tutte studiose con le botte delle altre

solo quest’anno credo siano usciti cinquanta romanzi sulla violenza di genere, a essere ottimista. va di moda. il che non mi rende felice, poiché è evidente che siamo troppe, sia a prenderle sia a scrivere.

il mio “Conversazioni sentimentali in metropolitana” (in uscita per Castelvecchi editore a fine estate), racconta carnefici e vittime sorpresi ancora allo stato larvale, soprattutto non individua la vittima soltanto nella donna, gioco fin troppo facile, ma fa del dramma un “Girotondo” di manipolazioni, pensando a Schnitzler, appunto, dove il manipolato a propria volta cerca qualcuno da piegare, una coazione a ripetere per lo più automatica in deviazioni affettive di questo genere. perché la vittima impara dal carnefice, e se sopravvive gliela fa pagare.

ma non è di questo che voglio parlare, avrò modo di svelare un po’ della storia, tra l’altro piuttosto leggera, in altri post. ciò che mi preme evidenziare (e senza voler fare polemica) è che talune colleghe tanto affezionate alla carnalità della scrittura e al racconto personale, soprattutto quando muovono critiche verso le altre incolpandole di essere poco autentiche, si dichiarino stavolta quasi tutte estranee al fatto, (almeno quelle lette), quasi preferiscano non essere protagoniste del dramma ma soltanto spettatrici, quasi che essere “manipolate” e picchiate sia un’onta all’intelligenza femminile.

tutte hanno studiato, letto, ascoltato decine di storie di altre donne, un buon modo per testimoniare la propria capacità investigativa o di tenersi alla larga dall’odore acre della lotta e sentirsi al di sopra di questo umiliante percorso? non ne ho idea, non lo so e forse non m’interessa. io invece le botte le ho prese sul serio, e ne ho prese talmente tante da dover uscire di casa con le maniche lunghe anche con 30° all’ombra, tanto da giocarmi un enorme patrimonio, tanto da bere fino a crollare sul marciapiede. il che non significa che il mio romanzo valga più del loro, ma che non mi vergogno di essere stata una vittima.

il mio ultimo libro anche in ebook

 

quello che una Signora Non (l’intellettuale)

Piccolo Galateo per Cougar.

Politically scorrect

  • Non dichiarare che il denaro per te è ininfluente, soprattutto se i tuoi tre ex mariti hanno tutti un reddito superiore ai trecentomila euro l’anno.
  • Se sei famosa, potente, antipatica e nemmeno una gran figa, non pretendere di essere anche amata, dimostrando così di essere stupida.
  • Se luogo comune dice che dietro un grande uomo c’è una grande donna , dice anche che dietro una donna famosa c’è un politico sotto ricatto.
  • La donna che cerca di soffocare la natura machista dell’uomo attraverso la violenza non è diversa dal maschio, è soltanto più giustificabile.
  • Non star lì a parlare di iniziative femministe, se gli unici romanzi letti sono trilogie erotiche.
  • Non dare del sessista a ogni uomo che fa battute idiote, se non erro, l’ultima volta che ti ho vista eri in ginocchio che leccavi le scarpe al tuo uomo.
  • Se fai ironia sulla lunghezza del pene del maschio, non frignare se lui la fa sulla robustezza del tuo culo. La lotta è anche coerenza.

 

qui il mio ultimo romanzo.

qui la pagina FB.

