oltre cinquemila copie vendute

ora che ho ottenuto la vostra attenzione, perché sono certa siate venuti a leggermi per smentire la notizia o dileggiare, (ovviamente il titolo del post è una trappola), dico che è forse questo il confine oltre il quale il pesce diventa squalo, l’agnello lupo, la vittima carnefice, lo scrittore dallo sguardo umano uno stronzo patentato che nemmeno saluta, né ringrazia.
sono le cinquemila copie.
perché so, checché se ne dica in pubblico, che oggigiorno si fa festa già con mille copie vendute. e non stento a crederci, con le migliaia di ex lettori che si affannano su twitter per ottenere visibilità e follower.

me lo domandavo tempo fa https://wordpress.com/post/bibolottymoments.wordpress.com/6061 se per caso quello di diventare stronzi fosse un atteggiamento che si acquisisce col tempo, frequentando propri pari, se te lo impongono gli editori: “mai rispondere o ritelefonare al primo tentativo”, o se per caso la stronzaggine debba essere comunque un dono di natura, una sorta di “corredo” necessario all’artista, come nel settecento, fino agli anni quaranta del novecento, il baule con i costumi, i trucchi, e le parrucche per gli attori.

mi domandavo anche se fossero più stronzi gli scrittori che hanno fatto il famoso “salto”, da Pincopallo Edizioni a Giunti, per fare un esempio, o i critici/poeti/musicisti/professori insonni e latitanti anch’essi per dare notizie sulla recensione promessa otto mesi prima, ma sempre pronti a mettersi in vetrina a dare lezioni di vita ai famosi “fake” e “hater”, di cui però non v’è traccia sulle loro bacheche, ma che pare l’insultino da mane a sera.
l’insulto, si sa, la supposta persecuzione del VIP, crea un’aura particolare attorno all’account. comunque…

c’è gente che su FB si dà talmente tanta importanza da dichiarare pubblicamente: “ne ho scritto proprio qualche giorno fa sul mio blog” manco fosse Montanelli.
mettiamoci in testa che oggi nessuno vale niente.
è la legge del mercato.
l’unica cosa che rimarrà di quei cinque minuti di fama editoriale nazionale sarà sempre il nostro cuore, e come l’abbiamo usato.

l’unico egocentrico sei tu

ogni giorno, scorrendo la bacheca di FB m’imbatto in prolissi bandi, lamentele e rimbrotti da vecchie zie digitate da critici e critiche, scrittori, autori di grido, giornalisti e addetti ai lavori, indirizzate contro piccoli scrittori, esordienti, contro TUTTI quelli a “loro” sconosciuti, e che si macchierebbero di egocentrismo senza cercare un confronto. cui sarebbe proibito, insomma, pubblicizzare come tutti il proprio libro, e tra l’altro senza il loro prezioso aiuto, che normalmente indirizzano con generosità ad amici di pari potere e che possano favorirli alla prima uscita editoriale con uguale fervore.

sorvolo sulle gentili e mail della sottoscritta, al massimo una per non urtare la loro sensibilità, e che cotanto desiderio di scambio d’idee non lo hanno mai trovato, nonostante non fossero proposte di lettura del mio libro. ma domando ai signori scrittori, e critici, e giornalisti “di grido”, che lanciano anatemi dal proprio account: volete per caso stare sul podio senza che ci sia un po’ di calca attorno a voi?
volete silenzio in modo che l’eco della vostra voce possa ritornare nitido al vostro orecchio?

pensate di essere così necessari in assoluto?, o di esserlo perché c’è chi crea interesse attorno a voi?, chi vi legge per poi potervi contattare ed entrare in contatto con voi, chi accorre alle vostre presentazioni, chi fa il vostro nome, introvabile spesso anche in libreria?
credete veramente che se domandassi di voi, non dico al salumiere ma al mio Prof di lettere del liceo, saprebbe chi siete?

insomma, non sentitevi colpiti in prima persona da questo mio sfogo, sarebbe un atto d’imperdonabile egocentrismo, non parlo di nessuno ma parlo di tutti. e ricordate che in Italia, se non siete Fabio Volo non siete un cazzo, e sfogare la vostra frustrazione su chi prova a dare un senso onestamente alla propria esistenza, non mi pare opportuno. un bagnetto nell’umiltà, ogni tanto, gioverebbe anche a voi.

ha ragione Alex

sì, ha ragione il mio amico Alex quando dice che scrivere, oggi, è da pazzi, che è una condanna, che non vale la pena se poi devi lottare come un pazzo, pur uscendo con una casa editrice minuscola, perché anche sui social lavorano contro di noi, perché anche se siamo niente siamo pur sempre qualcosa relativamente al più sfigato tra gli incompresi.
perché oltre al cancro oggi è l’invidia che uccide.
e per un nonnulla.
per una recensione su un blog.

perché c’è sempre uno scrittore incompreso con la bava alla bocca pronto a sfoggiare se stesso nella critica autocelebrativa contro di noi pubblicata dal quotidiano di provincia, smorzando ogni entusiasmo nell’esordiente, ballandogli sul cuore, chiamandolo poi “sedicente”, così che qualcuno si faccia venire il dubbio che la laurea del critico abbia maggior valore di un romanzo scritto col sangue.

ha ragione Alex quando dice che scrivere non serve, se l’unico obiettivo è postare la foto dell’amico che sorride ebete con il tuo libro in mano, se quando poi gli domandi un paio di commenti sulla cagata che hai scritto scopri che ancora non l’ha letto, il tuo romanzo, che anzi non lo leggerà mai, e allora è un po’ come morire.
perché mi cadono le braccia quando leggo: raccontami di te, al termine di una email di un lettore che si dice affascinato dalla mia scrittura.
raccontami di te.
cazzo. no. ancora. magari leggi ciò che ho scritto.

io ho una strategia diversa comunque. e che non prevede nessun “lasciar perdere”.