Campo di Carne

scrissi  la storia di G. dopo aver visto la sua foto su Facebook, la pagina personale soprattutto orfana di messaggi di condoglianze; nessun cuore per G, nessun RIP o la terra ti si lieve. lessi poi un mucchio di banalità e di racconti zeppi di retorica su G.  i fatti nudi e crudi, tolta la disattenzione dell’umanità attorno, erano che a meno di 25 anni G. lasciava due figli, uno di 4 e uno di 2, perché ammazzata di botte dal cognato che la obbligava a prostituirsi facendo le veci del marito che stava in galera. una ribellione. un giorno in cui magari avrebbe preferito accompagnare il piccolo dal pediatra. chi sa.

Campo di Carne è arrivato grazie alla ricerca su Google Maps del luogo dell’omicidio, sulla Nettunense, e alla lettura di alcuni articoli di cronaca sulla prostituzione a Roma. il nome era  giusto. a partire dal 481 a.C. in quel pezzo di terra si era combattuto per la conquista dell’agro pontino, poi, dopo, ci atterrarono gli alleati. c’è anche una targa per i soldati uccisi. non per G.

mi pareva il cimitero più giusto per una giovane che dalla vita non aveva avuto altro se non la gioia di essere madre. e lo scriveva ovunque su FB. quella foto sorridente, assieme ai suoi cuccioli, non mi lasciava dormire, come i suoi occhi disperati. la realtà, la sua storia, è assai più crudele di come gliel’ho data io.

G. mi fece arrivare seconda al Premio Damiani Editore. la sua foto è ancora sul mio computer.

Damiani Editore ci ha regalato un ebook gratuito che raccoglie i racconti finalisti e i vincitori del Premio. il volume è a cura di Filippo La Porta. per scaricarlo seguite il link qui.  

#IostoconAngela

era il 1° gennaio 2017 quando Selvaggia Lucarelli blogger, giornalista, scrittrice, denunciò pubblicamente, mise alla gogna, un direttore d’Orchestra, forse padre di famiglia, perché al termine di un evento natalizio all’Auditorium di Roma, di fronte alla maleducazione dei piccoli spettatori che non attesero la conclusione del concerto per chiedere rumorosamente autografi, dichiarò al microfono che Babbo Natale non esisteva. alcuni dei mocciosi piansero. tempo poche ore e contro il malcapitato professionista, perché per dirigere ci vuole un diploma e molto studio, per scrivere, purtroppo, no, si levò la temibile spada della nostra intellettuale giustizialista e tutti dietro, a darle ragione: cattivo, cattivissimo, il Direttore va licenziato. e così fu. per aver detto la verità, l’uomo perse il posto di lavoro, come garantito dal suo principale, evidentemente prono al potere mediatico. dell’uomo e di quell’episodio giudicato al momento esecrabile oggi nessuno parla più. lui chissà se ha trovato un nuovo lavoro o fa la fame come tanti di noi.

ben duemila condivisioni, invece, furono riservate dagli utenti social all’articolo di Leggo sulla questione “dell’oltraggiosa Prof Lavinia Flavia Cassaro”, per lei la gogna per aver urlato il proprio odio verso i fascisti e insultato i poliziotti che consentivano loro di manifestare: che schifo; e poi con quella birra in mano; tutti hanno il diritto di manifestare, anche i fascisti; io mio figlio non lo manderei mai a lezione da una così. e giù insulti e l’indignazione di un popolo che cita Pasolini e poi condanna Kevin Speacy, che si scandalizza per un quadro di Balthus con lolita ma è primo nella vergognosa statistica dei pagatori di schiavi sessuali minorenni.

ma veniamo ad Angela Rizzo. pochi giorni fa, contro di lei è stato avviato dall’Arma dei Carabinieri un procedimento per aver per “non aver chiesto l’autorizzazione a rilasciare un’intervista e per aver gettato discredito sul prestigio dell’Arma dei Carabinieri. “Il 10 marzo 2018 – si legge nell’atto di contestazione – nel corso della trasmissione televisiva PRESADIRETTA in onda su Rai 3, è stata pubblicata un’intervista televisiva rilasciata dalla S.V. (…) Con riferimento al contenuto dell’intervista, si rileva una possibile lesione del prestigio istituzionale“. (qui il video  della sua testimonianza)  e di questa raccapricciante notizia si trova qualcosa su testate minori, nessuna diva della carta stampata è insorta, nessun TG l’ha messa in prima pagina, nessuna femminista con padre famoso, nessuna paladina  del #metoo ha fatto il giusto baccano per amor di giustizia e di genere, nessuna, tranne forse chi come me non ha voce, ha scritto due righe per pubblicizzare l’iniziativa di Presa Diretta o lanciare l’hashtag #iostoconAngela.

ora fate il vostro dovere di cittadini e indignatevi per una GIUSTA CAUSA  #iostoconAngela è un hashtag contro la violenza di genere.

qui il mio ultimo romanzo sulla violenza di genere edito Castelvecchi.

mi scrivono

fuori dai social la vita è un’altra.
lo sappiamo e non è mai sbagliato parlarne.
distogli lo sguardo dal file che stai correggendo e ti ritrovi nell’affollato mondo delle emoticon, delle risate a denti stretti e del “come stai”, poi, cazzo, prova a fagli comprare un tuo romanzo, e a farglielo leggere, soprattutto: però de Sade era un grande scrittore erotico!, dichiarano senza mai averlo letto.

