consulenze editoriali e linee erotiche

esistono due mondi. quello di chi ha conosciuto la capacità maieutica dei maestri, la sincerità che li conduce a scoraggiare l’allievo privo di talento, attività che costa anche lacrime e accuse e odio, e il mondo di chi si proclamerebbe in grado di far scrivere la Divina Commedia a un analfabeta pur di spillargli quattrini.

negli anni ’90, quando sebbene attrice giovane accettare una scrittura in teatro gratis era impensabile per me, trovai impiego presso una linea erotico soft a pagamento, nascostamente ai miei s’intende. la bellissima sede era in Prati. guadagnavo come mai mi sarebbe successo in teatro. un milione e mezzo se non facevo le notti,  diversamente arrivavo anche a tre milioni netti. fidelizzare l’imbecille e farlo stare in linea per più di 5 minuti non era complicato per me. fui licenziata perché scoraggiavo i clienti dicendo loro la verità: siamo studentesse, vestitissime, ridiamo di voi che ci cascate.

come consulente letteraria faccio la stessa cosa. mi impegno in quello che tecnici senza scrupolo e senza curriculum non fanno pur di accalappiare illusi che pagherebbero qualunque cifra per soddisfare il proprio ego.

qui Pioggia Dorata

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana

con molta cura

mi stanno sul culo gli addetti ai lavori che dileggiano pubblicamente autori esordienti, o chiunque ci provi (e per loro il mio splendido culo sarà sempre un posto sin troppo privilegiato).
digitando episodi a mio avviso anche inventati o ingigantiti, i Guru delle storie di successo pensano di essere divertenti e di farsi pubblicità.
bene, io non li pagherei per leggere un mio manoscritto nemmeno fossero gli unici editor sul mercato, sul pianeta. lo penso da quando lavoravo in Luiss come assistente al corso di Editoria e scrittura creativa e vedevo gli arrogantelli mettere su l’agenzia di servizi e un’aria spocchiosa da “addetti ai lavori” che li avrei presi a calci per tutto Corso Trieste.

comunque so che anche loro ci tengono a starmi alla larga. un anziano editor scrittore mai conosciuto di persona dice in giro che sono una rompicoglioni. chi cerca la perfezione è rompicoglioni per forza. un giorno chiamai una di queste agenzie di cui mi avevano detto peste e corna: che si fa pagare e non invia le schede editoriali, che non fa fattura. il tizio che conosco da anni mi rispose: fai in fretta che non ho tempo da perdere.

parafrasando un grande dell’editoria da poco scomparso, Severino Cesari, dico che ci vuole molta cura per chiunque. ci vuole impegno ad aiutare qualcuno a capire i propri limiti. si richiede delicatezza, tatto. la capacità maieutica di tirare fuori il meglio e scartare il peggio. ma per fortuna, contrariamente a quanto loro pensano, gli autori (pessimi o geniali che siano ma umani sempre), sanno con chi hanno a che fare.

(p.s. se ti riconosci in quanto scritto, sappi che la voce che sei un lestofante e un bandito è arrivata anche all’ultimo tra gli esordienti).

qui Conversazioni sentimentali in Metropolitana

qui Pioggia Dorata

 

la smania

senza entusiasmo né voglia eccomi alla vigilia della quarta pubblicazione.

voglio bene al mio editore, lui si fa in 4 e fa le cose per bene, spende per editing e carta, copertine originali e comunicazione, ed è soltanto perciò che ho deciso di firmare, nonostante la brutta parentesi appena trascorsa, che almeno mi è servita a insegnarmi a rifiutare contratti: finita la smania.

la scrittura come massima realizzazione è sintomo di malattia dell’ego, di deformazione del sé. io ho cominciato 10 anni fa, quando, alla ricerca di un lavoro qualsiasi in casa editrice come segretaria o donna delle pulizie, mi sentii dire da Alberto Castelvecchi: hai una personalità immensa e tante vite alle spalle, sai scrivere e sei pure bona. tu devi scrivere un romanzo. anzi, ti regalo il tuo primo titolo: Justine 2.0.

senza fatica trovai il primo editore. ebbi il favore della critica. viceversa non mi sarei mai infilata in questo troiaio di divette e manager, di agenti e sarti. e sì, perché il taglio e il cucito sono tra le specialità dei gruppi dirigenti dell’intellighenzia italica in posa per i giornali o per le TV. perché come scriveva Calvino, i letterati sono brutte persone, invidiose e scaltre.

qui Pioggia Dorata, da leggere con due mani nonostante il titolo

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana (ovvero: come far dimenticare una buona storia)

editing per il GFVip

io non so chi sia Giulia de Lellis e vi giuro che la questione mi è del tutto indifferente. credo sia la fidanzata di qualcuno, nella foto da cui ho tratto questo penoso messaggio, immagino sia quella con la mano sulla propria tetta.
non conosco neppure la sua antagonista, tale Antonella, perché non tutta l’Italia guarda il Grande Fratello Vip, e c’è chi come me accende la TV dopo cena e giusto il tempo di vedere un film.
anziché ringraziarmi per il servizio di editing gratuito, qualcuno mi darà della bestia arrogante. ma il mio punto di vista, io che non sono Giulia, né Asia, né Antonella, è che se ti esponi pubblicamente io sono autorizzata pubblicamente a dire ciò che penso. abbiamo già molti dialoghisti asini nel doppiaggio, scrittori asini, giornalisti, e, più in generale, se un documento viene reso pubblico, giacché i contenuti sono del tutto risibili, dovrebbe essere almeno educativo nella forma.

