a vederlo fa impressione

qualcuno sa già di che cosa parlo, sebbene non farò i nomi dei protagonisti della storia, altri ne hanno lette di ogni, ma nessuno ci crede finché non gli capita personalmente, finché non arriva, potente e distruttivo come un meteorite; perché quando le leggiamo, certe notizie ci sembrano sempre lontanissime, riferite ad altri, certi incontri impensabili per delle intelligenze come le nostre, così come le disavventure che si portano dietro e, chissà perché, nonostante siamo tutti consapevoli del pericolo, manteniamo lo stesso gusto per la seduzione e lo strano atteggiamento da super eroi, da intoccabili, cui nulla accadrà.

ma se capita a un’amica fa veramente impressione, e quando qualche giorno fa ho letto sulla sua bacheca: paga, o domani mettiamo on line le foto, mi si è raggelato il sangue. perché succede ogni giorno, a uomini e donne, padri di famiglia, nonni, professionisti, giornaliste e deputati. una delle storie che sto scrivendo racconta proprio il mestiere di estorcere denaro on line al fedifrago, cosa che succede ogni giorno sui Social Network, anche a chi proprio non ci aspettavamo, e a noi stessi.

sembrano donne fatte e uomini maturi a sedurci e domandarci un incontro su Skype, ma sono personaggi che nascondono vere associazioni per delinquere. poi cambiano nome e profilo e cominciano a chiederci somme consistenti: sennò metto tutto in rete e ti sputtano a vita. ci stuprano rendendo pubblica la nostra intimità e umiliandoci. alcuni di questi sciacalli dell’eros digitale non mollano la preda, e anzi, alzano la richiesta, altri calano sul prezzo, altri ancora arrivano fin sotto casa. a una donna, ricattata da tre anni da un quarantenne cui aveva inviato qualche selfie, non è bastato neppure l’intervento del marito, perché lo stillicidio, circa 500 euro al mese, finisse.

poche tra le vittime si oppongono, e sono eroiche. perché può capitare a tutti, ed è inutile negare il troiaio che è sempre stato FB, che ha rovinato più famiglie di quante ne abbia unite, e che fa sì che sconosciuti si giurino amore eterno on line soltanto per fare un po’ di sesso. quindi, occhio. fate sesso, ma fatelo off line. e se proprio volete inviare foto hard, ricordatevi di non essere MAI riconoscibili.

Facebook

tutti ripetiamo ogni giorno gli stessi riti. e il social di Zuk, con le sue faccine puerili  e i moralisti OT, è perfetto per farlo ottenendo pure consensi, e non il solito rimbrotto di chi, in famiglia, non ne può più di noi e delle nostre abitudini.

su FB ci piace essere riconoscibili, anzi, siamo una certezza per gli altri e per noi stessi con i nostri “buongiorno mondo”, i selfie puntuali come cacio sui maccheroni, gli articoli anti Islam, anti USA, anti maschi, e non fosse che poi vorremmo rivoluzionare il mondo, e la rivoluzione, si sa, si fa sottoterra a suon di botte vere, saremmo perfetti; non fosse che abbiamo da dire su tutto e su tutto vorremmo avere ragione, pur pubblicizzando la nostra capacità dialettica, saremmo anche delle piacevoli persone; non fosse che siamo convinti che scrivere uno status divertente equivalga a scrivere un romanzo di successo, FB sarebbe una casa accogliente, non fossimo tutti consapevoli che questo social ci dà meno di quanto ci toglie, saremmo anche intelligenti.

poi ci sono quelli che come spie dormienti si attivano soltanto su determinati ordini: compleanno, fica, ospedale, ossia che ti rivolgono la parola soltanto se hai uno di questi tre requisiti, e sono i più teneri, quelli che, uscendo da FB, ho veramente paura si disintegrino al sole come Dracula, quelli che forse hanno un’esistenza soltanto come account. e poi basta a trasformarci, che se qualcuno ci incontra a una festa non ci riconosce. finiamola di fotosciopparci, che quello cui diamo appuntamento si fa seghe inutili. smettiamola di perorare la verità e recitare bugie.

cazzarola, ci si monta l’un l’altro contro l’Europa e poi ci si pente. facciamo un po’ ridere, e più ne sto fuori più avrei voglia di rinascere hacker competente. perché a voi voglio bene, al Sistema, no.

semi umanizzanti

ogni volta che vi leggo mi domando dove abbiate imparato certe cose, dove si acquisisca tanta sicurezza e una cultura legislativa da far impallidire Davigo & C. nonostante i “si” affermativi senza accento, i “se stesso” invece fieramente accentati e i condizionali sbagliati. perché una buona sintassi talvolta chiarisce i pensieri.

ma guai a contraddirvi. a difendere la “straniera” che ha ucciso involontariamente si rischia con voi, nonostante si sia pentita ed è comunque in semilibertà, e porta sulle spalle un passato offensivo per qualsiasi donna, come minimo a difenderla si rischia l’etichetta di “radical chic”, unico insulto che vi sembra calzante nonostante sia passato di moda, e che indica il comunista colto e col maglione di cachemire che parla parla dei diritti altrui ma se ne sta con il culo al caldo. ed è vero. come è vero che  la lotta di classe esiste ancora. tra chi ha il soldo e chi no. tra chi ha accesso ai privilegi e chi no.

ma così, per vostra informazione, vorrei avvertirvi che la cultura ormai è a portata di mouse, ed è così diffusa che nessuno se ne occupa più, e che magari, se non potete trovare in voi un po’ di umanità potreste almeno leggere un articolo da cima a fondo e cercare di capire, prima di domandare la forca.

invece no. siete in grado di fare da soli e decidere chi deve morire e chi no. nonostante il diploma in ragioneria preso grazie ai calci in culo dello zio o del parente più prossimo amico del Preside e il posto in Regione ottenuto a forza di favori, guai ad affermare che ci sono competenze che non toccano a voi, o leggi che non sono scritte da nessuna parte, o pene, come quella di morte che voi invocate, che in Italia, grazie al cielo non esistono.

voi siete quelli che “la droga uccide sempre”, ma che al sabato vi sfondate di alcol e vi mettete alla guida col bimbo a bordo, e che magari, un par de ceffoni alla Signora scappano sempre.
mi domando, a proposito di droghe, se oltre i semi femminilizzanti usati per la cannabis non si possano produrre semi umanizzanti per voi, o intelligentizzanti, che vi aiutino a pensare, anche.