mangiappidini

c’è un bot, anzi c’era, perché l’ho bannato all’ennesima offesa personale, che si chiama mangiapiddini.

è maschio, ma poco importa perché un idiota è bisex.  lui voleva fare l’astronauta ma poi ha ripiegato su ingegneria, mi risponde piccato quando twitto che la disonestà intellettuale di Di battista sta, ma è solo un esempio, nell’aver accettato lavori e incarichi per i quali non ha studiato né fatto concorsi, né gavetta, ossia  quello di blogger inviato dagli USA che scrive letterine coi piedi per Il Fatto e poi quello Direttore editoriale della saggistica Fazi, ottenuto grazie all’amicizia con il figlio di Fazi, così come testimoniato dal direttore della C.E. in una intervista, quasi a giustificare questa assunzione: una casa editrice vuole gente di esperienza, che conosca scadenze e tecnicismi, che abbia almeno una laurea. o sbaglio?

peccato io ritenga intellettualmente onesto chi fa quello che dice, chi è coerente con la propria ideologia: quella che vede la sinistra come nepotista, radical chic e raccomandata in contrapposizione con i pentastallati puri e onesti, messi al potere (Camera e Senato) non da un pugno di voti di amici e parenti ma da dio in persona.

ecco dunque gli insulti, i puerili attacchi al nulla. e mi ha dato della pezzente, l’elettore del reddito di cittadinanza e dell’uno vale uno, mi ha dato della frustrata, lui che ha appoggiato 4 incompetenti che dovevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno e che invece sono solo attaccati alle poltrone con la colla, mi ha dato della disonesta e della bugiarda quando gli ho detto che, onestà intellettuale, ossia la dote che lui ha attribuito al Di Battista politico, significa lasciare ad altri un posto che non ci compete. non approfittare della posizione di potere per metter via il lavoro per il futuro

non ditemi che veramente ci siamo ridotti così, a pensare che il lavoro non si debba rifiutare mai, che facendolo faremmo un favore agli altri e che si accetta tutto. se è questo che pensa l’elettore grillino, il rivoltoso dei miei stivali, significa che siamo alla bulimia dell’inarrivabile, al paradosso del proletario al potere, all’invidia della borghesia, al conato di vomito dell’antintellettuale, del cane che morde la mano al padrone. 

personalmente ritengo che a ognuno vada il lavoro che gli compete e che conosce, per il quale ha studiato più di altri. e questo mi rende fragile e inattuale.  fuori tempo. fuori moda. ma è abominevole, al di là dei bisogno del Paese di non avere l’aumento dell’IVA e la destra in Parlamento, che il Grillo spinga un Governo e un partito come il PD, esclusivamente per restare al potere.

qui Pioggia Dorata

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

a gennaio il nuovo romanzo per GiaZira Scritture

eh ma lo faccio anch’io

ci riflettevo stanotte, svegliandomi da un sogno pieno di gatti, nel quale, un poliziotto che somigliava a Bardem mi perquisiva in cerca di fumo.
insomma, il fatto che portiate sempre voi stessi a esempio, per giustificare o condannare le altrui azioni, m’inorridisce. che vi eleggiate a pietra di paragone mi fa veramente tanta paura.
quindi, se vi scaccolate in auto pensate sia giusto lo facciano tutti?, o vi disgusta un po’ vedere il tizio al semaforo che fa pulizia nelle narici scavando con insistenza?
allora piantatela di dire: eh, ma anch’io lo faccio. chi minchia sei tu? pensi di essere così straordinario da potere esser un buon esempio?, mai sentito parlare di etica?, quella roba che dovrebbe regolare il vivere nella società, i rapporti tra cittadini e cittadini e tra cittadini e Stato?, che segna il confine tra “bene” e “male” come concetti assoluti cui tutti dovremmo guardare, per misurare i nostri gesti e le nostre parole? cos’è questo delirio di onnipotenza?, o si tratta del terzo punto che descrive l’analfabeta funzionale?
che lo faccia anche tu, di bestemmiare, trattare male il prossimo in un momento d’ira, tirare il piatto addosso a tua moglie perché sei frustrato, non me ne frega niente, non ti conosco e non so nemmeno se mangi con la bocca aperta o navighi su FB mentre sei nel buio di una sala cinematografica.
se tutti scrivono cagate, ecco che vi adattate alle cagate, soprattutto se hanno successo.
io penso invece che se anche non troviamo buoni esempi in questo presente pietoso, dobbiamo cercarli nel passato, e iniziare a fare per primi quello che vorremmo facessero tutti. 
qui il mio ultimo libro.