è una donna chiacchierata

perché in questo caso si usa il verbo in forma transitiva? perché anche la responsabilità del pettegolezzo cada su chi lo provoca. se su FB scrivo “quando ti fai un ditalino e non sai a chi raccontarlo apri un account anonimo“, è soltanto mia la responsabilità di ciò che digito, sono io che mi faccio chiacchierare, e poco importa se oltre questo vi racconto l’opera omnia di McEwan e Gary, ciò che conta è soltanto la mia sfacciataggine.

tanto sono nata sotto il segno del “chi se ne fotte”, non ho bisogno di account anonimi né di scrivere le mie storie sporche sotto pseudonimo. però, giuro, era dal 1977 che non sentivo una puttanata del genere: è una donna chiacchierata!, è una donna chiacchierata perché le hanno intestato le polizze vita. cazzarola!, dovrebbe essere casomai una Sindaca disonesta, no? che si è fatta corrompere!, in caso l’inciucio risultasse credibile. ma non è di polizze vita che voglio dibattere, (né della Raggi che NON ho votato), e neanche voi che siete più che altro in attesa di soddisfare certi pruriti dopo la Messa, ma del fatto che se una donna ha la sfortuna di nascere piacente, non si riesca proprio a collocarla mentalmente nel luogo che le compete, in questo caso in Campidoglio, ma soltanto a letto, e da donne, soprattutto.

capitato mai con una bella dottoressa?, in ospedale?, di pensare malignamente: chissà questa che ce l’ha messa qui?, no?, sicurissimi? giurin giurello croce sul petto e che l’angelo vi fulmini?, nemmeno con la Professoressa di filologia romanza, di filosofia comparata, di lettere antiche?, sì, qualche volta succede che ci sia un marito sfortunatamente collega o capo, ma in quel caso, più che chiacchierare sarebbe opportuno fare i bravi cittadini e andare dal Rettore a denunciare il fatto, le leggi anti “parente” esistono, allora usiamole, anziché adagiarci sulle nostre chiacchiere.
il fatto è che  siamo ancora scimmiette, ci piace molto fare chiacchiere. ci piace perché ci consente di innalzarci pubblicamente sopra altri, e anziché farlo grazie alla nostra forza, ci facciamo belli con la debolezza altrui.

sono una donna chiacchierata, e dio sa quanto mi piace.

qui trovate i miei romanzi chiacchierati. (presto in ebook)

qui la pagina FB

CIA letteraria e altre amenità

Marité ride così forte che le mie gatte miagolano, assieme alle sue, pensando a una festa.
quando ride, la mia amica Maria Teresa chiama a sé le stelle della chioma di Berenice perché volteggino attorno al suo attico ai Navigli, per fare calore in inverno, fuochi d’artificio in estate e porporina a Natale.

«… e allora, quel mattino, il Man aveva preso il tagliaerba e si era messo finalmente a fare il suo mestiere. io per sicurezza gli reggevo il filo e lui andava veloce come un razzo, finché abbiamo sentito tossire la macchina e il motore fermarsi.
lui: “è un tagliaerba economico, ho paura che prendendo un sasso si sia rotto”.
io, guardandolo con occhi sottili, crudele, mentre chino sulla macchia infernale provava a ripararne il motore: “la mia felicità è durata meno di un’ora… “».

sì, ne abbiamo riso per settimane. questa è una di quelle stronzità femminili che in fondo in fondo ci rendono adorabili, così sopra le righe, così sfacciatamente crudeli da fare tenerezza».
Marité ride ancora e poi inizia ad ansimare.
«Marité tutto bene?».
«sì… cara… sono al primo chilometro della mia maratona mattutina. e tu? come stai amica mia?, ti sento affranta… ennesimo rifiuto?».

rido sebbene pianga da ieri. mi domando se esiste sul serio una CIA letteraria al fianco degli editor che vanno a caccia di romanzi leggeri e noir poco plausibili, di trilogie vacue dove le protagoniste pendono qualcuno per il “bavero della camicia”, di scrittori che vanno soltanto per luoghi comuni, quelli frequentati anche dagli editori, evidentemente.
rido ma avrei voglia di prendere qualcuno a pugni in faccia, perché maisia, maisia maisia romanzi epistolari, a meno che si tratti di un’amica, di un nome qualunque purché abbia una marea di follower. perché le loro regole del cazzo ogni tanto vanno a puttane!

con rispetto per Maria Teresa, che, ansimando:
«forse un uso massiccio di condizionali e congiuntivi… aggettivazione scarsa, una scrittura troppo moderna e trame originali possono far muovere la CIA letteraria… sì… », prova a consolarmi Marité.
e lei ne sa qualcosa di certe mancanze di merito, perché con tre lauree fa marchette per fare la spesa mentre c’è chi, fottendosene dell’etica, ha doppi incarichi e doppi stipendi.

così Marité fa chiasso fuori perché io non senta il chiasso di dentro, mette su un CD dei Led Zeppelin e mi domanda: «tu saresti disposta a venderti?».

