la fotografia del paese

ciò che mi lascia perplessa degli intellettuali moderni è l’incapacità di vedere dove si trovano.
siamo in un Paese del mediterraneo pieno di corpi emersi che non sono isole ma vittime della guerra, nella terra degli evasori fiscali e dei graziati come Gianna Nannini e Valentino Rossi, e noi, disoccupati e pezzenti, riceviamo a giugno copiose di minaccia da Equitalia che non onoreremo mai.
io, almeno, non possiedo neppure una bicicletta.
la borghesia l’avete fatta fuori, rilanciando invece bancari ladri e cafoni con il cabinato a motore.

siamo un Paese in cui si parla per lo più dialetto e l’analfabetismo è dilagante quanto l’arroganza di chi si siede dalla parte sbagliata, dove in definitiva anche chi scrive parla dialetto, e in cui si sbagliano anche gli hashtag.
e anziché discutere di come risollevare la sintassi elementare del popolo, attaccando magari le riforme della scuola, o proponendo in RAI programmi educativi del genere “non è mai troppo tardi”, qui si fa finta di niente ci si litiga la stampa delle 70/80mila copie (questi sarebbero i numeri ma secondo me son gonfiati) che la magica fascetta dello Strega farebbe vendere.
minchia, 70mila lettori di Albinati?
ma se 70mila non hanno nemmeno letto I promessi sposi?

e quando vedo la gente vera capisco perché il voto politico è per lo più una scelta di disperazione, perché i critici popolari di Anobii s’infastidiscono per le citazioni, perché quello stronzo di D’Alema sta ancora in TV, perché il populismo sarà la nostra tomba.
un Paese cresce solo con la cultura.
l’Europa andava costruita con la cultura.
e invece.

la mantenuta

la verità è che ieri su twitter un cretino mi ha insultata ben due volte.

si tratta di un impiegato italiano, così ha dichiarato, che pagando le tasse alla fonte vuole vendicarsi di tutti gli altri. così fa domande impertinenti manco fossi sua sorella.

la prima carica di insulti è arrivata quando mi ha dato dell’evadirice (giuro che si scrive così, siam penalizzate anche nei nomi) e poi, quando gli ho detto che non evadevo perché disoccupata, ma volevo comunque levassero di mezzo Equitalia, mi ha dato della mantenuta. quando gli ho fatto presente che erano forse fatti miei come campavo, come ogni donna che, obtorto collo e grazie anche a una società maschilista, è costretta a farsi mantenere, lo sciocco ha smesso di provocare e nemmeno mi ha domandato scusa.

in questo, twitter è proprio come la vita. quando uno pesta la merda dà la colpa della puzza agli altri. dunque si ragiona così: se io cittadina trovo che Equitalia sia a tutti gli effetti una società di strozzini e un’associazione per delinquere, sono una evadirice. perché se non evadessi non avrei alcuna ragione per lottare contro un’ingiustizia. tipico dell’italiano medio coltivare il proprio orto e guardare quello del vicino soltanto per invidiarne i frutti.

è perciò che non andiamo da nessuna parte. è perciò che il ’68 è stato un fenomeno di moda. un po’ come essere comunisti con il culo degli altri.

Radici

IL distacco è un concetto che in occidente si pratica poco. Soprattutto negli ultimi anni in cui lo status sociale vi ossessiona, in cui comprare casa è diventato un obbligo e vi siete dati in garanzia anche i vostri genitori pur di avere la concessione dalla banca.

Io la casa di proprietà non la voglio. Non la voglio per non dover mai più ringraziare un colletto bianco per avermi condannato a morte, perché le case che ho avuto, fatto salvo per quella della mia infanzia, mi hanno sempre portato sfortuna, quasi fossi un’eletta alla transitorietà. Come l’attico in via leonina che ha visto fallire azienda, matrimonio e amicizie.

Comprare una casa perché?

Per i figli che non ho?

Per essere costretta a vivere per sempre in un posto che magari non mi piacerà più?

Dove son venuti ad abitare vicini chiassosi?

Dove con l’età la scala si è fatta troppo ripida?

Per illudermi di avere ancora tanto tempo davanti per potermela godere?

Ho sempre vissuto in una casa mia. Da bambina ero l’eccezione e la grande villa in cui vivevo bella da fare invidia. E l’invidia, si sa, se ti capita te la devi tenere, come la casa che hai comprato.

