e i soldi non bastano mai

e certo, Lapo, se ogni volta che vai a puttane (scusate se le chiamo familiarmente così ma so che loro preferiscono, almeno la mia amica Marité, anche perché non avendo Previdenza sociale, o diritto alla pensione, o il nido per i figli, tutta questa dignità è soltanto a parole), quindi… se ogni vota che vai a puttane devi inscenare un rapimento, cosa avrebbe dovuto fare mia zia Lina quando il marito braccino corto le negava perfino l’extra sul mensile di dicembre?
e, in effetti, ho sempre sospettato che zia Lina alzasse denaro altrimenti, come alla fine conviene sempre, almeno per come la vedo io e per ciò che lei portava in tavola per le feste.

mi ricordi tanto Peter H., caro Lapo, anche fisicamente. un milionario dislessico (lo specifico perché tra i più ricchi citati in quegli anni da Forbes, ma che non aveva mai letto neppure il proprio estratto di nascita) che viveva in affitto in una villa su tre piani ai Parioli, sposato ovviamente a un’altra milionaria, e che andava a spendere molto del mensile che gli passava la famiglia, dell’argent de poche come diceva lui, (perché i ricchi ricchi non gestiscono mai i propri conti), per distruggere un paio di Volvo facendo gare tra i fiordi norvegesi e farsi qualche ragazzone con le tette in Costa Azzurra.
niente di più. con somma invidia del mio ex sovente ammesso al desco.
eravamo in società, e guarda caso i brainstorming più importanti si svolgevano tutti al Negresco, dove io non ero ammessa pur responsabile della comunicazione ancora non stipendiata.

comunque, a spendere 10mila verdoni non ci vuole tanto. ha ragione il mio amico Francesco e ne conviene anche Marité; non siamo sulla Salaria ma a N.Y., per due giorni di fila e rifornimento di cocco.
e hai ragione anche tu, caro Lapo, è complicato arrivare a fine mese. altroché mensa del bambino, altroché farmaci anticancro.
e qualcosa bisogna pur inventarsela.
sei messo peggio della zia Lina, che vendette l’argenteria per aiutare sua figlia a iscriversi all’Università.

a me di aiutare i ricchi a disintossicarsi non me ne frega niente. Lapo non ha bisogno della mia compassione o del mio aiuto, Richard Benson sì, che lancia messaggi disperati da giorni e nessuno spende una parola su di lui.

al Referendum preferisco la lingerie

dunque chiamo la mia amica Marité che di certe cose è Maestra.

«buongiorno Marité e buon sabato».

lei mi risponde assonnata ma già in sé.
il sabato è giornata di visite, Marité fa il giro delle Case per anziani dove soggiornano i suoi soli e autentici amici, che tra Parkinson e demenza senile son tutti ricoverati, e lo so che bisognerebbe parlare soltanto di cose belle e poco plausibili, e raccontare storie di divorziste di successo e di amori incredibili, ma le mie storie le vado a pescare tra gli angeli, e gli angeli si sa, non frequentano quartieri alti sebbene siano spesso rifiniti d’oro, o soggiornino su tele dal valore inestimabile.

«la mia amica Diletta sostiene che l’uomo che ci vuole eccessivamente vestite a letto, con calze, reggicalze, bustini contenitivi, reggiseni pieni di pizzi, che insomma ci sogna tipo ballerina di lap dance, voglia perdere tempo più che utilizzarlo dandosi da fare sopra o sotto di noi, se non altro accanto, e che sia quindi poco propenso all’atto sessuale in sé preferendo di gran lunga parlarne, soffermarsi sulla questione estetica piuttosto che sulla carne, che ha bisogno di un trattamento diverso dalla parola… ».

non so se ha capito il mio giro di parole per dire che sei frocio se pretendi che metta su il teatrino del Crazy Horse ogni volta che devo sedurti, e che meno mi vuoi artefatta e vestita da sogno erotico adolescenziale più sei maschio.
Maria Teresa si raschia la gola, poi, sorseggiando il suo caffè americano dice:

«una volta avevo per cliente un manager Toyota. operava tra i diversi stabilimenti viaggiando su un jet privato e mi voleva sempre vestita come una bomboniera e che mi fingessi inanimata come una bambola gonfiabile, e come tale mi usava. ecco, sì, a lui piaceva proprio questo, la sensazione di potermi usare».

non so se dirle che mi dispiace e che sono rammaricata per lei. sono convinta sia rispettabilissimo il desiderio di usare ed essere usati, purché all’interno di un gioco. anzi, ci sono uomini e donne che pagano cifre d’oro per fingersi morti, mettersi in una bara e farsi piangere da un gruppo di escort.

