estention al cervello e depilazione brasiliana

ho passato un 8 marzo orribile. ho bannato almeno 20 persone che anziché postare gattini come ogni giorno,  o bufale, o tette e culi di donne che non vedranno mai neppure in sogno, hanno deciso di occuparsi di politiche sociali e storia del femminismo giusto per ottenere consensi e fare rumore sulla propria inutile home page di FB.

“la donna deve fare più figli se vuole salvare l’umanità” è stata l’affermazione più idiota della giornata, e benché in un mondo sovrappopolato l’ultima cosa di cui sentiamo la necessità è di fare altri figli, tanti altri idioti gli hanno dato ragione, perché spesso basta un’affermazione stupida a fare di te un vero divo per il popolo di pancia, che è felice soltanto quando può contraddirti e affermare la necessità di essere analfabeti.

che con la cultura non si facciano quattrini, chi ha cultura, ovviamente, lo sa già, ma è impossibile far capire ai fan dell’ano sbiancato e della depilazione brasiliana, che sono poi gli stessi delle estention al cervello, che si legge per nutrire l’anima e non il portafogli, e che anzi, spesso i quattrini corrompono i puri, e impediscono loro di riferirci il pensiero degli dei.

la cultura non si compra e la sua legge  resta invariata: i veri innovatori non saranno mai capiti, gli uomini (e le donne) di successo saranno presto dimenticati.

asfissia intellettuale

non posso giustificare che nel 2017 ci sia ancora chi pensi all’hashish come a una sostanza che dà dipendenza. perfino il commissario Schiavone si fa le canne.

la mancanza di cultura, oggi, che sia scientifica o letteraria, è una questione di comodo: fai prima a domandare a me cosa vuol dire “ossimoro” piuttosto che cercarlo da solo, perché è più importante guadagnare follower su twitter facendo battute idiote scopiazzate in giro, piuttosto che essere portatore sano di buona sintassi. è più facile impedire il cammino di una legge ferma da anni come quella sulla Liberalizzazione della CANNABIS, contestata e discussa, cancellata e riscritta, facendo dichiarazioni mendaci in TV, piuttosto che informarti. 

l’ignoranza, l’incompetenza, non è dovuta oggi alla mancanza di mezzi, ma a uno strano e insopportabile orgoglio populista; tu sei giustificato a non sapere ed io devo anche stare zitto e leggere le cazzate che scrivi. io direi invece che se non sai, eviti di parlare e basta, e magari ascolti. ci sono vecchi che non sono saggi, neonati che non sono belli e pareri che non sono richiesti. se sei ignorante oggi hai gli strumenti per sapere, se continui a non farlo è perché sei pigro, quindi stupido. il mio dovere, pertanto, è comunque quello di avvertirti, non posso lasciarti libero di spandere imbecillità in giro.

i romanzi?, quelli fuori copyright li scarichi gratis si Internet, gli altri li trovi ai mercatini a un euro; due settimane fa ho comprato dieci BUR tascabili con copertina in pelle rossa a 1 euro; l’opera omnia di Gary, invece, l’ho comprata a rate in libreria, perché 14,00 euro al mese, giacché li spendi per parrucchiere, estetista, cinema, cellulare, birre e intimissimi, li puoi anche tirare fuori per un cazzo di libro. ed esistono anche luoghi chiamati BIBLIOTECHE.

 

 

censura Italia

ci sono due tipi di censura, quella antica, non più tollerabile in una società democratica, praticata puntigliosamente da severi ispettori presenti al montaggio dei film, in teatro o nelle case editrici, poi c’è la censura moderna, quella del più semplice boicottaggio.
o dell’insabbiamento.
o del bavaglio.

è un tipo di censura mortale perché non si vede né si sente, come certi veleni.
è praticata dagli addetti ai lavori che si curano, on e off line, di tenere lontano il soggetto da censurare, in modo garbato però, per dirgli infine: scusami, veramente non ti avevo visto.

la volgarità non è più un problema per l’Italia delle Major che si serve abitualmente del kitch made in U.S.A.
anzi, come mi disse una editor pochi mesi fa: se scrivi di TV spazzatura ti faccio pubblicare da chi vuoi.
la volgarità piace alla massa, e gliela si dà in pasto volentieri, in prima serata, come il gossip sulle donne assassinate.
piace la violenza, lo stupro, e le scritte in giallo: STORIA VERA.

la censura si adatta ad altro genere di artisti.
a quelli che non hanno il fisico del ruolo, per esempio, ma che nonostante il bavaglio e la distribuzione scarsa continuano a parlare, perché non sono venali, e trattano certe materie sin da giovani e senza usare i guanti. perché di merda con cui sporcarsi ne hanno a quintali sotto le mani, perché è nella merda che sono cresciuti, perché hanno sfiorato la morte e sono ancora vivi, e di merda non parlano soltanto agli orrendi e inutili corsi di scrittura messi su dai “big” per fare soldi.

la censura del “se non ti vedo non esisti” è quella che uccide, oggi, che ti fa sentire l’ultimo, che non ti dà scampo, che ti fa vivere con un filo di ossigeno perché non ti vuole nemmeno morto, che vuole scoraggiarti, che finge di non combatterti e ti chiama “frustrato” se soltanto osi parlare.

quando non ci sarà più poesia continuerete a farvi le seghe sull’ultimo successo editoriale del cantante.
quando non ci sarà più poesia non ve ne accorgerete nemmeno.
vivrete in un mondo colorato dalla Disney e sarete comunque felici.