proverò quindi a mettere in ordine qualcosa che poteva essere riportato in modo più incisivo anziché pubblicato così com’è. e vi garantisco che non c’è bisogno di scrivere con i piedi per risultare sinceri, né c’è necessità di studiare alla Bocconi per saper usare gli accenti, basta aver frequentato la scuola dell’obbligo.

tra l’altro sono stati i commenti dei lettori, per una volta dalla mia parte, a spingermi a fare questo giochetto: basta, vi prego, basta con questo scempio televisivo. De Lellis.pngDurante la puntata di lunedì qualcuno deve aver travisato le mie parole, il che ha innescato una inutile polemica a catena e incresciosi strascichi che, mi costa dirlo, se portati avanti dalla signora Mosetti, con le minacce di cui già sapete e avete ascoltato voi stessi durante la diretta, mi costringeranno ad adire le vie legali. Perché quando l’ignoranza parla, la giustizia agisce. E poiché il Grande fratello Vip è un programma popolare, credo che ognuno si sia già fatto un’idea di come si sia svolta la vicenda che mi tocca comunque chiarire.
Non ho zittito nessuno (azzittito è scorretto, e basta un buon orecchio per capirlo), tantomeno una donna come lei, e madre, ho soltanto risposto a una domanda, facendole educatamente notare, come poco prima Ilary, quanto fosse congelata*, e che, da regolamento, un comportamento di quel genere poteva costarle l’espulsione.

Non ho mai parlato in nome dell’Italia intera, era che l’Italia intera ci stava guardando e quindi non c’era bisogno di aggiungere altro, che in definitiva il pubblico si era già fatto un’opinione di chi fosse la ragazza e bastava lasciare le cose così.
La mia opinione in merito, invece, non ha alcun peso, perché non me ne ho alcuna: la vicenda mi è del tutto indifferente. C’è una sola persona sulla quale sento di poter dare un giudizio, ed è il mio fidanzato,  che dio lo benedica!
E se qualcuno ha la coda di paglia, o pensa di potermi far dire cose mai dette sia accomodi pure, la mia giovane età non presuppone debolezza, anzi. E sebbene pensiate che proprio grazie a ciò, forza e carattere, sarei potuta intervenire durante la diretta, ma vi confesso che stavolta l’emozione ha giocato un brutto tiro. 
Se vi ho annoiato, scusatemi, era l’unica maniera per mettere tutto a tacere, soprattutto perché si parla di questioni inesistenti e parole mai pronunciare. eccetera eccetera…

(*secondo le regole dell’orrendo show, evidentemente, i concorrenti devono necessariamente reagire, e stando al suggerimento di un lettore del blog questa la corretta traduzione di “frizzata”)

credo non basti più rifugiarsi nelle Case dei Lettori, la diseducazione linguistica che stiamo subendo, la volgarità esibita con gioia, i “piuttosto che” congiuntivi e l’arroganza con la quale loro, e non noi, trattano la materia, ci impone di usare metodi più efficaci.

appunti di scrittura 1

ho terminato stanotte “Biglietto scaduto”, di Romain Gary, e mi piacerebbe sottoporlo a certi Editor accreditati che si danno arie da esperti, e insistono pure, e valutano romanzi un tanto al chilo come salumi, seguendo mappe piene di acronimi e di regolette che sciorinano in lingua inglese soltanto per metterti a disagio. ricordo di uno che per “Pioggia Dorata” (che non ha avuto editing ma soltanto la mia revisione) insisteva dovessi aggiungere descrizioni realistiche degli ambienti. oddio, ma dove ha studiato?, perché il punto è proprio questo, che l’editing non s’impara, come non s’impara a leggere. senza contare i lettori che dimenticano un romanzo dopo nemmeno una settimana che l’hanno letto. mentre scrittura e lettura hanno un gran bisogno di memoria.

facciamo il punto sulla descrizione degli ambienti contenuti in questa bella storia che potrei inserire -giusto perché pare fondamentale oggi dare una traccia al lettore-, tra il thriller, il politico e il sentimentale. della casa di Jaques, il protagonista, Gary descrive poco niente. eppure io l’ho immaginata tutta: ampia, open space e stanza da letto, terrazzini che danno su una grigia strada parigina, arredamento essenziale da single ricco. di casa di Lili la prostituta, Gary ci mostra un elemento soltanto, la poltrona rossa sulla quale Jaques, disperato, siede.

di Laura sappiamo ciò che serve a capire quanto sia bella. senza dover conoscere la misura esatta di reggiseno, ci è bastato vedere il suo largo cappello di paglia, o il nastrino di velluto al collo. anche Dooley, l’incontro iniziale che darà il via alle riflessioni di Jaques, e che sarebbe stato  gonfiato di elementi “realistici”dal neofita della scrittura e narrato per mezzo della solita descrizione pedissequa: lo vidi al bar, era alto così e messo colà… invece Gary fa entrare in scena il vecchio industriale raccontandoci pettegolezzi su di lui, tralasciando del tutto il bar dove i due si danno appuntamento e gli ombrellini nei bicchieri, dimenticando giustamente di metterci al corrente di ciò che essi vedono e ascoltano.

per me nella scrittura ci sono poche regole, e sicuramente una è quella di non seguire regole, l’altra di evitare gli editor di primo pelo e i corsi di scrittura, ma impegnarsi a leggere almeno due romanzi non di genere al mese. le regole di questi addetti ai lavori sono una gran presa in giro, perché alla prima stranezza letteraria che puzza di sperimentazione gridano al miracolo, s’inginocchiano e si battono il petto, mandando a fanculo ogni “regola” in nome del coraggio.