tutto passa 2

a un certo punto passa anche l’orgoglio per essere stata contattata dall’editore che ti ha chiesto GRATIS qualcosa di tuo da apporre sulla sua nuova pubblicazione.

  1. passa perché ora sai di non essere Voltaire;
  2. passa perché sai che i tuoi aforismi piacciono soltanto a tua madre;
  3. passa perché oggi hai una assoluta certezza: non sarai mai uno dei 365 cretini che comprerebbero quella pubblicazione pur di leggerci sopra il proprio nome.

qui Pioggia Dorata (GiaZira Scritture 2015)

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana (Castelvecchi 2017)

 

l’editoria del buffet

l’importante non è pubblicare ma vendere. ancora più importate sarebbe farsi leggere, ma tante volte quello è il problema minore. soprattutto adesso che tanti piccoli editori propongono, all’autore con cappello in mano e pronto a vendersi anche la madre pur di avere il proprio nome sulla copertina, contratti capestro che, oltre a scippare i diritti d’autore vita natural durante, prevedono l’obbligatorietà alla vendita di un certo numero di copie, anche fino a 500, che sono una enormità: e sei uno dei tanti, sciocchino, datti da fare e vendi ciò che scrivi. e lo fanno anche editori di nome, con le “collane salvadanio” fatte ad hoc per infilarci autori ingenui.

sono anni che l’editoria paga chi ha soldi e affama chi ha soltanto talento: devi pagare l’agenzia, devi pagare l’editor, devi pagare l’editore, devi pagare l’ufficio stampa, devi pagare il libraio. l’organizzazione degli eventi costa dagli 80 ai 200 euro senza buffet, se poi decidi che per convincere qualcuno a leggerti ciò non basta, allora affiancherai all’attrice il chitarrista e il cantante, la ballerina e il pittore. Anche il personaggio della TV è un ottimo accalappia lettori, ma perché no, un Ministro.

e il problema non sarebbe così grave non fosse che, pagando pagando, si rischia di vedere scrittori mediocri, ma con il soldo, occupare le prime file anche ai festival letterari minori, oltre che i giornali specializzati e i blog che domandano il pizzo per recensirti, che hanno sempre bisogno di sponsor, che si moltiplicano come le bollicine di una disidrosi estiva alle mani.

e pensare che io avevo problemi perfino a uscire dalla quinta per gli applausi.

qui Pioggia Dorata (GiaZira Scritture), il libro senza pudore (anche in ebook).

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana (Castelvecchi), una storia di sesso e ricatti.

 

 

oltre cinquemila copie vendute

ora che ho ottenuto la vostra attenzione, perché sono certa siate venuti a leggermi per smentire la notizia o dileggiare, (ovviamente il titolo del post è una trappola), dico che è forse questo il confine oltre il quale il pesce diventa squalo, l’agnello lupo, la vittima carnefice, lo scrittore dallo sguardo umano uno stronzo patentato che nemmeno saluta, né ringrazia.
sono le cinquemila copie.
perché so, checché se ne dica in pubblico, che oggigiorno si fa festa già con mille copie vendute. e non stento a crederci, con le migliaia di ex lettori che si affannano su twitter per ottenere visibilità e follower.

me lo domandavo tempo fa https://wordpress.com/post/bibolottymoments.wordpress.com/6061 se per caso quello di diventare stronzi fosse un atteggiamento che si acquisisce col tempo, frequentando propri pari, se te lo impongono gli editori: “mai rispondere o ritelefonare al primo tentativo”, o se per caso la stronzaggine debba essere comunque un dono di natura, una sorta di “corredo” necessario all’artista, come nel settecento, fino agli anni quaranta del novecento, il baule con i costumi, i trucchi, e le parrucche per gli attori.

