la libertà a compartimenti stagni

dio mio che disastro. sì, per me dio va con la minuscola. io non credo nel bene e nel male, nel paradiso e nell’inferno, nel basso e nell’alto. nell’assoluto.
tutto è in divenire, tutto cambia secondo l’età che stiamo vivendo e il tempo che abitiamo. così i princìpi e i dogmi, cui ci aggrappiamo strenuamente o che combattiamo, e che tiriamo in ballo quando ci fanno comodo, magari per contraddire il nostro interlocutore, senza una ragione, soltanto perché digitiamo velocemente o perché ci gira storto.
chissà se tra la moltitudine degli onesti account, esiste veramente chi non ha mai approfittato di un’amicizia “tra quelli che contano” per domandare un favore, chi non ha mai guadagnato o pagato in nero, chi non si è mai servito della debolezza altrui, magari soltanto per sentirsi al di sopra della situazione.

la sacralità della famiglia. come se ci fosse rimasto qualcosa di sacro tra tutto questo flirtare on e off line. l’unione della coppia, che riusciamo a disunire abilmente (con il corpo o con la mente non fa alcuna differenza) ogni volta che proprio non ce la facciamo più, adducendo le scuse più fantasiose.
l’amicizia, la partecipazione, che è urgente soltanto quando serve a perorare la nostra causa.

e non ce la facciamo proprio a non sentirci colpiti personalmente da una qualsiasi affermazione generica e nel contempo ad accusare gli altri di avere un ego ipertrofico. sempre lì ad alzare il dito accusatorio verso chi la pensa diversamente ma portando alta e ben visibile la bandiera della libertà, impegnati a dividere e a etichettare ogni cosa, soprattutto ciò che non riusciamo a capire.