a proposito di ban

 

è vero, mi sono sfuggiti di mano parecchi ban. per i neofiti e i distratti si tratta dell’atto di “bannare”, ossia iscrivere il profilo di Tizio a una lista di indesiderati che non potranno più vedere la mia pagina né io la loro. da ragazza ebbi alcuni amanti fascisti, ma fasci proprio tanto, di fede, carattere e DNA (i compagni avevano più remore a stare con una minorenne). assieme si parlava di tutto fuorché di politica, anche quando andavamo a cena fuori (hemmm); non era necessario per quegli uomini, seppure assai più vecchi di me, convincermi che la loro idea fosse più giusta della mia.

non ritengo che la sincerità sia indispensabile verso chi non conosco, né che si trovi nel disvelamento pubblico di sé , problemi digestivi e temperatura corporea compresi; odio chiacchierare intimamente in chat con gente nascosta da nickname, l’ho fatto ed è stato per lo più tempo perso, preferisco il telefono o un caffè in centro; non mi fido degli sconosciuti, con i quali però ho sempre un atteggiamento cortese;  non dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo; ecco, è da ottusi, stupidi e maleducati, intervenire laddove è richiesto di non farlo; da cafoni entrare a gamba tesa in una discussione se non hai mai interloquito con me, se io non so chi tu sia. il fatto che la mia casa sia aperta, nel senso che non ho filtri, non significa che puoi cagarci dentro. i social non sono fatti per divertirsi, ovvio, conoscere nuove persone, e fornire punti di vista. la discussione da botta e risposta è per lo più fraintesa. la parola scritta non consente la stessa libertà di una conversazione sul divano davanti a biscotti e tè.

su FB è ormai impossibile esprimere un’opinione politica. essere anti renziani è una chimera, con diecimila profili fake che punzecchiano chiunque si permetta di dissentire, come non si può farlo contro Grillo, che la mandria di belanti arriva a darmi della: disonesta, reazionaria e arrogante e senza fornirmi spiegazioni che non siano spot elettorali.

e ciò che più mi spaventa è che la strada per il Referendum è lunga.

#iovotoNO

 

 

l’orignalità crea mostri

ho riattivato il profilo #twitter, ma soltanto per rendere pubbliche le belle recensioni uscite tra ieri e ieri l’altro (qui: http://www.crapula.it/pioggia-dorata-elena-bibolotti/ e qui:http://www.puglialibre.it/2016/06/pioggia-dorata-di-elena-bibolotti/), e mi sono arrivati circa 450 messaggi di benvenuto. ecco, la punizione per aver disattivato l’account. e minchia, come state, poi però rompete il cazzo con la sincerità: seguimi anche su Fb e Instagram, anche su Snapchat -il social del momento quello che vi fa sembrare più imbecilli in poche semplici mosse- e su Linkedin, su google plus o che ne so. saluti indiani, giapponesi. inchino e saltello per avere amici qui e lì, per essere ovunque passibili di giudizio e critica o pacca sulla spalla ma soprattutto CONSENSI. per non sentirci mai mai mai soli. quando poi non basta nemmeno una vita assieme per conoscersi, quando i migliori tradimenti te li riservano sempre quelli cui hai riservato anni di amore.

un acero mi ha detto ieri sera che il mondo gira e basta, poco importa quale sia la vostra opinione sulla vita. certamente. opinioni lette su Spinoza.it, o Lercio, perché la sola opinione che vale per tutti è l’ironia a tutti i costi, anche sul morto, perché si sta qui per ridere e scrivere stronzate, certo, salvo poi aggredire, sempre per ridere.

eppure scorro la TL. e leggo ancora gente che chiacchiera della possibilità dialettica offerta dai #social, dove guai a te se mi contraddici. dove la tua opinione è sempre più giusta della mia, e spesso è vero, ma guai ammetterlo.

il mio obiettivo è non farmi usare. certo, lo so, con gli uomini mi è sempre andata male.

schiavi e liberi (diario di un’esule)

ogni qualvolta provo a mettere in dubbio la certezza del servo, ad esempio che Travaglio stavolta l’ha scritta grossa, o che “quel certo” Movimento ha troppo che non mi piace tanto da preferire la destra alle comunali del paese, perché un bel po’ si equivalgono, ecco che scatta la risposta dell’analfabeta: tu non ami la libertà altrui. o peggio: la tua è tutta invidia e frustrazione.
perché lo schiavo non conosce il meccanismo per cui alla sua libertà di digitare corrisponde la mia di commentare la cazzata che hai digitato. oppure la libertà di dire che un libro mi fa cagare anche se lo ha scritto Saviano.

lo schiavo che non ha mai avuto a che vedere con ideologie e pensiero, crede erroneamente che assurgere alla categoria non d’intellettuali che quelli gli fanno schifo, ma di “cittadini onesti”, equivalga ad avere ragione su tutti, di essere unti dal signore.
come il giovane autore al primo romanzo consacrato da Einaudi. che piange appena gli si rivolge una critica, o che manda i suoi otto fan a insultare il critico malcapitato su twitter. calmi, cazzarola.
volete fare gli attori ma non siete in grado di accettare le critiche?
allora scendete dal palcoscenico, no?