sono la nuova direttrice editoriale…

…ecco, e adesso che ho attratto la vostra attenzione manco avessi scritto “guardate le mie grandi tette”,  vi racconto una storia che soltanto in questi tempi social può accadere.

blogger senza nome, che si firma con sole iniziali, autrice di un solo romanzo pubblicato in crowfounding (che poi qualcuno mi spiegherà come si possano dar via in prevendita, oggi, 200 copie di un esordiente) scrive su post sponsorizzato che una GROSSA casa editrice l’avrebbe assunta come direttrice editoriale e incaricata della ricerca di esordienti che abbiano ottimi testi. conditio sine qua non, perché i manoscritti finiscano sulla scrivania del GROSS direttore editoriale, che i testi siano perfettamente corretti.

e gli imbecilli ci cascano e si taggano a vicenda. comunque vi do 7 buoni motivi per non crederci.

  1. per diventare direttore editoriale di una GROSSA casa editrice devi almeno aver pubblicato per quella GROSSA casa editrice.
  2. magari avere nome e un cognome
  3. possibilmente avere una scrittura originale
  4.  magari aver venduto millemila copie
  5. le GROSSE case editrici affogano nei manoscritti, spesso anche buoni
  6. le GROSSE case editrici si servono delle agenzie
  7. le GROSSE case editrici, gruppo GEMS, usano altri espedienti, e seri, per trovare nuovi autori, per esempio, il concorso IO scrittore.

 

qui il mio sito

qui il mio nuovo romanzo IO e il Minotauro

 

con molta cura

mi stanno sul culo gli addetti ai lavori che dileggiano pubblicamente autori esordienti, o chiunque ci provi (e per loro il mio splendido culo sarà sempre un posto sin troppo privilegiato).
digitando episodi a mio avviso anche inventati o ingigantiti, i Guru delle storie di successo pensano di essere divertenti e di farsi pubblicità.
bene, io non li pagherei per leggere un mio manoscritto nemmeno fossero gli unici editor sul mercato, sul pianeta. lo penso da quando lavoravo in Luiss come assistente al corso di Editoria e scrittura creativa e vedevo gli arrogantelli mettere su l’agenzia di servizi e un’aria spocchiosa da “addetti ai lavori” che li avrei presi a calci per tutto Corso Trieste.

comunque so che anche loro ci tengono a starmi alla larga. un anziano editor scrittore mai conosciuto di persona dice in giro che sono una rompicoglioni. chi cerca la perfezione è rompicoglioni per forza. un giorno chiamai una di queste agenzie di cui mi avevano detto peste e corna: che si fa pagare e non invia le schede editoriali, che non fa fattura. il tizio che conosco da anni mi rispose: fai in fretta che non ho tempo da perdere.

parafrasando un grande dell’editoria da poco scomparso, Severino Cesari, dico che ci vuole molta cura per chiunque. ci vuole impegno ad aiutare qualcuno a capire i propri limiti. si richiede delicatezza, tatto. la capacità maieutica di tirare fuori il meglio e scartare il peggio. ma per fortuna, contrariamente a quanto loro pensano, gli autori (pessimi o geniali che siano ma umani sempre), sanno con chi hanno a che fare.

(p.s. se ti riconosci in quanto scritto, sappi che la voce che sei un lestofante e un bandito è arrivata anche all’ultimo tra gli esordienti).

qui Conversazioni sentimentali in Metropolitana

qui Pioggia Dorata

 

effetto Giordano

si chiama così ma poi passa. è la sindrome “da botto” detta anche effetto “numeri primi”. contagia gli scrittori che credono di essere indispensabili alla letteratura, certi che nessuno abbia avuto un’idea così geniale e un plot tanto incredibile, e che non è il caso, né la fortuna o il culo, a farci finire sulla scrivania di quel figaccione di Roberto Santachiara, per esempio, che io ho avuto il piacere di seguire per un anno (non per strada no), di cui possiedo il numero di telefono ma che non ho mai chiamato, conoscendo già il suo tono da “non mi ricordo di lei”.

è il caso, invece. non di chiamarlo, no, ma a farci finire su certe scrivanie.

sì, certo, è ovvio che un personaggio come la d’Aloja non ha faticato granché ad arrivare a Mondadori, ma è una vita che prova senza successo a entrare nel novero degli “artisti”facendo la fidanzata di qualcuno; è anche una questione di salotti buoni e di letto, questo si sa, questo ciò che raccontano le cronache di oggi e di ieri e basterebbe leggere un po’ di più per saperlo.
ma non è soltanto così. esistono plotoni di professori di liceo sconosciuti e un po’ grigi che sono arrivati al successo per caso, magari dopo essere stati cestinati del comitato di lettura.

