letture

per riavermi dalle letture della fase finale del Torneo letterario di #ioscrittore, e dal linguaggio piano delle trame banali dei dieci testi da valutare, ho fatto un tuffo nella fantascienza.
il mio libraio esperto è stato felicissimo di iniziarmi a questo genere letterario. ma fin qui, e sono pagina 220, a parte i due racconti rispettivamente di Wells e Bradbury, della prima antologia Einaudi a cura di Carlo Fruttero e Sergio Solmi, “Le meraviglie della fantascienza”, mi è piaciuta soltanto la lunga introduzione di Solmi.

una cosa comunque sento di dirla, che la letteratura di genere, nonostante i tentativi fatti, non mi piace. e sono anche stanca discutere con chi afferma convinto che nanetti, ninfe e palle rotanti sono degni di rispetto come e più del principe di Salina. non è così. non è vero. quando si ha a che fare con la plausibilità di un personaggio e la sua storia, è assai più complicato mettere assieme i pezzi e far sì che collimino alla perfezione.

qui si parla di mostri e alieni, finora mai un problema etico, mai un dubbio, mai un astronauta che da lassù, nel nero universo, rifletta su ciò che ha lasciato sul pianeta terra, perso o ritrovato, sulla propria esistenza o su quella di dio.
non so, non capisco e non mi piace.
io ci provo, come feci lo scorso anno con King, e giuro che leggerò anche Asimov. confido naturalmente in Philp Dick, ma ho la sensazione che il mio giudizio cambierà di poco.
aspetto suggerimenti dagli esperti.

donne di fantasia

lavoro come correttrice di bozze per alcune case editrici a pagamento – il c.v. l’ho inviato a tutti- e come free lance, anche se talvolta mi pare di fare vere e proprie traduzioni di quasi-italiano- italiano di roba assurda da correggere me ne capita tanta, eppure, una costante è la fantasia del maschio medio con velleità artistiche.

che si tratti del più fantasioso romanzo di avventura tra canyon o su Marte, o il più intricato thriller, o la spy story più originale sia mai stata concepita, l’italico scrittore ha due difetti (magari soltanto due), oltre quello d’inserire ovunque articoli, determinativi o indeterminativi poco importa, ed è quello di tratteggiare i personaggi femminili come donne fatali ed eroiche che nemmeno negli anni cinquanta i racconti fantasy delle riviste per ragazzi.

negli spogliatoi delle palestre, agenti speciali con occhi color acquamarina indossano reggicalze e calze velatissime sotto tailleur dai colori sobri. Poliziotte dal grilletto facile indossano culottes color champagne, anche le astronaute seducono il proprio scrittore terrestre denudandosi in solitaria nel bel mezzo della battaglia aliena e scoprendo, a lui soltanto e ai suoi numerosi lettori, un seno che nemmeno Venere in persona.

mai, e dico mai, che a sedurre i nostri eroici scrittori, siano donnette scialbe, segretarie dagli occhiali aggiustati alla meglio con il nastro adesivo e che mai si trasformeranno in stragnocche in tailleur. La fantasia si dirige verso l’impossibile, e il file di word diventa il luogo più sicuro dove lasciarsi andare a un orgasmo adolescenziale

BRADBURY PROFETICO

Beatty racconta a Motag l’origine del loro lavoro di incendiari.
Come tutti, lessi questo romanzo al ginnasio. Andrebbe riletto più spesso, comunque da grandi. Magari dai direttori editoriali.

“… Il fatto è che la società non ha vissuto bene che quando la fotografia ha cominciato a vivere di vita propria. Poi…il cinematografo nella prima metà del ventesimo secolo. La radio, la televisione… Le cose cominciarono allora ad avere massa… e poiché avevano massa divennero più semplici.
Un tempo, i libri si limitavano a un numero limitato di persone, sparse su estensioni immense. Ed esse potevano permettersi di essere differenti. Nel mondo c’era molto spazio disponibile, allora. Ma in seguito il mondo si è fatto sempre più gremito, di occhi, di gomiti, di bocche. La popolazione si è raddoppiata, triplicata, quadruplicata. Film, radio, riviste, libri si sono tutti livellati su un piano minimo, comune, una specie di norma dietetica universale, se mi intendi, mi intendi?”.
“… Immagina tu stesso: l’uomo del diciannovesimo secolo, con i suoi cavalli, cani, carri, carrozze, dal moto generale lento. Poi, nel ventesimo secolo, il moto si accelera notevolmente. I libri si fanno più brevi e sbrigativi. Riassunti. Scelte. Digesti. Giornali tutti titoli e notizie, le notizie praticamente riassunte nei titoli. Tutto viene ridotto a pastone, a trovata sensazionale, a finale esplosivo.
Le opere dei classici ridotte così da potere essere contenute in quindici minuti di programma radiofonico, poi riassunte ancora in modo da stare in una colonna a stampa, con un tempo di lettura non superiore ai due minuti; per ridursi alla fine a un riassuntino di non più di dieci, dodici righe di dizionario”.

Fahrenheit 451
Classici Mondadori
Traduzione di Giorgio Monicelli