pop corn

qualche giorno fa affermavo quanto l’atteggiamento di Renzi fosse deplorevole, e lo penso ancor oggi: un ex Presidente del Consiglio, e Senatore, deve rispettare anche la forma, e questa è d’obbligo quando ricopri certe cariche e prendi certi stupendi e sei lì come rappresentante del tuo elettorato. ma Renzi è quello che è: non ha ascoltato la base, gli elettori che gli chiedevano il rispetto verso i risparmiatori, la difesa dei pensionati, del lavoro, delle famiglie strozzate dagli interessi di Equitalia, di certi articoli della Costituzione che non andavano cambiati.

non si può accettare di farsi governare da gente che non è nemmeno in grado di dire parola su una strage terrificante come quella di ieri a Gerusalemme, che probabilmente neppure sa dove si trovi Gerusalemme, che parla di galera per gli evasori quando le galere sono al collasso, di respingimenti degli immigrati, di provvedimenti che non si conciliano tra loro, che sottopongono un “contratto di Governo” anziché un “Programma”: il programma puoi cambiarlo, un contratto no, un programma puoi rimetterlo in discussione, un contratto no.

non si tratta di volere il male del Paese, come commenta una tizia che mi dicono abbia militato ovunque le promettessero poltrone, si tratta di una flebile speranza, che il Paese si risvegli, che capisca quanto sia folle far governare l’Italia alla Casaleggio SpA e alla Lega, che in quanto a furti e ruberie non sta meglio del PD e in più è xenofoba.

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Teresa e le Banche

«quindi sei andata in Banca a domandare uno scoperto?».
«sì, ovvio, così pago quegli usurai di Equitalia senza interessi, aderendo al condono fatto con il culo dal Governo Renzi, e poi restituisco piccole rate agli usurai delle banche. certo… -, dice la mia amica come ragionando tra sé, -le banche non sono mica Istituti di beneficenza, sono aziende, SpA che concedono enormi scoperti soprattutto agli amici».
sento qualcuno lamentarsi, un “huuummm” sospetto e soffocato.

«ne ho uno qui, un bancario, amica mia, proprio sotto di me… », e Marité mugola qualcosa di osceno, «è il mio Direttore che viene a farsi frustare qui ogni mattina, prima di andare in filiale, o in pausa pranzo. dipende dai prestiti che deve rifiutare… se a padri di famiglia, a pensionati che vogliono aiutare i figlioli alle prese con il fisco, o a troie come me… ».
«huuummm… », si lamenta ancora il cliente di Maria Teresa, la mia amica che con tre lauree fa marchette per fare la spesa.

«devi confessarti una cosa, Elena», non mi chiama mai per nome, quasi avesse paura di mettermi nei guai, che qualcuno possa intercettare le nostre chiacchiere mattutine, «sai, una volta ebbi una concessione di scoperto dalla banca Antonveneta, la filiale in via del Corso», scuoto la testa, e pur stando a Roma lei sembra vedermi dal suo attico ai Navigli e interviene, «sì, giuro, sono anche io causa dello sfacelo italico-, sospira, – mi concesse trentamila euro in cambio di tremila euro cash che dovetti passare al direttore sotto la scrivania, nel suo ufficio al piano rialzato».

non so cosa dire. so di queste pratiche messe in atto giusto giusto le ultime settimane prima della fusione, di prestiti concessi a chiunque in cambio di mazzette sottobanco, ma che la mia eroina rivoluzionaria e i suoi angeli in perizoma siano concausa del tracollo di MPS, mi fa una strana impressione. pensavo che Marité avesse poco a che vedere con le Banche, e invece scopro che è stata perfino imprenditrice, per un breve periodo della propria combattiva esistenza.

«ma lo sai-, mi fa liberando il cliente dalle corde, –lo scoperto bancario è come la sodomia, un piacere lancinante seguito da un prolungato fastidio».
la lascio ai suoi affari inviandole un bacio. almeno lei ha la soddisfazione di prenderla a scudisciate certa gente.

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vietate le sculacciate, soltanto sui bambini.

«ieri a leggere la notizia mi stavo sentendo male. pensa se vietassero anche qui lo spanking, come in Inghilterra, nei film porno, pissing e face sitting …».
«lo sai che se dici “spanking”, o “pissing” nessuno ti capisce qui in Italia?».
Marité ride: «pensa che perfino alla Farnesina c’è gente stipendiata che parla soltanto romanesco, non mi meraviglia che ci siano in giro tante troie che non sanno ciò che fanno».
«e poi, senti che suono… SPANKING!, e ti pare di sentire il colpo sulle chiappe!» dico io, battendomi la mano aperta sulla coscia.
«huuummm… », facciamo in coro.

ridiamo, sebbene ci venga un po’ da piangere.
«per pagare la prima rata di Equitalia ho dovuto alzare tutte le tariffe», mi fa Marité rabbuiandosi.
nessuna delle due parla più.
immagino i suoi vecchi clienti che contrattano, su da lei ai navigli, per quei tre euro in più su ogni prestazione che sul rapporto completo pesano eccome, come quando vai a comprare indumenti sportivi in un ipermercato, e alla fine esci con due bustone e un conto ben più salato di quanto avevi previsto, perché più è basso il costo più sei invogliato a comprare.

così, Maria Teresa, la mia amica che con tre lauree fa marchette per fare la spesa, sospirando mi racconta le sue ultime scoperte su Equitalia: «e quindi son stata dl commercialista… e poi dall’avvocato, e ho saputo che sebbene la legge sostenga l’incostituzionalità di richiedere più del 20% dell’introito mensile del contribuente, loro se ne fottono».
«cioè?», dico io allargando gli occhi per la sorpresa.
«cioè ti chiedono il foglio ISEE ma alla fine la rata deve essere dell’importo che dicono loro… sebbene fuori legge, anche se non sai come fare a pagare».
«e nessuno li arresta?».
«no».
«e non si può fare niente?».
«no».

provo a dire ancora qualcosa ma nessun improperio mi pare abbastanza incivile e incisivo. viviamo in un Paese in cui le leggi sono palesemente eluse da SpA che fanno le veci di Enti pubblici e nessuno reagisce.
restiamo tutti con il culo all’aria a farcele dare di santa ragione, ma senza neppure il piacere di prenderle.