è da imbecilli scrivere per il successo, e basta.
io sono stata male per due anni, livorosa e frustrata, male da ammalarmi di malattie autoimmuni, mi sono disperata finché ho capito che non è soltanto una questione di talento ma che il mercato detta regole entro cui io almeno oggi non rientro, ma magari domani sì; ho smesso di piangere quando ho visto trilogie erotiche finire nell’oblio nonostante il glamour dell’autrice e il nome dell’editore, e lo so che non sta bene gioire degli insuccessi altrui;
ho sofferto finché sconosciuti hanno cominciato a leggermi e incoraggiarmi, finché ho capito che per diventare ricco devi essere Stephen King, finché ho iniziato ad amare la scrittura in sé, e ho capito che non basta l’idea dell’immortalità a farmi superare la paura della morte.

parole parole parole

bella la pubblicità del dizionario Treccani, sicuramente inutile.
in Italia non serve combattere l’ignoranza con la gentilezza, ma la presunzione e con la forza.
c’è chi ha pubblicato un solo racconto, pagando, e rilascia interviste su come fare il mestiere di scrittore.
io prima di dirmi “attrice” sono entrata alla Silvio d’Amico, e mi metto a ridere se qualcuno mi definisce “scrittrice”, perché nonostante qualche buona recensione e pubblicazione mi sento l’ultima ruota del carro, sicuramente indegna di questo nome.
ho rispetto per la letteratura. ho molto da imparare.

non voglio ricordare l’ultima lite con la signora che difendeva la poetica di Cannova, il launeddaro poeta che avrà più facilità di me nel trovare un agente letterario, e vendere.
ma il giovane narratore sa per certo, a meno di pubblicare per una casa editrice a pagamento o a proprio nome, che il mondo dell’editoria è difficile da conoscere. io ci ho impiegato sette anni a stanare, tra centinaia di millantatori, un consulente editoriale vero.

e come mi succede dopo ogni pubblicazione, nella posta mi arriva l’email accorata della Submissive sedicenne che mi scambia per una Domina e chiede di farsi frustare, come dello scrittore che domanda la valutazione gratuita di testi.
togliendo gli amici, che sono amici, gratis non esiste. e si ringrazia anche se vi si risponde di no, che non si danno consulenze gratuite.

e lo dico con affetto e sentendomi anzianissima: la maleducazione di alcuni è veramente strabiliante. ma poiché sono una vecchia zia generosa, voglio darvi qualche regola “social” per evitare figuracce con scrittori importanti e burberi, anche se,  qualche vaffanculo che vi faccia arrossire fino alle orecchie non vi farebbe male, cafoncelli in cerca di successo facile che non siete altro.

1) se volete domandare consulenze gratis, gratificate lo scrittore leggendo almeno uno dei suoi romanzi. anche per capire se sa scrivere.

2) prima, interloquite con lui, e mettetegli qualche like ipocrita sulla bacheca.

3) informatevi se il tizio fa anche consulenze editoriali. e domandategli quanto vuole, magari, se si tratta di un racconto, ve lo legge gratis.

4) correggete il materiale. mettete gli accenti sui “sì” affermativi. impaginatelo per bene.

5) non presentate materiale troppo corposo, a meno che non abbiate già effettuato il bonifico.

6) se inviate il link al vostro blog, badate almeno che lo sfondo non sia rosso, e il testo, comic sans corpo 7.

(ah, scrivo minuscolo per vezzo, i refusi scappano a chiunque e dei buoni consigli si fa tesoro)

venditori di fumo. pessimo.

insomma si stanno dando da fare proprio tutti a fotterci quattrini. ma è normale vista la domanda.
le nuove case editrici nascono infatti tutte sotto la bandiera dell’ambiguità.
si paga, non si paga, forse sì ma sticazzi voglio pubblicare lo stesso.

l’impegno a fotterti è notevole e l’approccio, il modo cafone di accogliere l’esordiente (tu non vali un cazzo e devi anche saperlo) è sempre uguale, quello che contraddistingue l’editoria, ambito dove l’aspirante suicida trova ottime ragioni, indifferenza, mancanza di curiosità e rispetto, per imparare rapidamente a fare un nodo resistente al cappio.

case editrici che nascono come funghi, con cataloghi di merda, dirette da gente con curriculum ridicoli, che mi guardano severe dalla foto del sito, atteggiate a professioniste integerrime, la faccia che serve: eleganza, capello grigio bianco e fluente, collana di perle, occhio inespressivo.
donne per lo più, forti, determinate, dall’espressione acidula e un po’ schifata di chi da anni conduce inutili battaglie contro la “d” eufonica. e la fantasia altrui.
redattori del tutto sconosciuti con liste di pubblicazioni sconosciute in case editrici sconosciute e con espressione benevola: e toglietevi la penna dalle dita per favore che non ci crede nessuno correggiate ancora su carta.

il sito pieno di “alt”, “chi va là” e “sei un coglione”.
nessun modo per contattarli se non il form per inviare il manoscritto.
nessun modo per mandarli almeno a fare in culo: intanto, se rispetti certe regole mandaci il manoscritto, se pagherai o meno lo decideranno gli esperti.
alcuni editori veramente infami hanno trovato l’espediente del “COMPRAMI CHE TI LEGGO”, devo acquistare un loro libro, è importante conoscere i loro capolavori, e inviare il mio manoscritto assieme al cedolino di pagamento: IN CASO CONTRARIO IL MANOSCRITTO SARA’ CESTINATO.
anche qui, purtroppo, nessun indirizzo email per poterli insultare.
fate il favore, pubblicatevi da soli, non date soldi a questa gentaglia. voi, esordienti, io, disperata, siamo la loro ricchezza, non un fastidio come vogliono farci credere.
AUTOPUBBLICATEVI, piuttosto ma non fate sopravvivere questi squali.

Foste anche Orwell, non ve lo direbbero mai se anche lo scoprissero.