l’uomo ciclico

il primo esemplare di maschio a innamoramento ciclico lo conobbi alle elementari.
ovviamente bello e iperattivo, poco raccomandabile.
io ero una delle cinque.
tutte belline e diverse tra noi. Alessandra ballava benissimo il rock acrobatico, Sonia aveva capelli lunghissimi e rossi, Alba, figlia del giornalaio, lo riforniva di figurine, Simona era brava in matematica, io davo feste indimenticabili nella grande villa. l’unico problema era che alle mie feste non poteva ballare il rock acrobatico con Alessandra. il mio turno cadeva proprio a giugno, mese della fine della scuola e del mio compleanno.
ma era ancora inesperto.

di qualunque età, il maschio ciclico riprende la relazione esattamente da dove l’ha lasciata. i progetti sospesi vengono completati, come i discorsi e le gite fuori porta stabilite.
si allontana sempre con una scusa credibile e per un tempo che è sempre uguale.
non sparisce, è abitudinario, si fa sentire a intervalli regolari. come il leone nella savana, il ciclico non sopporta che una del gruppo si allontani, quindi torna carico d’amore e più entusiasta di come l’ha lasciata. magari nell’esatto momento in cui lei ha deciso di trovarsene uno stanziale.

il suo sogno non è metterle tutte assieme, l’orgia di ex è auspicata dal nostalgico, altro genere di maschio, normalmente di sinistra e disoccupato, abituato a decidere assemblearmente, abile nel creare una rete di mutuo soccorso composta tutta da ex.
il ciclico, invece, crede nel “dividi et impera”. fa in modo che le turnanti sappiano una dell’altra ma non s’incontrino mai, che nessuna possa rivendicare diritti sull’altra o peggio, contattarla per creare subdole alleanze.

nessuna delle sue fidanzate è la preferita ma ognuna è necessaria.
sposerà quella che casualmente dimenticherà di prendere la pillola.
ah no? non lo sapevate che si fa ancora così?

sbattila al muro

insomma non ce la fate proprio. ora girano anche i santini con sopra scritto, in un italiano pietoso: “i baci non si chiedono, si sbatte al muro e si danno“. chi andrebbe sbattuto al muro è però omesso dal virtuoso poeta del sabato pomeriggio. ma si capisce, naturalmente è la donna, sui social sempre più affannata nell’esibizione delle proprie tette per ottenere retweet e dei propri figli, per guadagnare simpatia. ma anche nella stesura di un romanzo rosa o di una recensione positiva per l’amica, per ottenere l’immortalità.

che poi, e perdonatemi se rido, loro, i maschi, son soltanto bambini curiosi che si stufano dopo dieci minuti. sarà l’eccessiva offerta, la pigrizia, il digitale, il porno, non so, ma a me le amiche non raccontano meraviglie eh.
pare che tanto sbattimento al muro sia più che altro una storia metropolitana come quella del coccodrillo nelle fogne di Roma.
sì, certo, le PICture sul profilo raccontano altro. immagini in bianco e nero di lui seduto e lei in ginocchio, nuda, stretta nel corpetto, felice di eseguire ordini. ma ve lo immaginate, invece, lo pseudo Master, nella cucina di casa, che pulisce piselli (sbuccia per i pignoli), su ordine della moglie o peggio della madre?

non ditemi che sono cattiva. sono per lo più così, ne ho le prove. che siano intellettuali raffinati o youtuber privi di sintassi, non hanno un gran che dimestichezza con certe faccende di cuore normalmente durature. o con questioni di sesso che durino più di un paio di seghe nel bagno.
è triste lo so, dobbiamo dire addio al maschio post bellico, che io per fortuna ho conosciuto, ma di cui restano solo rari esemplari.
“questi moderni” hanno invece abdicato da tempo al loro ruolo.
si accontentano di estorcere un po’ di segreti alla donna digitale, che più è superiore a lui più va umiliata per tamponare l’ego ferito, chiedono fotine da cui si possa intuire l’afrore di femmina, e che è anche più igienico. lo fanno per sedurre, ma si fermano lì.

i più sono ossessivi come liceali finché non gli hai inviato due o tre foto di tette e culo, e poi già prendono fiato, riprendono colore, e rivolgono l’attenzione altrove.
se proprio vogliamo farci sbattere al muro, consenzienti e per nostro personale piacere, dovremmo rivolgerci ad altre etnie, dimenticare il caucasico, lasciare il maschio europeo ai propri libri, e al narcisismo, e alla fragilità che gli impedisce un vero confronto.