«ma non credo ci siano regole fisse». Marité assai convinta.
«c’è chi vuole scartare un regalo con calma, e che del pacco conserva perfino la carta dopo averla diligentemente ripiegata, e chi dall’impazienza strappa tutto. c’è chi chiede tempo, e chi consuma in fretta.
c’è soltanto una regola, Elena, che va rispettata, cioè che la biancheria che ti propongono d’indossare non sia scadente e che la paghino loro».

sesso on line con donne uccise

se formi il numero che appare sotto la foto e chiedi di parlare con una delle ragazze, ti risponde un operatore del Mouvemant du Nid , che da settant’anni lavora in difesa delle prostitute, e  ti racconta come la escort che hai scelto sia morta; se invece clikki sulla sua foto ti compare la sua faccia tumefatta. ma non è un telefilm né una montatura, si tratta del sito dal titolo allusivo Girl of Paradise, l’indirizzo cercatelo voi stessi se ci tenete, pensato dal Movimento per indurre i clienti a non sfruttare la prostituzione.

fermare la prostituzione!, il mestiere più antico del mondo!, diranno i maschiacci presenti, allevati a suon di informazioni sbagliate e frasi fatte. infatti, qualcuno, sentendo dall’operatore che la Escort Marie era morta, ha elegantemente chiesto un’altra ragazza, come se morire fosse un rischio del suo mestiere, o la sua voglia di farselo venire duro superasse ogni principio di pietà. alcuni hanno riagganciato, altri ancora hanno domandato agli operatori del Mouvement di Nid maggiori chiarimenti.

la presentazione è quella di un sito di incontri con Escort come tutti gli altri, diviso in categorie: domina, escort VIP, trans, la differenza è che se clikki su Live chat ti appare in poche righe la storia di Inès, 19 anni, o quella di Monica, 30 anni o di Julia, 26. sul video del Mouvemant du Nid  si dice chiaramente: lavorare nella prostituzione oggi significa avere a che fare con la violenza, e i clienti sono complici di questa violenza così abbiamo voluto evidenziare le conseguenze del loro atto. 

la vera particolarità di questa azione di consapevolezza, è che il cliente inizia a chattare regolarmente, è soltanto dopo un po’ che l’operatore gli svela la verità: Inès è stata trovata morta accoltellata nell’appartamento dove riceveva i suoi clienti, stasera tu e la tua compagana dovrete fare a meno dei sui servizi. Con circa 600 contatti solo la prima settimana, il sito Girls of Paradise sta cambiando la percezione dei clienti, risvegliando il senso morale dei francesi: il 6 aprile 2016 il Parlamento francese approva la legge che penalizza i clienti delle prostitute. 

se deciderà d’intraprendere la stessa azione civile, spero che il nostro Governo non affidi l’iniziativa alla Ministra Beatrice Lorenzin, rischiando così di vanificare anche il lavoro dei cugini francesi.

olgettine

a ogni domanda cui fanno finta di pensare e cui rispondono sempre con flebili “non ricordo signor giudice”, seguono balbettii imbarazzanti, colpi di tosse che precedono domande più incalzanti. fa impressione vederle in un’aula di tribunale, la corte disposta davanti a loro, indifese e sole, spogliate di quell’aura che le circondava nei TG, quando le vedevamo entrare e uscire dai tribunali -capelli appena fatti e unghie posticce- per i processi uno, bis e ter. chissà in quanti pensarono alla fatica di guadagnare mille euro altrimenti, in quante di lanciarsi in un mestiere più redditizio.

mille euro in tre, disse Tarantini. d’altra parte è soltanto una cena. e se non fosse stata una cena immagino cosa sarebbe accaduto. di amanti vecchi e impotenti ne ho avuti alcuni. e se avessi 20 anni, per come va il mondo, ne cercherei altri. guardano, toccano, sbavano, infilano le dita dove possono. fa un po’ pena vederli rantolare tra il desiderio inappagato e l’orgoglio ferito di chi proprio non riesce. poi quando tirano sul prezzo gli salteresti al collo.

cazzarola. mille euro in tre. capisco che è una cena ma tu sei il pappone di Berlusconi, no? che pena: la chiamata prima, la valutazione della merce poi, le indicazioni sul dove, sul perché e sul come.

mi fanno tenerezza, ho voglia di piangere nonostante si arrampichino sugli specchi per difenderlo o forse proprio per questo. mi domando se sanno oppure no, cosa pensano e se. “Ho parlato male”, dice una e così ripete in continuazione. “E che vuol dire?”, domanda incalzante il giudice, “che vuol dire: ho parlato male”.

immagino a quella manna dal cielo. a tutto quel ben di dio di da fare di quegli anni, tra la Sardegna e Roma in automobili di lusso. Mille euro in tre per una cena, un po’ di palpatine, una farfallina finta in regalo dal Presidente in persona, e se proprio c’era la necessità un dopocena tutto gridolini e risatine.

perché lui le voleva allegre.

provincia

ci sono alcune cose che detesto della mia Bari, terra di direttori editoriali, scrittori di polizieschi, escort, velisti e cozze pelose.
per esempio la mania di star dietro a ogni moda, come allevare cani e fare running, ma non badare a raccogliere la merda lasciata del proprio cane dalla pista ciclabile dove tra un po’ correremo.
parlar male sempre e comunque di concittadini che hanno fatto successo e di quelli che mai ne faranno.
chiamare “noir” tutti i romanzi in cui ci sia un morto, perché fa figo, ignorando così l’esistenza di polizieschi e thriller.
pensare che siano gli altri a intralciare il loro cammino artistico senza lasciarsi mai prendere dal dubbio che siano loro a intralciare il nostro.