«a vendere il mio corpo sì, anche oggi.
le mie idee, mai, e neppure i miei condizionali».

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io ho Trump e Marité ha un appuntamento

ho la tazzona di caffè in mano, so da tre minuti esatti che il mio incubo peggiore si è realizzato e che da oggi vivremo in mondo di conigliette e donne in Louboutin, e la nostra editoria stamperà romanzi sempre più rosa e sempre più gialli e sempre più neri, e che a comandarci avremo un tizio sessista con il riporto che mi ricorda tanto qualcun altro, e che da oggi ogni mio sforzo sarà vano, e le donne di tutto il pianeta, anziché stare sulle proprie gambe, sogneranno uno come lui che in cambio di qualche soffocotto le conduca per mano nel brillante mondo della politica, quando il mio cellulare inizia a muoversi sul tavolino.
o è la Casa Bianca o è Maria Teresa. è lei, rispondo.

«devi darmi un consiglio, presto!»
«vuoi il nome di un atollo pacifico nel Pacifico? un angolo di terra dove non ci sia pericolo di essere bombardati da missili, social network o TV on demand?»
«no, ho conosciuto uno, su FB, e ho paura finisca come sempre».

perché Maria Teresa, la mia amica che fa marchette per fare la spesa (e scusate la rima), è ancora in cerca dell’amore e, soprattutto, spera di trovarlo. così mi racconta che stavolta le sembra un sogno, che il tizio in questione non è dei soliti proci digitali (proci, non porci, vedi Odissea, vedi Penelope, vedi Ulisse che tornato a casa… beh, se non conosci la storia leggi il libro), che l’uomo avrebbe più di cinquant’anni e non è sposato, che è bello da morire e ha tanti capelli.

«quindi? lo sai che sui troppi capelli avrei i miei dubbi… ».
«quindi tu lo sai com’è! che quando ci si piace si inizia il corteggiamento on line, e poi il sesso on line, e quando finalmente si arriva al primo appuntamento è un disastro e non succede niente e anzi il tizio smette anche di mettere like alla tua pagina… ».

perché Marité in effetti fa una brutta impressione al primo incontro. e al contrario di molte non va subito a goal, che se pure quello sparisce almeno si è levata lo sfizio di sapere come lo fa. eppure è bella, profuma di shampoo alla mela verde e alita nontiscordardime; il suo accento del sud è delicato, non dice troppe parolacce e non confessa, non al primo appuntamento, che per mantenersi avrebbe anche utilizzato una delle sue tre lauree ma che fa più curriculum quello che sa fare a letto, e  anche la paga è migliore di quella che avrebbe ottenuto come ricercatrice.

«ogni volta che incontro uno che mi piace lui sparisce!».
«non sarà che hai troppe aspettative e magari si spaventa? perché lo sai, gli uomini le sentono certe responsabilità, eh eh, hanno un fiuto da conigli quando si tratta di misurarsi con il principe azzurro, o Rocco Siffredi… ».

Marité sospira.

«sai che puoi fare?», le dico mentre guardo Trump gioire in TV.
«elimina l’appuntamento!».
«cioè?»
«cioè proponigli di venire a casa tua prima dell’aperitivo ai navigli».
lei ride e anche io

«poi chiudi a chiave la porta di casa. per lui sarà complicato fuggire. a meno di lanciarsi dal quinto piano».