Molière in bicicletta

Fabrice Luchini, nato il 1° Novembre 1951 è un attore francese, bravo, bravissimo, sorprendente vederlo in originale, e Molière in bicicletta da lui anche sceneggiato è un bellissimo film, un film nel film e un film intelligente.
la trama è presto digitata: un attore famoso ma poco talentuoso cerca l’amico Serge, fuggito al nord dal mondo del teatro che l’ha ferito e matrattato, perché lo aiuti con la messa in scena del Misantropo. Serge, che avrebbe meritato la celebrità, si rifiuta d’interpretare l’amico ottimista di Alceste, Filiente, e anche di confermargli che parteciperà all’impegno.
Gautier Valance (Lambert Wilson) accetterà qualunque condizione, e l’invito a rimanere lì per alcuni giorni di prova pur di coinvolgere Serge.
e il film monta, monta scena dopo scena, tra minuscole comicità e battute intelligenti, e realtà e finzione scenica diventano un tutt’uno, con tanto di comparsa femminile e tradimento maschile.

i francesi fanno bei film. lasciando stare la vecchia insuperabile tradizione (parlo di oggi!), i francesi al contrario di noi provinciali presunti colti (su twitter pare che tutti abbiano un abbonamento in prima fila), non lasciano che i teatri chiudano. sicuramente anche lì ci saranno centinaia di MILF che mandano i figli a Londra ma non comprerebbero mai un biglietto per la prosa, ma credo che oltralpe gli attori e la tradizione siano da sempre più rispettati.
qui è tutto così approssimativo che non vale neppure la pena dannarmi per aver perso un’occasione.
qui, al solito, ma lasciate che lo dica ancora e ancora e ancora, non servono diplomi di Conservatorio, non Accademie, non anni e anni sulle punte per poter campare dignitosamente.
qui si fa tutto tra le quinte. lo so ci sono stata. anche all’arte si accede grazie a per parentele e amicizie. così negli anni ottanta così oggi.
nella patria di Goldoni si guarda a YouTube, si esalta la stupidità che fa audience, non la perfezione della parola che accarezza l’udito. perfino i doppiatori più giovani hanno l’accento romanesco, in barba alla più grande tradizione dei Gazzolo degli anni cinquanta.

pazienza Sorrentino e Garrone. la produzione media dei film francesi di cassetta è ben altro. ma noi qui ci accontentiamo del poco che resta. finché resta.

supponenze

io che i social non li frequento più, che li ho allontanati per noia ancor prima che Eco (o chiunque altro) ne parlasse come di un luogo affollato da legioni di imbecilli, m’imbatto spesso in ottimi articoli e, mio malgrado, nei commenti degli imbecilli.
e mi viene da pensare a quanto tempo abbiate da sprecare nel tentativo del tutto inutile di esibirvi, più che farvi ascoltare. e che forse non avete mai avuto un padre a darvi buffetti sulle labbra quando dicevate una sciocchezza.

mi fa specie che negli ultimi anni la cultura degli altri sia diventata per voi “supponenza” mentre per me rimane comunque cultura. spesso fonte d’ispirazione e ammirazione. pietra di paragone.
anche l’atteggiamento un po’ spocchioso, purché non maleducato, fa parte del pacchetto intellettuale di turno.
e gliela lascio volentieri l’illusione un po’ ridicola di stare sul piedistallo, soprattutto quando s’illude di aver raggiunto la notorietà con la vendita di cinquemila copie del suo ultimo romanzo.

sarà perché sono nata su un palco ma non capisco perché voi pensiate, voi che in fondo siete sempre stati dalla parte del pubblico, si debba usare tanta delicatezza con chi non ha talento.
stando nei camerini tra ciprie e costumi di scena s’impara che in arte la pietà provoca soltanto dolore.
perché è a suon di pubbliche umiliazioni che io ho imparato a rispettare l’esperienza dell’altro mettendo da parte la mia giovane presunzione.
ed è perché ho capito che di fama e celebrità non ce n’è più per nessuno -anche se pare che in molti non se siano ancora accorti-, che il mio unico fine è quello di scrivere e migliorarmi, e di rimanere a bocca aperta di fronte al vero talento, piuttosto che fare a gara di battute con legioni d’imbecilli.

(stasera, alle ore 21:00 su http://www.radiopopolareroma.it/ RADIOKALASHNIKOV vi racconterò di alcune uscite editoriali davvero interessanti sul SADOMASO per neofiti).