pollicione

scrivono romanzi di un sovrabbondante da orchite, ma se orgogliosamente invii loro un racconto, magari vincitore di un premio e nemmeno lunghissimo, ti ringraziano inviandoti il pollicione all’insù. capisco abbiano molto da fare, ma come risposi a una giornalista del Corriere, è preferibile essere ignorati che ricevere il pollicione degli analfabeti. anzi, in quell’occasione le consigliai cosa eventualmente farsene del pollicione. infatti mi bannò.

è FB. il solito FB ignorante che depaupera la nostra splendida lingua, che ci fa sganasciare dalle risate con un clic, amare con il cuore, dare il nostro assenso ininfluente col pollicione, perché tanto si continua a morire per femminicidio nonostante decine di emoticon piangenti e paonazze e il mare è la tomba di molti fratelli e gli animali sono torturati comunque.

la ruvidità è la cifra con cui trattiamo il nostro prossimo: che ci vuol fottere, che ci ruba idee. quindi basta un pollice a levarci di torno il rompicoglioni di turno. s’impiega tempo a scrivere, ci si dovrebbe impegnare anche a leggere. e se come scrisse Joiyce “Se ti dai, sei; se ti trattieni hai perso tutto!”, allora sono circondata da gente poverissima.

Pioggia Dorata sei storie amare sul sesso estremo

Conversazioni sentimentali in metropolitana, la storia di Lara, ragazzina di Centocelle in cerca di una vita migliore.

 

3 romanzi in 10 giorni

succede questo quando elimino il mio account FB, che leggo il quadruplo. certo che leggo anche con i social in agguato, sono nata in una casa borghese piena di libri da due lettori forti e radical chic. ma leggo meno. distogliere lo sguardo dalle pagine, sebbene avvincenti, agguantare il cellulare per dare un’occhiata a quello che si dice di là, fa  perdere tempo e concentrazione.

se, come scrive Guido Morselli suicida per volontà dell’editoria italiana, se il tempo è scandito dalle cose degli uomini, gli uomini di questo tempo sono evidentemente chiassosi e sciocchi, giacché del tempo che spendiamo su FB rimane nulla.

comunque senza social leggo in 10 giorni 3 romanzi stile Vassalli, non quelli di oggi che,  per quanto impegnati o acclamati dalla critica, sono leggeri come fumetti disimpegnati. leggo storie cui fare lo “storytelling” (tanto amato dagli editor moderni) è impossibile. come cazzo la racconti la storia di Benito Chetorni?, come lavori sullo sperimentalismo algido e umoristico anni ’60 con le regolette della letteratura commerciale?

qui Pioggia Dorata (eros, politica e parafilie)

qui l’ultimo Castelvecchi (nel senso di primo e ultimo per fortuna)

qualcosa, qui dentro

non sono una che riesce a prendervi a piccole dosi. sono abitudinaria come i gatti e la mia abitudine, ormai, siete anche voi. ma non riesco a farmi scivolare addosso la crudeltà e il cinismo che esprimete sui social. e non voglio più trascorrere le mie preziose giornate a discutere con imbecilli che non conosco, che non ho scelto di frequentare e che violano costantemente lo Stato di Diritto che qualcuno ha conquistato per me (per noi) a costo della propria vita. violenza chiama violenza e l’ignoranza resta quella, nonostante me e voi. ormai si vive social, si scopa social e si governa social. è così qui da noi ma anche in Inghilterra, in tutto il mondo. le emergenze come i lutti si consumano in 24 h. 

ma io nasco da una generazione diversa, vengo dal mondo classista e onesto degli “ossequi al papà” e del “prima lei” e ho bisogno di tempo, soprattutto per capire a chi affidare i miei romanzi e il mio amor proprio, per trovare un editor competente e onesto che non costi troppo, ma che mi stimi sul serio, per definire le decine di storie scritte in questi anni; devo completare il sito e pregare per diventare più forte e più stronza; leggere di più. voglio stare sola per un po’.

perché c’è qualcosa, qui dentro, che vale più di centomila like.

se non lo avete ancora fatto, tenetevi compagnia con Pioggia Dorata o Conversazioni Sentimentali in Metropolitana .

mi troverete anche qui

“affaire” Prati

che poi, giustamente, se cerchi sul web “affare Prati” vien fuori una lunga lista di appartamenti in affitto e vendita nello storico quartiere romano, per altro sede del Palazzo di Giustizia, detto Palazzaccio, voluto da un ex prete, Francesco Saverio De Mérode, gesuita di lignaggio che, deluso dalla carriera politica, investì come immobiliarista sulle terre di Prati di Castello, di fronte al Porto di Ripetta, destinando quella zona a sede della giustizia umana in contrapposizione a quella divina che, evidentemente, non gli aveva reso abbastanza merito.

che il gossip sia un grosso affare soltanto per i creduloni lo so da quando nonna Rosetta leggeva di nascosto da mio padre robaccia patinata. ma che tristezza, però, concepire una trama del genere per poche migliaia di euro ad apparizione TV. non so che cosa possa fare nella vita una ex soubrette che non abbia neppure l’opportunità di scrivere un romanzo per la Nave di Teseo, ma almeno un corso di scrittura creativa poteva frequentarlo assieme alle due famigerate “agenti”.
perché Sebastian, Rebecca e Mark sono nomi di personaggi giusti per romanzetti Newton & Compton, prevedibili e scritti male.
Caltagirone è un cognome che risuona nella testa del credulone tipo. i viaggi del padre, contenuti nella narrazione quotidiana del piccolo Sebastian, in elicottero e aereo privato, titillavano le fantasie della lettrice media.

insomma, e scrivo ciò con tanta tanta tristezza nel cuore, alla fine la mia splendida zia Alma aveva ragione: quando si è basato tutto sull’apparire, ma nulla più in noi risulta vendibile, si finisce per vivere di strane opportunità, e si deve inventare una storia pietosa di bambini ammalati e ultracinquantenni affette da tardivo senso materno per sbarcare il lunario.

qui Pioggia Dorata, scandalosa raccolta di racconti.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi sulla violenza di genere.

non sono morta

un  amico trombonista arrivato indenne (o quasi) agli 80 anni, del quale vi raccomando “Amari accordi” uscito per Arcana, una raccolta di aneddoti sul jazz italiano le sue vergogne, tra cui Renzo Arbore, qualche settimana fa risultò irreperibile telefonicamente: subito fu attivata la catena telefonica. la voce giunse al Man, mio marito, trombonista, il quale, ansioso come una madre ammalata di superdonnismo, chiamò immediatamente l’amico Marcello. lui, celebre per humor nero, non lasciò neppure che il telefono squillasse: ciao, Mario, rispose, no, non sono ancora morto.

basta. mi rendo conto che disattivare FB abbia qualcosa di eroico, stamattina ho disattivato anche #twitter, e vi ringrazio per gli accorati messaggi che mi raggiungono quotidianamente attraverso le  applicazioni telefoniche, ma non sono ancora morta. soltanto, trovo che mai come oggi ci si debba tutelare dal vampirismo mediatico, allontanarsi per impedire alla politica di appropriarsi di ogni istante della nostra esistenza, di ogni spazio vergine della nostra materia grigia: ma ci rendiamo conto che all’inizio sui social si parlava solo di figa e cazzi e ora soltanto di cazzoni?

per cui no, sebbene da quasi un mese io sia fuori da FB, mi sento finalmente viva.

qui Conversazioni sentimentali in metropolitana (Castelvecchi Editore)

qui lo scandaloso Pioggia Dorata (GiaZira Scritture)