gare di lutto per Notre Dame

sono sconvolta, piango. i cugini francesi, la letteratura, la nostra memoria collettiva.

ma i social sono un dolore a parte, una ferita che si riapre ogni giorno alla lettura della  Time Line con la stessa domanda: a che serve parlare se nessuno più ascolta e a che serve scrivere se nessuno più legge. gli antieuropeisti che esultano, ho tanti tanti amici pompieri, esperti d’arte e citatori di Cocciante. non mancano gli atei infastiditi:  è soltanto un simbolo, fanculo la cristianità. infine, i narratori di addii, postatori di foto a testimonianza del viaggio di nozze nella Ville Lumiere.

ma i migliori restano i cinici benaltristi: la vita è tutta schifosa, le guerre sono ovunque e le cattedrali crollano. poi si cagano sotto al primo prelievo di sangue. quelli che ti lasciano il dubbio che “il problema sia un altro”, che come un medico forense si mette a fare analisi, mentre il corpo amato è ancora caldo sotto le braci.

Per me c’è soltanto sentimento personale, intimo, ricordi che non condividerò c perché non siano insozzati.

c’è, forse, un imbecille che ha lasciato la sigaretta accesa vicino ai solventi.

qui il mio ultimo romanzo serio

qui i miei racconti porcissimi

 

europeisti dei miei stivali

“Credo che l’Europa possa ritrovare le sue realtà, la sua vitalità solo tornando alle sue grandi, alle sue vere origini: le città italiane, le province francesi, i principati tedeschi. E’ una sopranazionalità che si può fare solo partendo dalle radici. Altrimenti sarà un’America da quattro soldi”

Romain Gary, La notte sarà calma.

aveva torto? campeggiamo perfino sui loro social network. e abbiamo smesso di pensare. l’Europa non si fa con la moneta. questa Europa è sbagliata perché senza cuore.
ma io sono una che si costruisce opinioni leggendo scrittori suicidi.
la sola cosa giusta fatta da Franceschini (che ritengo incapace anche come scrittore), è stato istituire un concorso Europeo per direttori museali e importare un po’ di professionisti capaci, alcuni proprio italiani, capacissimi ma immigrati all’estero, pensate un po’.
così andava fatto per tutto, e 20 anni fa non oggi. perché la nostra ricchezza è la storia, con tutto ciò che contiene.
imbecilli che non siete altro, è dalla fine della guerra mondiale che state costruendo l’Europa. di tempo ce n’era.
per non dire che viviamo in un paese semianalfabeta dove l’inglese parlato lo conoscono giusto i ragazzini di dieci anni.

teatri, compagnie di balletto, carrozzoni della sinfonica, orchestre,  tutto andava condiviso, perché noi artisti figli del mondo non abbiamo pregiudizi, e attraverso l’arte avremmo cambiato la testa, e l’economia.
invece voi siete economisti e bancari. il mondo potete soltanto affamarlo. e lo state facendo benissimo, voi, Bruxelles e il debito pubblico.

per me non cambierà niente. povera ero e povera resto.
mi spiace per gli italiani, tantissimi, giovani, che in Inghilterra avevano trovato opportunità di lavoro e che ora emigreranno altrove, spero.
comunque gli inglesi non si lavano e bevono troppo.
comunque svegliatevi, non è più tempo di obbedienza.

la fotografia del paese

ciò che mi lascia perplessa degli intellettuali moderni è l’incapacità di vedere dove si trovano.
siamo in un Paese del mediterraneo pieno di corpi emersi che non sono isole ma vittime della guerra, nella terra degli evasori fiscali e dei graziati come Gianna Nannini e Valentino Rossi, e noi, disoccupati e pezzenti, riceviamo a giugno copiose di minaccia da Equitalia che non onoreremo mai.
io, almeno, non possiedo neppure una bicicletta.
la borghesia l’avete fatta fuori, rilanciando invece bancari ladri e cafoni con il cabinato a motore.

siamo un Paese in cui si parla per lo più dialetto e l’analfabetismo è dilagante quanto l’arroganza di chi si siede dalla parte sbagliata, dove in definitiva anche chi scrive parla dialetto, e in cui si sbagliano anche gli hashtag.
e anziché discutere di come risollevare la sintassi elementare del popolo, attaccando magari le riforme della scuola, o proponendo in RAI programmi educativi del genere “non è mai troppo tardi”, qui si fa finta di niente ci si litiga la stampa delle 70/80mila copie (questi sarebbero i numeri ma secondo me son gonfiati) che la magica fascetta dello Strega farebbe vendere.
minchia, 70mila lettori di Albinati?
ma se 70mila non hanno nemmeno letto I promessi sposi?