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Maria Teresa e i dottori commercialisti

«quindi hai trovato un buon Professionista?».
Maria Teresa tira un lungo sospiro: «gli unici professionisti che puoi giudicare al primo appuntamento sono i parrucchieri e le puttane, con gli altri hai bisogno di tutti Santi in Paradiso, che siano avvocati o esperti di fisco».
«quindi com’è andata?».
«è andata che hanno trovato l’unica cartella esattoriale non pagata dell’unico anno in cui ho lavorato, e che bisognerà  trattare, visti gli interessi che in anni si sono accumulati».
sento mugolii e sospiri: «ti chiamo più tardi Marité?», e immagino il cliente sotto le sue mani.

«no, tranquilla, sto esaminando il video dimostrativo che mi ha inviato un’allieva».
«hai allieve?».
«pensi ci sia un gran futuro qui in Italia?, o che i vecchi vecchi mestieri saranno la nostra sola fonte di guadagno?, una volta presi tutti i Premier, e politici, e corrotti in circolazione, noi ragazze laureate possiamo sperare nella manovalanza in Stazione per sopravvivere, o nel matrimonio».

i suoi angeli in tacchi a spillo svolazzano per la sua casa ai navigli e bisbigliano possibili soluzioni: psss… psss… psss…
«che poi non capisco perché, se la LEGGE impone che una rata di Equitalia non possa superare il 20% del reddito complessivo del debitore, o il quinto di uno stipendio che io non ho, ci si debba invece affidare a un terzo, il Dottore Commercialista, e genuflettere davanti all’agente di riscossione per domandare la Grazia… ».
rifletto anch’io, a rigor di logica ha ragione Marité.
«ho la sensazione che qui le Leggi servano soltanto a confondere la gente e a essere comodamente aggirate».

sento mugolii strazianti: «è ancora il video della tua allieva?».
«sì, ma questo lo metterò in rete, se il mio proprietario di casa non mi abbasserà il canone d’affitto».
«ma tu pensi che l’unica sia vivere nell’illegalità?».
«beh, se lo Stato non rispetta i cittadini, non vedo perché i cittadini debbano rispettare lo Stato, e se la Legge può essere aggirata, non vedo perché no, magari mi servirò di un Professionista».

Marité e Equitalia

«ti giuro che non volevo», mi dice Marité affranta.
«ho perfino cercato su Internet: “impiegati Equitalia assassinati”».
sento l’aspirapolvere che ingoia moquette: è il filippino del giovedì.
«pensi mi sia fatta karma cattivo?».
«eh, una manciatina amica mia. dipende anche dalle intenzioni».
«ah, però non sono stata su Youporn la sera della vittoria del NO, giuro», mi rassicura Maria Teresa, la mia amica che con tre lauree fa marchette per fare la spesa.
«che poi, a proposito, li vedi come sono diventati più umani gli impiegati di Equitalia?, che prima di Natale fanno fermi e pignoramenti a mezza Italia?».

sento che smanetta al PC.
«ma li hai mai incontrati dal vivo?, sai come sono fatti?, se come noi hanno occhi, naso e bocca?, o se espellono fluidi verdastri mentre parlano di more ed esecuzioni… a volte penso siano come i vincitori al Superenalotto, esseri che esistono ma anche no. allora, come sono?», domando io, curiosa, e riprendo «ecco, Marité, potrei scrivere “vita e morte di un impiegato di Equitalia”… un’ottima idea per un noir».
Marité annuisce entusiasta.
«perché devi avere un cuore di pietra e l’anima in cantina per decidere di diventare uno strozzino, adducendo come scusa che fai il tuo dovere».
mi spara tre “sì” uno dietro l’altro, non ho mai sentito Marité così alterata. anche gli angeli delle puttane sono spariti dal suo attico ai Navigli.
«leggi qui, leggi quanto è diventata umana e vicina al cittadino Equitalia…».

leggo, resto a bocca aperta.
«quindi non è vero niente?».
«perché?, hai mai creduto che i politici facessero il nostro interesse?, che invece di mettere le mani sui grossi capitali -e ce ne sono-, continuano ad affamare le famiglie, piccoli imprenditori, liberi professionisti?, hai mai creduto in una politica così amaramente libera, che riempie le nostre città di ipermercati uccidendo i piccoli negozianti?».
c’è silenzio adesso. anche il filippino ha spento l’aspirapolvere.

«hai mai visto un elefante che vola? un deputato del PD che non abbia almeno la villa a Capalbio?, o due stipendi più vitalizio?», Marité, arrabbiata come mai l’ho vista prima.
«sei ancora in cerca della sinistra?», io, dolcemente.
«sì, speriamo nel Congresso, come dice Cacciari», ride amara, riaggancia, poi m’invia un sms: è una vita che sto sulle barricate.

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