mi domandavo anche se fossero più stronzi gli scrittori che hanno fatto il famoso “salto”, da Pincopallo Edizioni a Giunti, per fare un esempio, o i critici/poeti/musicisti/professori insonni e latitanti anch’essi per dare notizie sulla recensione promessa otto mesi prima, ma sempre pronti a mettersi in vetrina a dare lezioni di vita ai famosi “fake” e “hater”, di cui però non v’è traccia sulle loro bacheche, ma che pare l’insultino da mane a sera.
l’insulto, si sa, la supposta persecuzione del VIP, crea un’aura particolare attorno all’account. comunque…

c’è gente che su FB si dà talmente tanta importanza da dichiarare pubblicamente: “ne ho scritto proprio qualche giorno fa sul mio blog” manco fosse Montanelli.
mettiamoci in testa che oggi nessuno vale niente.
è la legge del mercato.
l’unica cosa che rimarrà di quei cinque minuti di fama editoriale nazionale sarà sempre il nostro cuore, e come l’abbiamo usato.

l’unico egocentrico sei tu

ogni giorno, scorrendo la bacheca di FB m’imbatto in prolissi bandi, lamentele e rimbrotti da vecchie zie digitate da critici e critiche, scrittori, autori di grido, giornalisti e addetti ai lavori, indirizzate contro piccoli scrittori, esordienti, contro TUTTI quelli a “loro” sconosciuti, e che si macchierebbero di egocentrismo senza cercare un confronto. cui sarebbe proibito, insomma, pubblicizzare come tutti il proprio libro, e tra l’altro senza il loro prezioso aiuto, che normalmente indirizzano con generosità ad amici di pari potere e che possano favorirli alla prima uscita editoriale con uguale fervore.

sorvolo sulle gentili e mail della sottoscritta, al massimo una per non urtare la loro sensibilità, e che cotanto desiderio di scambio d’idee non lo hanno mai trovato, nonostante non fossero proposte di lettura del mio libro. ma domando ai signori scrittori, e critici, e giornalisti “di grido”, che lanciano anatemi dal proprio account: volete per caso stare sul podio senza che ci sia un po’ di calca attorno a voi?
volete silenzio in modo che l’eco della vostra voce possa ritornare nitido al vostro orecchio?

pensate di essere così necessari in assoluto?, o di esserlo perché c’è chi crea interesse attorno a voi?, chi vi legge per poi potervi contattare ed entrare in contatto con voi, chi accorre alle vostre presentazioni, chi fa il vostro nome, introvabile spesso anche in libreria?
credete veramente che se domandassi di voi, non dico al salumiere ma al mio Prof di lettere del liceo, saprebbe chi siete?

insomma, non sentitevi colpiti in prima persona da questo mio sfogo, sarebbe un atto d’imperdonabile egocentrismo, non parlo di nessuno ma parlo di tutti. e ricordate che in Italia, se non siete Fabio Volo non siete un cazzo, e sfogare la vostra frustrazione su chi prova a dare un senso onestamente alla propria esistenza, non mi pare opportuno. un bagnetto nell’umiltà, ogni tanto, gioverebbe anche a voi.

la megalomania dell’impiegato

su twitter i silenzi hanno smesso di essere tali e con eloquenza si difendono, combattono, si leccano e si mangiano.
e siamo oltre la sintassi. oltre l’uso corretto dei pronomi. un luogo dove il congiuntivo non è più nemico.
in nome dell’originalità, su twitter i verbi smettono la loro funzione per farsi veliero, e condurre la fantasia assai ridotta di chi non legge libri altrui, verso la palude dell’insignificanza.

nonostante i corsi si scrittura creativa e le lauree sbandierate sulle biografie, twitter è per eccellenza il nonluogo dove la lingua diventa fantascienza, dove il sogno, poiché sogno, è anche realtà, dove Pedro Calderòn smette di esistere -e forse non è mai esistito- perché il filosofo moderno possa allargare il petto e digitare “se lo sogno posso farlo”.

twitter è utopia realizzata, è il luogo magico dove forme sbagliate diventano giuste, dove “esci le tette” e “scendi il cane” sono ormai pezzi di repertorio, in un caberet, quello delle parole violentate, che si chiama presunzione.
perché l’ignoranza nasce dalla mancanza di letture e dalla presunzione di poterne fare a meno.