e quando vedo la gente vera capisco perché il voto politico è per lo più una scelta di disperazione, perché i critici popolari di Anobii s’infastidiscono per le citazioni, perché quello stronzo di D’Alema sta ancora in TV, perché il populismo sarà la nostra tomba.
un Paese cresce solo con la cultura.
l’Europa andava costruita con la cultura.
e invece.

l’odio non si disimpara, è come l’amore

di Romain Gary si conosce per lo più “La vita davanti a sé”. le altre opere sono altrettanto sorprendenti, tutte pubblicate da Neri Pozza, introvabili nei supermercati Feltrinelli ma ordinabili.
ve le consiglio, Gary era un uomo politico, un diplomatico oltre che scrittore. e fornisce una straordinaria lettura della condizione della nostra vecchia Europa, che non è andata avanti granché.

questo che segue è un brano tratto da “Educazione europea”, suo romanzo di esordio, scritto mentre combatteva in aviazione durante la seconda guerra mondiale. è una storia sulla lotta partigiana in Polonia, sulla Germania e sull’impossibilità di costruire l’Europa, ieri e oggi. La guerra è vista da un gruppo di studenti che combattono nella foresta. Uno di loro, Tadek, è morto.

Educazione europea

“Dobranski tacque. I partigiani erano immobili, a testa bassa. Solo Pech bestemmiò fra i denti e più tardi uscendo dalla tana, disse a Janek: «Ci vengono a raccontare storielle per bambini all’inizio della nstra vita, e delle storielle per bambini anche quando stiamo per morire. Siamo fermi ancora nello stesso punto e dopo migliaia di anni questo è tutto quel che sanno fare di noi… ».

Tadek Chmura sorrideva e l’amica, che gli accarezzava dolcemente il capo, con gli occhi chiusi e la massa dei capelli scuri che le ricadeva sulle spalle, serena in volto malgrado le tracce delle lacrime, rimase per sempre nella memoria di Janek come una polena che nessuna notte, nessuna tempesta poteva offuscare o colare a picco.

Più tardi, molto più tardi, quando le buche dei partigiani nella foresta polacca divennero meta di pellegrinaggio per il popolo che celebrava la gloria dei suoi eroi, e quando di Wanda Zalewska, torturata e giustiziata dai tedeschi, non rimase che un nome inciso su una piastra di bronzo accanto a quello di Tadek Chmura, all’ingresso del luogo sacro, quel viso rimase per Janek altrettanto vivo delle parole di suo padre, “nessuna cosa importante muore”; e ogni volta che lo rivedeva, era un po’ come se suo padre gli avesse mentito”.

oggi lavoro perché è l’Europa che l’impone.

«Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire». (Sandro Pertini)

però di facciata stiamo meglio eh.
abbiamo Tezenis ed H&M, cellulari di ultima generazione e sesso gratis e l’opportunità di digitare facezie sui social illudendoci di avere anche un peso.
nonostante le nostre officine non siano salve, anzi, sono più i marchi che abbiamo venduto a Francia e Cina che quelli che possiamo con fierezza esporre nelle nostre vetrine addobbate da cartelli “affittasi”.

i nostri mari e le nostre terre sono tutte inquinate, le verdure vanno scelte tra quelle meno cancerogene, il pesce proviene da Cuba; se le case non ce le prenderà Equitalia, ci penserà la Bad Bank che sta già affilando unghie e denti, le porterà via assieme al nostro culo, o a quel che ne rimane.
ho un’amica che da mesi cerca di risollevarsi da un fallimento e da mesi combatte con i cavilli che la Banca Centrale europea impone. e le nuove norme societarie, e tributarie e legislative, corda al collo per qualunque piccola media impresa.

non possiamo neppure pensare di emigrare. di fuggire nella romantica Parigi dove di francese è rimasta soltanto la tour Eiffel.
non abbiamo fratelli né sorelle e un giorno ammetteremo di aver fallito. perché anche il più idiota tra gli europeisti sa che non c’è alcuna circolazione di idee, che le compagnie teatrali come le case editrici chiudono, che si fa quel che si può soltanto per alcuni, sempre di meno e sempre più ricchi.

non mi sento europea ma soltanto schiacciata da un’economia che m’impone di ricomprare elettrodomestici e cellulari anche quando non mi va. e da consorelle che alzano muri e filo spinato per respingere famiglie in fuga dall’orrore della guerra.
oggi lavoro perché è l’Europa che l’impone.