tutti hanno il diritto di piangere

sapete qual è il bello della fede? che libera l’uomo, misero, piccolo, pusillanime, dalla responsabilità di giudicare gli altri. perché è questo che facciamo ogni giorno, no?, nel vano tentativo di innalzare noi stessi. per me, invece, funziona che sono i “casi della vita”, i “colpi di fortuna” o gli eventi “accidentali” a prendersi la briga di determinare il peso, positivo o negativo, delle azioni altrui. spesso mi sono trovata a pregare affinché il dolore che qualcuno mi aveva causato pesasse meno sul conto finale.

non ho strumenti per misurare il pensiero che c’è dietro l’azione malvagia di qualcuno, e che sia buona fa lo stesso, non m’interessa nemmeno, mi ferisce e basta sapere che un’amica ha agito in malafede nei miei confronti, che si è scopata mio marito o mi ha rubato un’idea, o che la persona che mi ha fatto perdere tempo, illudendomi, lo ha fatto per fregarmi appena pochi soldi.

sono nata con il marchio della meraviglia sulla fronte e ho il brutto vizio di credere in qualunque cosa mi si dica. la fiducia che ripongo nel mio prossimo non ha limiti, nonostante i fallimenti, troppi, le violenze, i tradimenti che ancora bruciano, le botte, fortissime, anche sulla testa, e che mi hanno fatto nascere alla mia terza esistenza ma non mi hanno ancora insegnato che gli altri non sono io.

beati voi che perdete le vostre giornate a sindacare sull’etica altrui e a lavorare di photoshop per creare foto fake di ragazze in bikini che pregano per le vittime del terremoto, non avessimo abbastanza orrori, non avessimo disinteresse a sufficienza per la sorte altrui.

eppure vorrei tornare lì

ai giorni in bianco e nero dell’infanzia, seppure di piombo meno apertamente corrotti. felice di non possedere un cellulare, di avere soltanto due canali televisivi frequentati da grandi personaggi, attori e cantanti. ho voglia di cineforum e infiniti pomeriggi di baci al buio di lunghe retrospettive, del morettiano dibattito che ci aspettava dopo, che costringeva a parlare in pubblico, ad accettare critiche, a scontrarci e a farci notare da quello, il solito, quello lì, il più bello, politicamente impegnato e super intelligente.

voglio la mancanza di scelta ai grandi magazzini, i maglioncini di filanca in soli tre colori, bianchi, blu e neri. i calzettoni di cotone che dopo un lavaggio diventavano duri e dopo tre si allentavano arenandosi per sempre alla caviglia e sulle scarpe occhio di bue. voglio i giocattoli tossici e quelli che mi costruivo da sola, fionde e cerbottane, spaventose bambole di carta pesta. rivoglio le fiabe sonore, i pranzi domenicali affollati di nonni e cugini per domandare il permesso di alzarmi da tavola, dare il bacio della buona notte a mio padre, prendere lezioni di buona educazione dalle nonne, parlare delle virtù di una buona moglie. sapere che non mi serviranno a niente.
oggi mi andrebbe bene anche una politica mafiosa, ma un tenore di vita più decente, più rispettabilità e onore, più civiltà e decoro.
un po’ di etica, quella che difende il valore collettivo.