quello dei social è un orribile un mondo abitato da giganti dai piedi d’argilla nel quale regna sovrana l’illusione di essere amati e di essere speciali.
batte il cuore a ogni approvazione.
perché ognuno troverà sempre consensi nella propria cerchia di “amici”, ma non è così nella realtà.
te ne accorgi quando vedi che tutti dicono la stessa cosa a chiunque: sei brava, continua a scrivere.

senza social molti sarebbero oscuri tizi senza nome, che a incontrali per strada manco ti volti, i cui occhi non brillano, la cui capacità di affabulare è pari a zero.
molti sarebbero rimasti professori di lettere o di fisica applicata, invece suonano gratis, non leggono e scrivono gratis. ok, allora lasciate il vostro stipendiuccio e mettetevi a fare gli artisti a tempo pieno.

la fama dipende soltanto dalla lobbie cui appartieni, è così, siamo scimmie, lo dice anche Desmond Morris.
la fama dipende ancora e ancora e sempre dal cognome che porti.
dal trovarti nel famoso posto giusto al momento giusto.
dal non dire mai ciò che pensi. come io non riesco a fare.

se vi manco così tanto, allora leggetemi.

http://www.giazira.it/it/sezione/articoli/49/pioggia-dorata.htm

il nonluogo del troglodita

fuori dalla rete non incontro tanta gentaglia. quelle che ti diventano amiche soltanto perché pensano tu sia l’amante dello scrittore tizio, e vogliono saperne di più, e seguono le sue tracce sulla tua bacheca come Holmes; o ti domandano l’amicizia perché sei amica amica di quell’altra, l’attrice che ti mette duemila like, o perché sei cugina alla lontana del giornalista del momento. nella realtà non c’è gente che interloquisce con me per dovere, perché ha bisogno di un favore da mia madre.

nella mia esistenza persone così non entrano.
uso password sicure, non mi mostro, la maggior parte del tempo resto nascosta nel mio studio sul lago. vivo isolata. non perdo tempo.
ho lavorato in teatro abbastanza da sentire la puzza ipocrisia al primo sguardo.

leggo che nella realtà è la stessa cosa!,
no, nella mia realtà nessuno mi invia ogni giorno pensieri via posta, e articoli, o foto personali non richieste, per provarci come ha fatto con altri venti account fino a ieri, e sparire se capisce che non gliela dai.
nella realtà la pesca a strascico è vietata.
così come nessuno ha la faccia di chiedermi favori se non ci si è mai stretti la mano. o domandarmi cosa voto, e insistere.

nella vita di tutti i giorni non mi capita mai di salutare e non ricevere risposta. o di essere insultata da sconosciuti. o di sapere vita morte e miracoli dei miei vicini di casa, se hanno stipsi o ragadi.
non ho mai creduto nell’amicizia via FB, né nella compassione digitale.
facile mettere un like. più complicato uscire da casa e venire a casa mia per offrirmi una spalla su cui piangere.
ho perso troppo tempo a fare accordi per il futuro con persone che poi non ho mai incontrato.
ad ascoltare lodi sperticate di gente sparita nel nulla.
no, la mia realtà non è la tua.

emoticon

qualcuno deve pur fare il lavoro sporco, riflettere sulla superficialità umana e sui rapporti social che tanti di voi difendono, e che a ogni fastidiosa caduta di stile danno prova del contrario. perché il Media è il Messaggio come diceva il buon vecchio McLuhan, e le relazioni on line somigliano al media da cui nascono: superficiali, incomplete, false.

dai, non lo negate! quante volte avete intrattenuto rapporti per giorni, settimane di “bla bla”, e mesi di confessioni, e poi avete visto il contatto sparire, lo avete dimenticato, si è raffreddato, è stato ingoiato dai pixel come se niente fosse. ci si entusiasma all’inizio e poi la cosa finisce lì, e non c’è niente di male.

non ho mai nascosto i miei difetti, e sebbene la dolcezza ci sia la riservo ai meritevoli. sebbene sia una credulona romantica sono diretta, spietata se si tratta di difendermi da accuse ingiuste. e non sono diventata così perché non pubblico per Einaudi, i colpi di fortuna non fanno per me e lo so da quando sono nata. mi difendo perché non c’è più un briciolo di umanità in tutto questo, perché io, come tutti voi, sono soltanto un possibile coro di consensi, un possibile aggancio con Tizio, una contropartita e basta. e ne ho le prove, non bastassero decine di “amiche” ansiose di farsi selfie con me nella speranza diventassi la nuova E. L. James, e che oggi scrivono le stesse identiche cose ad altre esordienti.

Jobs urlava “Stay Foolish, Stay Hungry“, e l’ho sentito forte il clamore di tutti quelli che si fingono rivoluzionari. ma la rivolta vera, quella umana, quella che non sopporta la puzza di merda che accompagna l’ipocrisia dei necrologi, fa paura, e sentirsi dire: sei uno stronzo perché ci conosciamo da otto anni e mi invii emoticon, anziché tre parole all’articolo che ti ho inviato, vanificano anni d’impegnativi LIKE.

ma io, per lo meno, non sono un’icona muta.