molestie

si parla di stupri e molestie in questi giorni. non è una novità dopo i fatti di Rimini. è importante parlare di stupro quando c’è da strumentalizzarlo. infatti ne parlano tanti uomini, anche, che da donna ringrazio di cuore, sebbene mi aspetti non tanto comprensione, bensì che agiscano, e la finiscano di contrapporre la loro alla nostra condizione con noiosi: e allora io?, e allora noi?, e mia moglie che mi malmena?, e trent’anni di matrimonio?

come molte mie amiche sono stata molestata tante volte. ho iniziato a riconoscere gli orchi da ragazzina, quando si appostavano davanti scuola con il loro coso in mano. ci sono molestie che nessun uomo conoscerà mai, che non si possono provare davanti a un Giudice o raccontare a un marito, che stanno nel limbo tra il pensiero e il gesto del molestatore, che sono azione in potenza, un pensiero attivo che impariamo a conoscere da bambine, per un DNA condiviso, una paura istintiva che ci trasmettiamo l’un l’altra da secoli come un marchio di sorellanza, un allarme che sentiamo prima a ancora che suoni, tanto è forte.

mi accadde con un massaggiatore. un grande professionista, dissero, cui mi affidai per curare ferite che lui individuò subito nella zona tra il chakra rosso e quello arancione, ossia il primo e il secondo, in basso in basso, dopo quello sacrale.

quando successe, la prima volta, mi rimproverai aspramente: che forse avevo fatto io pensieri impuri, che non essendo esperta di massaggi avevo certamente frainteso, che non conoscevo alla perfezione la mappa del mio corpo e  quindi l’allocazione esatta di quel chakra che lui, italiano, di bell’aspetto, padre di famiglia, chiamava “root”. che poi, sì, ero io una malpensante, io in cattiva fede e lui un guru.

la seconda volta, e l’ultima, semplicemente uscii dallo studio così sorpresa, umiliata e scossa, da voler trovare soltanto un angolo tranquillo tra le scale del rione Monti e piangere. della mia inettitudine, della forza che mi aveva abbandonata, della capacità reattiva che lasciavo ogni notte sul fondo di una bottiglia. non avevo reagito, ecco la mia unica colpa. le sue dita si erano spinte non invitate dove non dovevano ed io ero stata zitta. l’uomo mi aveva molestata per quaranta minuti (facendosi anche pagare), ma io non potevo neppure provarlo. mi aveva penetrata? e come puoi descrivere l’incrinatura appena percettibile di una voce, il respiro più rapido ma solo un po’? che cosa cazzo rispondi a chi ti domanda, con comprensione, dolcezza, buonafede: ma ne sei proprio sicura?, non è che te lo sei soltanto immaginato?

Certe violenze non hanno nome ma ti restano dentro per sempre, come uno stato d’animo. Sono l’intrusione forzata, ma silenziosa, di una perversione mai richiesta, che insozza e annichilisce, in una mente incosciente e quieta (concentrata sul massaggio, la guarigione, quei quaranta minuti di relax).

 

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la prima volta di Nicla

«Sai quando ebbi il primo orgasmo?», mi fa Nicla mentre spando crema sulle mie gambe. Ah, chiaramente lei non si chiama Nicla e io non sto qui a raccontarvi i fatti suoi.
Le rispondo di no. Comunque sia ha già deciso di raccontarmi tutto. Capisco quando la mia amica è incline alla malinconia, gli occhi virano sul grigio e non le va mai bene niente, neppure il lago, stamane deserto.

«All’epoca vivevo in Viale Regina Margherita, frequentavo il primo anno di Belle Arti».
Abbasso gli occhi e mi domando chi l’abbia persuasa a diventare bancaria.
«La mia coinquilina, Silvia, era una ballerina, danzava al Teatro dell’Opera e in alcuni night Club del litorale». Mi guarda, «Sei mai entrata in un Clun Privé d’inverno e in un giorno infrasettimanale?». Ho il mio “no” già in canna, mentre immagino donne seminude accasciate su divanetti sporchi di macchie sospette.

«Quella notte leggevo Cime tempestose, sarà stato novembre e fuori pioveva. Verso le ventidue sentii del trambusto, voci maschili, passi e risate soffocate. Silvia entrò nella mia stanza senza bussare e finì sul mio letto, arrotolandosi nella coperta mi chiese se potevo tenerle quel tocco di fumo nascosto da qualche parte e soltanto per qualche ora, e, se non era un problema, anche “il ferro” del suo ragazzo, che tirò fuori dal jeans con cautela e mi mostrò.
Guardai con preoccupazione prima la pistola e poi Silvia, infine accettai. Sarebbe stato complicato trovare un fitto così basso in quella zona. E poi volevo evitare la figura di merda da figlia di papà senza coraggio.
Mi disse di servirmene pure, non della pistola, chiaramente».

