librerie e sex toy

dunque il nuovo gioco di opinionisti in diretta TV, ma anche giornalisti, scrittori, politici, attori, magistrati, è quello di mostrare alle proprie spalle una libreria possibilmente ben fornita, meno “Struzzi” meno punti, le prime edizioni però non contano, il pubblico da “Salone” poco sa sull’argomento.

fa cafone il libro messo di copertina, soprattutto se a proprio nome, che è un po’ come citare se stessi. se sei virologo puoi anche evitare la libreria e lasciare che la telecamera inquadri un bell’olio su tela, in questo caso anche i congiuntivi possono suicidarsi, gli scienziati non sono obbligati a leggere. anzi, meno leggono meglio è: durante le conferenze stampa della Protezione civile numerosi “piuttosto che” congiuntivi sono stati lasciati liberi di esprimersi e contagiare i presenti. strane forme verbali sono state autorizzate dalla Crusca.

Massimo Giannini, bello anche senza luci al led, è rimasto fedele ai dorsi bianchi ben ordinati. così il filosofo Cacciari. da Berlinguer, Corona (non il virus ma insomma) ha mostrato la “libreria troiaio” coerente al personaggio. Enrico Letta, ricicciato in tempo di virus assieme a Mario Monti, quasi a voler ricordarci l’emergenza economica dei loden, ci ha presi in contropiede mettendosi a parlare di diritti costituzionali davanti a una tenerissima collezione di giornaletti di Topolino, che rossi e gialli fanno anche Forza Roma, scatola di Subbuteo e macchinine. 

io credo, però, che se proprio volessimo essere originali, avendo tempo da perdere e quello mi pare ci sia tutto, dovremmo mostrare qualcosa di meglio in libreria, qualcosa che ci renda veramente originali. per esempio una collezione di sex toy, plug anali, manette, vibratori, scatole di preservativi; ma anche bilancini, cannucce, biglietti da 100 arrotolati, che fanno tanto Camera e Senato.

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stasi e movimento

all’inizio della quarantena pensavo che niente sarebbe cambiato nella mia esistenza. da molti anni mi sono ritirata fuori dalla capitale, dal Rione Monti dove ho sempre vissuto dopo essere partita da Bari. la mia esistenza di border line è fatta di abitudini e riti irrinunciabili, di stampelle cui affido il mio precario equilibrio psichico. come quando facevo teatro, la mia giornata è una preparazione al debutto. solo che adesso la mia scena non è sul palcoscenico, ma su un file di word. e ogni invito fuori, a cena o a un concerto, è un’interruzione spiacevole, un giorno di buco non pagato.

STAMPELLE: al mattino corro o faccio pilates, metto a posto casa, recito Sutra e Mantra, lavoro di editing e schede di valutazione, pranzo, mi riposo, rifaccio meditazione, appronto la cena e poi, finalmente, attorno alle 17:00 accendo candele e incensi e mi metto a scrivere, emozionata come andassi a incontrare il mio amante. spesso alzo gli occhi dal Mac e mi accorgo che sono già le 23.00, che ho famissima e mal di testa. talvolta il Man torna dalle prove o dai concerti che io sono ancora a tavola.

mentre tutti si muovono, mentre il mondo attorno a me si affaccenda e fa chiasso, lontanissimo dal mio rifugio sul lago, io scrivo. io traggo il silenzio necessario alla mia concentrazione dal vostro caos: marmitte e mamme urlanti, bastardi picchiatori e amanti, studenti fuori corso e impiegati di banca; tra compravendite e furti, offerte promozionali e investimenti, cinema e teatri e musica. è dal movimento che la mia stasi scaturisce. io sono colei che scatta la foto.

ma ora che siete tutti fermi, non posso far altro che inserirmi nel gruppo.
c’è troppo silenzio per il mio chiasso interiore.

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