sono la nuova direttrice editoriale…

…ecco, e adesso che ho attratto la vostra attenzione manco avessi scritto “guardate le mie grandi tette”,  vi racconto una storia che soltanto in questi tempi social può accadere.

blogger senza nome, che si firma con sole iniziali, autrice di un solo romanzo pubblicato in crowfounding (che poi qualcuno mi spiegherà come si possano dar via in prevendita, oggi, 200 copie di un esordiente) scrive su post sponsorizzato che una GROSSA casa editrice l’avrebbe assunta come direttrice editoriale e incaricata della ricerca di esordienti che abbiano ottimi testi. conditio sine qua non, perché i manoscritti finiscano sulla scrivania del GROSS direttore editoriale, che i testi siano perfettamente corretti.

e gli imbecilli ci cascano e si taggano a vicenda. comunque vi do 7 buoni motivi per non crederci.

  1. per diventare direttore editoriale di una GROSSA casa editrice devi almeno aver pubblicato per quella GROSSA casa editrice.
  2. magari avere nome e un cognome
  3. possibilmente avere una scrittura originale
  4.  magari aver venduto millemila copie
  5. le GROSSE case editrici affogano nei manoscritti, spesso anche buoni
  6. le GROSSE case editrici si servono delle agenzie
  7. le GROSSE case editrici, gruppo GEMS, usano altri espedienti, e seri, per trovare nuovi autori, per esempio, il concorso IO scrittore.

 

qui il mio sito

qui il mio nuovo romanzo IO e il Minotauro

 

la benedizione dell’eros

– comunque l’eros è una benedizione
– non per me, giacché ti ho già scritto che non lo leggo e non lo scrivo.
perché sesso non è necessariamente quello che ci impongono, non è un gioco divertente, non sempre. può essere anche solo disperazione, o fobia, accanimento, tic nervoso, un modo come un altro per affermare se stessi, per trovare lavoro e apprezzamento. è moneta di scambio lo sappiamo tutti. prova di coraggio e di forza. gioco tra carnefice e vittima.
Simenon doveva fare sesso almeno due volte al giorno, lo racconta chiaramente nelle sue Memorie intime. non poteva farne a meno. e che cos’era, eros o nevrosi? una mia amica viaggia per tutta Italia per la sua scopata settimanale con sconosciuto. poi torna a casa dai bambini e dal marito e cucina torte torte giganti. più sono umilianti gli incontri fuori casa più lei cucina e prende chili. che cos’è questo? calze a rete e seduzione rosa o qualcosa che si può scrivere senza essere etichettati?
forse no.
non io: sono una donna.

 

con molta cura

mi stanno sul culo gli addetti ai lavori che dileggiano pubblicamente autori esordienti, o chiunque ci provi (e per loro il mio splendido culo sarà sempre un posto sin troppo privilegiato).
digitando episodi a mio avviso anche inventati o ingigantiti, i Guru delle storie di successo pensano di essere divertenti e di farsi pubblicità.
bene, io non li pagherei per leggere un mio manoscritto nemmeno fossero gli unici editor sul mercato, sul pianeta. lo penso da quando lavoravo in Luiss come assistente al corso di Editoria e scrittura creativa e vedevo gli arrogantelli mettere su l’agenzia di servizi e un’aria spocchiosa da “addetti ai lavori” che li avrei presi a calci per tutto Corso Trieste.

comunque so che anche loro ci tengono a starmi alla larga. un anziano editor scrittore mai conosciuto di persona dice in giro che sono una rompicoglioni. chi cerca la perfezione è rompicoglioni per forza. un giorno chiamai una di queste agenzie di cui mi avevano detto peste e corna: che si fa pagare e non invia le schede editoriali, che non fa fattura. il tizio che conosco da anni mi rispose: fai in fretta che non ho tempo da perdere.

parafrasando un grande dell’editoria da poco scomparso, Severino Cesari, dico che ci vuole molta cura per chiunque. ci vuole impegno ad aiutare qualcuno a capire i propri limiti. si richiede delicatezza, tatto. la capacità maieutica di tirare fuori il meglio e scartare il peggio. ma per fortuna, contrariamente a quanto loro pensano, gli autori (pessimi o geniali che siano ma umani sempre), sanno con chi hanno a che fare.

(p.s. se ti riconosci in quanto scritto, sappi che la voce che sei un lestofante e un bandito è arrivata anche all’ultimo tra gli esordienti).

qui Conversazioni sentimentali in Metropolitana

qui Pioggia Dorata

 

vacca da mungere

l’editoria è una vacca da mungere. nel marketing si chiamano così  le aziende floride da spremere fino all’osso. e l’editoria è evidentemente una vena inesauribile di idioti che cercano di vendere i propri libri a qualunque costo, che pagano agenti letterari fino a 5.000 euro senza ricevuta fiscale per editing infiniti e inutili e frequentano costosi corsi di scrittura con autori alla prima pubblicazione se tutto va bene.

l’editoria è un affollatissimo non-luogo dove anche gli analfabeti, da sempre ostili alla parola scritta, hanno deciso di far finire i propri sogni di celebrità. colpa di cinema e  TV, di protagonisti fascinosi e sempre in crisi che raccattano figa ovunque. certamente non è a causa dello studio di Anton Cechov sul trattamento dei prigionieri politici a Siskind, se oggi siamo così in tanti da non trovare neppure l’uscita di questo bordello.

eppure a leggere le biografie di Ferrero o Petrignani non lo avrei mai detto. soltanto 10 anni fa quello dell’editoria sembrava un campo infinito di possibilità e ora non si trova impiego  nemmeno come eliminatore di “d” eufoniche.

ma il genio c’è sempre, perché di idioti privi di autocritica è pieno il mondo. lui, il vincitore della settimana, confonde Piccola editoria con autopubblicazione, vende DVD e libri su come diventare autori di successo, ma se lo cerchi on line sta in culo in culo alla Classifica di Amazon e i suoi bestseller sul marketing vincente hanno ottenuto 2 voti e 2 stelline. su FB  pubblicizza con enfasi autori di successo che nessuno mai ha sentito nominare.

 

 

trasversali impositori del proprio “io” 

si è in troppi ormai, e urlare non basta. e io vorrei tanto saper scrivere su FB una di quelle narrazioni della mia quotidianità con dialoghi pieni di pronomi personali “io dissi, lei disse; lui disse, lei rispose”, affollate di protagonisti della strada: macellaio, impiegato, passante, e che, senza nemmeno essere letta (troppo lunga, verbosa, inutile, didascalica), ottenga 600 like in 7 minuti e  sveli di me non tanto l’animo ribelle o il pensiero romantico, quanto innocue e divertenti idiosincrasie alle carote, o amori folli per i broccoli.

vorrei avere la metà dell’ingegno e della faccia di culo di chi trova ogni scusa per pubblicizzare del proprio libro in uscita, o per ricordare all’ampio pubblico di FB la recensione ottenuta 10 anni fa sul grosso giornale.

chiedo in ginocchio che mi si riservi un giorno almeno la possibilità di saccheggiare, di rubare e di spacciare per mia qualunque idea a buon mercato.

domando a dio la sicumera e il cuore di chi non conosce l’insoddisfazione cronica dell’artista e trova modo per vantarsi dei propri successi letterari anche tra i commenti a un post di cucina vegana come di politica estera.

il mondo è dei trasversali e multiformi impositori del proprio “io”.

(Grazie a Pier Francesco de Iulio. lui sa il perché)

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