non hai le palle

un tizio che mi perseguita politicamente da mesi ieri mi ha domandato per l’ennesima volta perché sono per l’accoglienza dei migranti, opponendo alla mia idea il solito slogan: preferisci lasciarli nelle mani dei mercanti di morte. gli ho spiegato che è sempre meglio questa morte, i nostri centri di accoglienza piuttosto che le torture nei loro territori, e la morte certa, e che basterebbe leggesse i giornali che leggo io per capirlo e che, comunque. infine che parlare di politica su twitter è come discettare di filosofia nel camerino di prova di Intimissimi in via del Corso un sabato pomeriggio pre natalizio.

ha insistito. allora gli ho detto che stavo lavorando e non avevo nessuna voglia di mettermi a cercare per lui articoli e interviste, e che comunque mi seguiva solo per provocarmi e mai e poi mai una discussione social porta a una dialettica sincera, e che ho imparato a non perdere tempo e quindi sciò, via, alla larga, non superare il limite consentito.

ovviamente stamattina mi ha scritto che sono “senza palle”.
e meno male, gli risposto io. ma un fascista ha una visione pallocentrica del mondo, è ovvio che pensi che il coraggio e la forza siano attributi maschili.

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la filantropa del twitter

avete mai conosciuto qualcuno che senza sapere se avete bisogno di qualcosa si presta ad aiutarvi? che si precipita verso di voi digitando di voler risolvervi l’esistenza? filantropi digitali senza alcuno scopo se non quello di andare poi su FB a riferire di voi e della vostra piccolezza, e di loro, e dell’infinita generosità che li anima tanto da rovinarvi la Festa?
io sì, femmina, ieri, su twitter.

e se già da bambina ero così indipendente da non volere la mano di mia madre, ieri mi sono sentita quasi violentata.
e tutto per una battuta: lavoro non ce n’è ma fave sì.
beh, suvvia, se lo neghi o sei renziana o sei fascista, o raccomandata.

insomma, lei sostiene che il lavoro c’è e sono io che devo piegarmi a diventare programmatore java, o fresatrice; che sono un’arrogante a pensarla diversamente nonostante età, laurea e curriculum.
io, invece, sostengo che la differenza tra Padroni e Schiavi sta nel fatto che i Padroni lottano da sempre per tenersi stretto il proprio potere, mentre gli Schiavi si adattano a occupare i posti lasciati liberi. ed era proprio questo verbo che, ieri, la generosa maestrina ripeteva: devi adattarti, devi adattarti, devi adattarti.

le ho scritto privatamente confessandole che certo non sono ricca ma qualcosa alzo come correttrice di bozze, che non voglio comprarmi casa (al contrario di lei cui pare importare molto), perché non ho figli e perché ho scelto di essere libera di andare a vivere in Argentina quando mi pare, e che  la stavo giusto prendendo in giro. ma non mi ha risposto.

non mi sono mai adattata, pur avendo cercato lavoro come magazziniera o commessa. e non è arroganza, è competenza, o karma. e nonostante lei lo neghi i raccomandati ci sono, così come ci sono quelli che si autoproclamano scrittori dopo una sola pubblicazione tagliata addosso a un pubblico di voyeur, mentre c’è chi preferisce definirsi, più modestamente, spigolatrice.