pretese

quando iniziai a pensare a questo mestiere non era nemmeno il 2009.
ero stata da poco assunta alla Luiss da Roberto Cotroneo.
mi dico quindi che aver pubblicato quattro titoli e mai a pagamento, aver avuto splendide note di copertina e prefazioni da scrittori veri, e recensioni, e interviste, e aver venduto lasciando poche copie in magazzino, e aver addirittura guadagnato qualcosa, (permettermi qualche spesa extra senza domandare soldi al mio generoso marito), credo non sia da poco.

sono finita sul lastrico che era il 2007.
in due anni sono riuscita a smettere di bere, a dimenticare tribunali, giudici, debitori, creditori, amanti del mio primo marito, e a ricostruire qualcosa. sono riuscita a trovarmi, prima di tutto, tra le macerie sotto cui la mia indole creativa si era nascosta dopo la morte prematura di mio padre, nel 1996, e dopo l’errore che è stato il mio primo matrimonio.

dopo il fallimento ho provato a rientrare nel doppiaggio. ho pensato anche di rimettermi a fare teatro con amici registi che non avevano mai rinunciato a me, e che nell’attesa avevano rimandato alcune regie.
ma il teatro non fa più per me.
e se intendiamo l’arte come un mezzo, e io la vedo così, allora la recitazione è oggi per me il mezzo sbagliato.

pazienza se quando scrivo a un recensore che soltanto nel 2013 mi aveva osannata, esagerando pure, quello non si ricorda di me. pazienza se gli amici che mi comprarono allora -senza leggermi- quest’anno non mi compreranno più.

ho scoperto tanti nuovi scrittori e ho voglia di sperimentare.
pazienza se vogliono infilarmi a tutti i costi su uno scaffale nonostante io rifiuti il “genere”.
pazienza se a ogni uscita editoriale c’è chi pretende di parlare con me del mio libro senza averlo letto, soltanto per sapere come e se pratico anch’io certa roba zozza.
mi sento una privilegiata comunque.
fermo restando il mio desiderio di trovare lavoro come cassiera di un supermercato, o di un bar.

Nesi e l’inventiva

Edoardo Nesi, vincitore dello Strega nel 2011 con un romanzo BOMPIANI sull’imprenditoria pratese e il fallimento (una cronaca che nulla aveva di poetico o strabiliante), dopo aver rifiutato il posto di Direttore editoriale per Fandango (che culo) a favore del posto da Parlamentare (che doppio culo), pubblica (ancora per per BOMPIANI, MAMMAMIA) il suo secondo romanzo (triplo culo) che, cazzarola l’inventiva!!!, parla, guarda caso, ancora una volta delle fatiche di un imprenditore.
ma che storia…
roba che non ci si crede.
noi scrittoruncoli stiamo a farci mille pippe mentali sulle mode editoriali… e invece…

qui la celebrazione degli amici del Corriere della Sera
http://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera/20150601/282583081614449/TextView
tutto in casa con il megagruppo RCS.

inviterei Nesi, poiché adesso ha un bel “pacco di potere” tra le mani, ma invito anche la casa editrice Bompiani che tanto ama gli imprenditori falliti ma che credo legga soltanto su indicazioni di Agenzia, a contattarmi qui: bibolotty@gmail.com; potrei fargli e farvi recapitare il mio noir, scritto ormai sei anni fa, che racconta di un piccolo imprenditore fallito e nasce dal mio personale e rovinoso fallimento ma che, al contrario di quello di Nesi, non ha trovato nessun gentile riscontro ma soltanto molti silenzi.
magari so anche scrivere, che so, caro Nesi… forse potrebbe dare l’opportunità a qualcun altro di rifarsi un’esistenza.

non mi sento frustrata, no, ma credo potrei rivoltare il mondo per quanto sono incazzata.
questo Paese è marcio e macho.

cordiali saluti
le mie credenziali sono in rete. basta avere un briciolo di curiosità.

Nessuno ci aiuta ma tutti provano un gusto speciale nel correggerci

E’ incredibile come tra umani si preferisca correggere l’altro su piccoli errori piuttosto che aiutarlo. Ci facciamo grandi con la pennina rossa tra le dita e lo sguardo acuto, intestardendoci nell’idea di superiorità che abbiamo di noi e della nostra ragione. Riusciamo a gioire anche -e soprattutto- quando lo “sbagliante” è qualcuno che stimiamo e ci piace. Un punto a nostro favore. Za za za… Zà zà.

Quando nel 2007 stavo per fallire, mi rimanevano circa settecentomila euro che avrei dovuto decidere se reinvestire o chiudere a doppia mandata in banca, così domandai aiuto e consiglio alle persone più care.

Ero intontita dal dolore, dall’aver scoperto cosa faceva il mio (allora) marito col mio denaro, e dall’aver toccato con mano la falsità delle mie amiche che nel frattempo se lo scopavano. Segretarie comprese.

Eppure nessuno seppe e volle aiutarmi, darmi un consiglio sensato. Anche il mio commercialista mi parlava dicendo di continuo: poi fai tu però… poi sei tu che decidi. Mettendosi le mani sul petto  difesa il suo cuore pavido aggiungeva: io non ti ho detto niente eh… . che dopo tanti assegni intascati poteva sforzarsi un attimo e dirmi: no, Elena, non farlo.

Così è sui social. Così sui Blog. Così al bar, quando qualcuno vede i tuoi baffi da latte e tace, lasciando che te ne vada in giro con la faccia ridicola.

(p.s. Mi sono rotta il cazzo delle puntualizzazioni e delle correzioni. Quelle me le fa l’editor).

E ora vado a correre sul mare, sulla mia scogliera.

Materialismo

Un’amica mi ha domandato come mai indosso sempre e soltanto perle.

Quando le ho detto che sono la giusta sintesi del mio pianto non ha capito.

Quando le ho mostrato le cicatrici sul cuore, nemmeno.

Quando le ho raccontato del mio divorzio ha annuito appena.

Quando, invece, le ho raccontato del mio fallimento per circa due milioni, ha sgranato gli occhi, scosso la testa e annuito.