Ridiamo.
Nicla riprende a parlare mentre tortura un laccetto di cuoio della mia borsa da mare.
«Mi rollai una canna, poi un’altra. Leggevo e di tanto in tanto chiudevo gli occhi sui campi di erica piegati dal vento. Sentivo fuori della stanza voci sconosciute, immaginavo loschi individui che si litigavano la mia attenzione, la mia attenzione che si spingeva assieme alle mani verso un luogo sicuro, e caldo, sotto le coperte».
Nicla mi guarda come se avesse concluso.
Io annuisco: ho capito.
«Quella notte aspettai l’alba assieme ai miei primi orgasmi clitoridei, credo una cinquantina soltanto quella notte. Ma lo faccio anche oggi, dopo trent’anni, quando mio marito finalmente parte».

liberi di masturbarvi

la condanna inflitta a un uomo che a Trieste si masturbò davanti a minorenni, per ben tre volte, dopo averle cercate e atteso che loro gli finissero davanti, è stata tragicamente annullata pochi giorni fa. l’articolo che spiega estesamente le motivazioni della Corte è qui. in breve, l’esibizionista dovrà pagare soltanto una multa, perché, in definitiva, quello non è un luogo frequentato da minori.

da oggi, quindi, tutti liberi di prendere il vostro salsicciotto in mano e dar libero sfogo alle pulsioni più proibite, magari in Autogrill, in giro per ipermercati, per strada. tanto non sono luoghi frequentati abitualmente da minori, non sono parchi, asili, scuole. e a me, adulta, cari giudici, fa perfino piacere incontrare un frustrato in libertà che mi violenta la giornata con la sua erezione non richiesta.

capisco che le carceri son piene e abbiamo problemi più gravi da affrontare, tipo salvare banche dal fallimento. ma vedere un maschio adulto che agisce per il proprio esclusivo piacere, davanti allo spavento di ragazzine indifese, è di una gravità da incubo. Certe violenze non hanno nome né troveranno mai una punizione esemplare, perché ci resteranno attaccate addosso come uno stato d’animo ogni volta che faremo quella strada, o ci sarà quel cielo sulla nostra testa. Sono l’intrusione in una mente pura (freudianamente parlando), di una perversione adulta, che insozza per sempre ciò che è pulito, inquieta e annichilisce.

allora tutti al cinema, come negli anni ’70, che mamma era costretta a chiamare le maschere ogni mezzora, o a scegliere il posto laterale corridoio centrale, per evitare i vecchi satrapi e le loro lordure pomeridiane.

tutte studiose con le botte delle altre

solo quest’anno credo siano usciti cinquanta romanzi sulla violenza di genere, a essere ottimista. va di moda. il che non mi rende felice, poiché è evidente che siamo troppe, sia a prenderle sia a scrivere.

il mio “Conversazioni sentimentali in metropolitana” (in uscita per Castelvecchi editore a fine estate), racconta carnefici e vittime sorpresi ancora allo stato larvale, soprattutto non individua la vittima soltanto nella donna, gioco fin troppo facile, ma fa del dramma un “Girotondo” di manipolazioni, pensando a Schnitzler, appunto, dove il manipolato a propria volta cerca qualcuno da piegare, una coazione a ripetere per lo più automatica in deviazioni affettive di questo genere. perché la vittima impara dal carnefice, e se sopravvive gliela fa pagare.

ma non è di questo che voglio parlare, avrò modo di svelare un po’ della storia, tra l’altro piuttosto leggera, in altri post. ciò che mi preme evidenziare (e senza voler fare polemica) è che talune colleghe tanto affezionate alla carnalità della scrittura e al racconto personale, soprattutto quando muovono critiche verso le altre incolpandole di essere poco autentiche, si dichiarino stavolta quasi tutte estranee al fatto, (almeno quelle lette), quasi preferiscano non essere protagoniste del dramma ma soltanto spettatrici, quasi che essere “manipolate” e picchiate sia un’onta all’intelligenza femminile.

tutte hanno studiato, letto, ascoltato decine di storie di altre donne, un buon modo per testimoniare la propria capacità investigativa o di tenersi alla larga dall’odore acre della lotta e sentirsi al di sopra di questo umiliante percorso? non ne ho idea, non lo so e forse non m’interessa. io invece le botte le ho prese sul serio, e ne ho prese talmente tante da dover uscire di casa con le maniche lunghe anche con 30° all’ombra, tanto da giocarmi un enorme patrimonio, tanto da bere fino a crollare sul marciapiede. il che non significa che il mio romanzo valga più del loro, ma che non mi vergogno di essere stata una vittima.

il mio ultimo libro anche in ebook

 

quello che una Signora Non (l’intellettuale)

Piccolo Galateo per Cougar.

Politically scorrect

  • Non dichiarare che il denaro per te è ininfluente, soprattutto se i tuoi tre ex mariti hanno tutti un reddito superiore ai trecentomila euro l’anno.
  • Se sei famosa, potente, antipatica e nemmeno una gran figa, non pretendere di essere anche amata, dimostrando così di essere stupida.
  • Se luogo comune dice che dietro un grande uomo c’è una grande donna , dice anche che dietro una donna famosa c’è un politico sotto ricatto.
  • La donna che cerca di soffocare la natura machista dell’uomo attraverso la violenza non è diversa dal maschio, è soltanto più giustificabile.
  • Non star lì a parlare di iniziative femministe, se gli unici romanzi letti sono trilogie erotiche.
  • Non dare del sessista a ogni uomo che fa battute idiote, se non erro, l’ultima volta che ti ho vista eri in ginocchio che leccavi le scarpe a tuo marito.
  • Se fai ironia sulla lunghezza del pene del maschio, non frignare se lui la fa sulla robustezza del tuo culo. La lotta è anche coerenza.

 

qui il mio ultimo romanzo.

qui la pagina FB.