L’idea del cambiamento è già di per sé un atto di rinascita. Almeno se credi che nulla nasce e nulla muore ma tutto si trasforma. Almeno se sai che “vivere l’attimo” vuol dire rinunciare per sempre al futuro. Seppure immaginato.

E poi non si comprano case se si vive in un Paese che ha una pressione fiscale del genere.

Non se sai quanto aumenteranno i tassi d’interesse.

Non se navighi a vista.

Ladri

Mi piacciono i ladri veri, quelli alla Arsenio Lupin, che ti siedi al tavolo di un lussuoso ristorante e ti alzi senza più fede né portafogli, e non perché il ristorante sia troppo caro ma perché qualcuno ti ha fatto un rapido saluto. Insomma, amo le bande degli onesti. E ce ne sono pochi oramai. L’abitudine a urlare e farsi notare ha contaminato anche i topi d’albergo professionisti e i taccheggiatori. Era il 2006 quando un gruppo di malviventi tentò di rapinare la gioielleria BVLGARI sfondando la vetrina con un carro attrezzi, in questi giorni, con una mazza da muratore, hanno sfondato la vetrina di Gianni, il fratello BVLGARI di via Margutta per un bottino di centomila euro.

I furti aumentano, grazie a dio non soltanto i suicidi anche se vista la situazione, dovremmo far aumentare anche i pestaggi, le rivolte, i cortei. Mi dispiace per l’anziano che non ha truffato il “compro oro” della sua città. Chissà quanto si era preparato per quel piccolo colpo, un colpo da ottocento euro che gli sarebbero serviti magari da dare al nipote un po di soldi per partire o per pagare l’affitto. Lo aveva ben bagnato nell’oro il bracciale, poi qualcuno l’ha passato casualmente vicino a una calamita e il vecchietto elegante con panama e bastone è stato scoperto. Immagino il batticuore, immagino la sua vergogna. Ho pianto nel sentire del ragazzo beccato dopo una visita in banca che gli avrebbe fruttato un bottino di diecimila euro. Ha domandato scusa, ha dichiarato di essere al capolinea, e io ci credo. Ha rischiato la vita per un bottino da fame, sì, magro, paragonato agli interessi del 110% di quell’associazione a delinquere che è Equitalia. E comunque lo sappiamo, e non è antipolitica, è senso di osservazione: le facce da ladro non le trovi più  in via Inselci, stanno tutte più in là, a metà di via del Corso.

Da cittadina mi faccio una domanda a proposito dei grandi capitali che ancora il Governo non si decide a tassare: ma Nicola, sempre BVLGARI, ha poi pagato le tasse per le quali gli hanno ipotecato mezzo patrimonio, o si è messo d’accordo con Befera per un saldo e stralcio?

Forse Robin Hood ci potrà salvare.

E’ di questi giorni la notizia di una ripresa degli ordini da parte delle aziende, ordini di materie prime, immagino, aperture di contratti, credo. Naturalmente la disoccupazione no, quella non è in ripresa dice il giornalista.Ed è anche ovvio. Tra Alitalia e l’Unità non so in quanti si ritroveranno nella mia condizione, a quarant’anni e a fare appello agli inutili servizi degli uffici di collocamento della Provincia di Roma.
Basterebbe comunque, prima di fare un servizio di approfondimento così superficiale, ragionare un attimo, prendere i dati sulle chiusure per fallimento degli ultimi cinque anni e fare un calcolo rapido. Elementare, direi. E forse nemmeno c’è bisogno di prendere in esame alcun dato.
Non c’è nessuna ripresa del settore manifatturiero come urlato ai quattro venti in questi giorni. C’è soltanto che, come è ovvio, le aziende sopravvissute al fallimento stanno beneficiando del fallimento dei loro competitor suicidi. Troppi, tanti, ignorati.

La colpa non è certamente degli imprenditori che ce l’hanno fatta. Ma non scambiate pan per focaccia. Non date speranze laddove non ce ne sono. Non c’è nessuna ripresa. La stretta della pressione fiscale e lo strozzinaggio di Equitalia faranno del nostro un Paese del terzo mondo. Pare che a Settembre ci sarà il rialzo dei tassi d’interesse… noi lo sappiamo, ed è per questo che abbiamo chiamato Robin Hood.