ingrugniti dall’odio

non capisco perché farvi un karma di merda, se Riina sta comunque per morire. cos’è’, siete cattolici razionali che non credono nell’inferno ma soltanto nell’umana compassione?, meglio ancora quindi. e se non credete in dio?, crederete almeno nella legge, nella Carta Costituzionale, in quella dei Diritti dell’uomo. o no?

per giorni il popolo del web ha lanciato anatemi contro ignoti per il casino successo in Piazza San Carlo, a Torino, dovuto piuttosto alla smania di protagonismo, la stessa che spinge ogni italiano abitante a Londra a rassicurarci via FB sulla propria incolumità dopo ogni attentato. ho letto dichiarazioni raggelanti dalle vostre pagine, indicazioni per le pene più dolorose da dare al pazzo che aveva lanciato il petardo, torture, ergastoli. già aveva pronto l’identikit, il popolo del web e dei blog: giovane dissennato e privo di valori in cerca di visibilità. ecco, anche Kees Popinga, noto personaggio di Simenon, cercava popolarità, e sapeste che senso di vuoto nonostante tutto.

ma forse  innalzarsi sopra le colpe degli altri serve a sentirsi al sicuro dalle proprie mancanze, probabilmente la morte altrui allungherà l’esistenza propria, altrimenti non si capisce tanto accanimento, o come si possa dissipare tanta energia discutendo su FB con persone che almeno io non vorrei nemmeno sul portone di casa, litigare a morte con vecchi amici per questioni sulle quali non siamo stati neppure interpellati, il cui esito non dipende certo dalla nostra opinione, come per i vaccini o l’omeopatia.

e se sono neo mamme, o studenti o mafiosi, il tono è lo stesso. per tutti loro, il popolo del web invoca la pena di morte, la legge del taglione.

però vi do una brutta notizia, ossia che è diritto inalienabile dell’uomo (inalienabile: che non può essere soppresso, abolito, né sottratto) avere una morte dignitosa, che si tratti di DJ Fabo o di Totò Riina. è scritto sulla stessa Costituzione che pochi mesi fa abbiamo difeso.

o forse non l’avete letta?

vietate le sculacciate, soltanto sui bambini.

«ieri a leggere la notizia mi stavo sentendo male. pensa se vietassero anche qui lo spanking, come in Inghilterra, nei film porno, pissing e face sitting …».
«lo sai che se dici “spanking”, o “pissing” nessuno ti capisce qui in Italia?».
Marité ride: «pensa che perfino alla Farnesina c’è gente stipendiata che parla soltanto romanesco, non mi meraviglia che ci siano in giro tante troie che non sanno ciò che fanno».
«e poi, senti che suono… SPANKING!, e ti pare di sentire il colpo sulle chiappe!» dico io, battendomi la mano aperta sulla coscia.
«huuummm… », facciamo in coro.

ridiamo, sebbene ci venga un po’ da piangere.
«per pagare la prima rata di Equitalia ho dovuto alzare tutte le tariffe», mi fa Marité rabbuiandosi.
nessuna delle due parla più.
immagino i suoi vecchi clienti che contrattano, su da lei ai navigli, per quei tre euro in più su ogni prestazione che sul rapporto completo pesano eccome, come quando vai a comprare indumenti sportivi in un ipermercato, e alla fine esci con due bustone e un conto ben più salato di quanto avevi previsto, perché più è basso il costo più sei invogliato a comprare.

così, Maria Teresa, la mia amica che con tre lauree fa marchette per fare la spesa, sospirando mi racconta le sue ultime scoperte su Equitalia: «e quindi son stata dl commercialista… e poi dall’avvocato, e ho saputo che sebbene la legge sostenga l’incostituzionalità di richiedere più del 20% dell’introito mensile del contribuente, loro se ne fottono».
«cioè?», dico io allargando gli occhi per la sorpresa.
«cioè ti chiedono il foglio ISEE ma alla fine la rata deve essere dell’importo che dicono loro… sebbene fuori legge, anche se non sai come fare a pagare».
«e nessuno li arresta?».
«no».
«e non si può fare niente?».
«no».

provo a dire ancora qualcosa ma nessun improperio mi pare abbastanza incivile e incisivo. viviamo in un Paese in cui le leggi sono palesemente eluse da SpA che fanno le veci di Enti pubblici e nessuno reagisce.
restiamo tutti con il culo all’aria a farcele dare di santa ragione, ma senza neppure il piacere di prenderle.

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