non competitiva

ho appena iniziato il secondo racconto di Proibito ’60, secondo volume sui cambiamenti architettonici e toponomastici dell’Urbe e le parafilie più bizzarre praticate dagli italiani sotto lo sguardo vigile dei Papi. la mia piccola Ella ieri notte ha avuto un ictus; vorrei fare la marmellata di fragole; mettere in ordine la cantina; pensare alle mie amiche; andare in biblioteca.

e invece perdo tempo a litigare su FB per dimostrare le mie ragioni. perdo tempo su FB a difendermi da giovani giornalisti sessisti che prima mi promettono un’intervista, poi vogliono farmi vedere quanto ce l’hanno duro aggredendomi, poi mi chiedono scusa per avermi insultata, poi spariscono offesi perché li ho scusati ma non gliel’ho data. mi disperdo in azioni infruttuose come litigare con le colleghe, competitor, diciamola tutta e chiamiamo le cose con il loro nome: nemiche. passo le giornate a farmi il fegato grosso per l’ennesima scoperta editoriale che non arriverà mai al secondo romanzo ma è già in ristampa dopo una settimana.

allora mi ritiro. spiritualmente, intendo, senza sparire del tutto e risparmiandovi i penosi proclami alla Aldo Nove che tanto poi torna dopo 4 giorni: perché siamo dipendenti da FB perché narcisisti il più delle volte frustrati. e riconoscerlo, ammetterlo, è già un buon modo per iniziare a guarire.

buona giornata.

(Qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, Castelvecchi Editore, qui Pioggia Dorata, GiaZira Scritture, il long seller molto erotico sempre in ascesa)

 

 

 

 

un passo dopo l’altro

le dipendenze sono tutte uguali. ti accorgi di avere la scimmia quando è troppo tardi, dopo che hai buttato via anni e buone occasioni. in più fai una resistenza incredibile: no, io, quando mai… che sia masturbazione, alcol, gioco, fumo, Facebook. te ne accorgi perché sei intrattabile con o senza droga, dormi poco, parli esclusivamente di quanto quella cosa sia pazzesca, di quanto sia bello starci, o terrificante. poi smetti di tua volontà e dopo dieci giorni già stai già pensando a quanto sei stato imbecille a passare tante ore nella fossa delle Marianne, nel gorgo di Naruto, nell’abisso di quelli come te.

ora, ed io sono abituata a smettere i miei vizi, per prima cosa leggo i giornali, poi scrivo qui dove riesco ad avere comunque un centinaio di visitatori al giorno, e pochissimi vengono da FB. poi vado a correre e faccio meditazione. talvolta penso che non ce la farò a passare la giornata senza social, che ho davanti a me troppe ore vuote, che mi mancano le amiche e le loro emoticon,  i miei ex fidanzati  che pontificano su come la vita dovrebbe andare, l’esistenza che loro hanno mandato a male e che pensano invece di dominare adesso grazie a un centinaio di like.

mi ritrovo a sera, dopo aver lavorato anche quattro ore al manoscritto senza duemila interruzioni, che mi manca il tempo, che ho fatto la marmellata di arance, messo finalmente a posto i cassetti, spolverato la libreria, ascoltato la radio, definito la mia pochezza e fatto i conti con essa.

però dovrò tornarci. è da lì che arriva buona parte del mio lavoro. nel frattempo vi consiglio uno splendido Film, Mon Roi, raccontato con precisione di dettagli e straordinaria bravura. e finalmente Sky ne trasmette uno decente. ha molto delle mie imminenti pubblicazioni, la crudeltà all’interno dei  rapporti di coppia, talvolta nascosta sotto un’apparente felicità.

roba da far tremare i polsi alle signore del burraco.

qui Pioggia Dorata, il libro che ha scandalizzato soltanto chi non lo ha letto.

sobria da 11 anni

il mal di testa nauseante post vigilia natalizia è un brutto ricordo. la cena molesta con famiglia, e conseguenti gaffe da tasso alcolico, è stata messa nel baule di ciò che si può rimuovere senza far danni. dei messaggi crudeli alle ex amiche, delle corse contromano così come degli incontri mercenari al termine della notte, me ne vergogno ancora.

le discussioni con il resto del mondo che mi dice “dai, un sorso soltanto”, sono invece il mio presente.

quando dico che sono un’alcolista ma che non bevo da 11 anni, e devo insistere, allontanando il bicchiere che mi porgono, le persone non si sorprendono per la mia volontà di ferro, non mi dicono “brava, ce l’hai fatta!”, piuttosto mi domandano perché continuo a chiamarmi alcolista se non bevo più, o perché dopo tanti anni di astinenza non mi faccio un bel bicchiere.

la gente, ignorante, scuote il capo incredula e insiste con il suo cazzo di bicchiere in mano, avvicinandomelo fino al naso.
la gente non sa che si rimane alcolisti per sempre. che si dice “non bevo un goccio da anni” perché è quel “goccio” che ci fotte, facendoci tracimare il buon senso.

la gente pensa che bere sia necessario per divertirsi, che la sobrietà sia di chi non sa godersi la vita.
così digita sui social la gente.
la gente non guarda mai le tabelle sulle morti per guida in stato di ebbrezza, o sulle violenze domestiche perpetrate da alcolisti, o sul numero dei decessi per cirrosi epatica.
la gente, come sempre, apre bocca e parla per sentito dire.

si può smettere di bere come ci si può liberare dal gioco della banalità e del luogo comune dei digitatori compulsivi.

io sono un’alcolista, e questo è l’11° Natale che passo da sobria.

non mi fido di chi beve troppo

non il contrario.
l’acqua non fa venire la ruggine, mentre un bicchiere in più causa incidenti.anche se pensi di essere Superman o il figlio di Batman.
siete incauti quando osannate l’alcol pubblicamente per ottenere consensi. magari a leggervi ci sono minori. pensateci.
leggete piuttosto le statistiche dei morti per cirrosi epatica.
fatevi raccontare dalle mogli malmenate se il marito manesco beve negroni o tè verde. o ascoltate cosa dicono di voi alle vostre spalle.

fate campagne di sensibilizzazione alla civiltà, ma non ci pensate un attimo a presentarvi al mondo come allegri ubriaconi.
il passo dalla ciucca occasionale alla collezione di bottiglie vuote nell’armadio è breve.
ci vuol niente a decidere di svuotare tutti i bicchieri degli ospiti mentre li portiamo di là in cucina, perché non ne abbiamo mai abbastanza.
basta un soffio che dall’essere l’allegro amico di bevuta diventiate il depresso cronico che guasta le serate a tutti. che per un nonnulla pianta grane. che prova a raccontare barzellette e non ci riesce. che barcolla e pretende di guidare.
ci vuole una vita per capire di essere finito nel circolo vizioso. e nel frattempo vi sarete persi il meglio andando alla ricerca di un bar che all’alba sia ancora aperto.
si vive bene anche da sobri, non lo credevo neanch’io quando senza controllo mi sentivo bellissima e piena di forza. ci sono mille buone ragioni per smettere di ubriacarsi, sempre una di più per continuare. Ma chi vuole può farcela. Io sono un’alcolista, ma non bevo più da 10 anni.