente ghetti, salottini privilegiati dove le maestranze, cioè chi organizza e sta sul palco, si scambiano biglietti da visita e favori. sono inutili assemblee, con ottimi uffici stampa, cui il 90% del pubblico generalmente non è interessato, ed è composto per lo più da addette ai lavori sfigate in cerca di una pubblicazione e di un modo per farsi presentare all’ospite d’onore.

festival, saloni, fiere, odore di menarca, di slip abbandonati sul pavimento del bagno, di collegio femminile. ogni giorno mi capita di leggere della nascita di un nuovo festival ghetto cui partecipano le solite facce note. costringetevi voi alla camerata e alla divisa!, io non portavo grembiule neppure alle elementari, giocavo a muro con i maschietti e lottavo perché la mia Barbie avesse una casa assieme ai suoi fidanzati.

no c’è alto non c’è basso, non c’è morte e non c’è nascita, non c’è maschio e non c’è femmina. ci facciamo tatuare TAO anche sulla fronte e non siamo in grado di sfilarci gli abiti perfetti che l’occidente machista ci ha cucito addosso. continuiamo a separare ciò che nasce unito. parliamo di sorellanza ma guardiamo con diffidenza qualunque donna sia alla nostra altezza, viceversa, facciamo le maestrine seguendo schemi dati.

le femministe di potere sono come gli uomini di potere, con la differenza che non le puoi corrompere con del sesso in cambio di una buona pubblicazione.

(p.s. un lettore, a sostegno di quanto scritto qui, m’invia questo interessante articolo )