la mia amica L. e gli amori invisibili

non sono amori veri, si tratta per lo più di perdite di tempo. ma sono giorni perduti che la fanno felice, durante i quali raccoglie fiori per infilarli nel diario come da ragazzina, in cui guarda la luna e sospira, e sospirare fa bene, soprattutto quando non hai più diciotto anni, perché, parafrasando lo scrittore francese per il quale ho perso la testa, non vediamo mai una ragazza di diciotto anni quando se n’è occupato il tempo, perché il tempo è il più grande sfruttatore che io conosca.

allora L. s’innamora. e quando suo marito torna a casa e le racconta dell’ospedale e dei successi ottenuti salvando la vita alle persone, e scopandosi giovani infermiere, lei può anche rivolgere lo sguardo al piatto e alla minestra e pensare a lui, il nuovo amore digitale, alle e mail piene di tatto che Mr “x” le invia, a quando si vedranno, prima che le arrivi il prolasso naturale, prima che debba domandargli, per cortesia, di tenere spenta la luce.

la vecchiaia è inutile qui da noi, nell’occidente sedentario dove si pratica lo sport di restare giovani a tutti i costi anche se proprio non se ne hanno gli zigomi, benché non si sia mai badato al proprio corpo mangiando la qualunque, che invece dovrebbe essere un Templio da tenere in custodia fino alla morte. soprattutto noi donne, che a quanto dicono dobbiamo avere diciotto anni oppure vestire come Daria Bignardi, anche se non potremo mai ottenere i suoi soldi o la direzione RAI, o il suo potere, ma soltanto i suoi capelli corti sale e pepe e la sua sobrietà del cazzo. le donne, che anche per essere scrittrici oggi è meglio siano bone, come mi scrisse un importante agente letterario, ma non bone come la grande Colette, che aveva un certo fascino più che altro, o come la Duras, ma bone come una Miss, perché pare ti misurino soltanto la telegenia quando scrivi una storia, non il talento.

ma oggi è una giornata così bella che posso sperare che quello della mia amica sarà un amore bellissimo, perché in ogni uomo c’è un essere umano, anche se all’inizio non lo vedi.

 

 

commenti una tantum

sappiamo che, se l’amico non lo frequentavamo allora, prima di FB, non lo frequenteremo neppure adesso. ma almeno io ci ho provato, soprattutto con le donne della mia giovinezza con le quali in quel tempo, troppo presa dall’amore, non avevo legato. ma forse hanno altri gusti letterari. nonostante infilino complimenti a ogni post di scrittrici più famose ma sicuramente meno fertili di me, e si dilettino in poesie, e si esibiscano in critiche approfondite su pessimi romanzi contemporanei, leggono tutti fuorché me. pazienza. l’importante è che non s’imbarazzino quando le contatto per far loro gli auguri di compleanno. che tristezza essere consapevoli del torto fatto e non desiderare di ripararlo, mostrandosi però compassionevoli verso il resto del mondo. 

segreti della simpatia, e del sorriso che meglio se incapsulato di fresco, sopravvalutata dall’analfabeta funzionale abituato dai programmi TV, e dai politici, a giudicare tutti secondo il proprio metro: si nun sorido nun amo.
ed è così che vita privata e pubblica dell’artista s’intrecciano secondo la nuova moda dell’autofiction, e tu sarai letta soltanto se rispetterai le regole, e corrisponderai alla moda corrente e al gusto degli altri, così sarai chiamata in TV dalla Bignardi nonostante non tu abbia un cazzo da insegnare agli altri, o più semplicemente da dire, ma soltanto perché fai audience.

su tremila contatti almeno duemilacinquecento non mi conoscono, o comunque non commentano mai. mi domandarono l’amicizia anni fa forse con entusiasmo per dimenticarmi tra le cose troppo serie, come si fa con le cose che possediamo, troppe, inutili. presto lasceremo tutti Facebook. presto, l’incubo degli youtuber sarà passato.