scrittrici Influencer

i grafici non sono più Munari e Dagrada e possiamo anche tralasciare la gravità di una citazione impaginata di merda sul frontespizio e per cui illeggibile, o che l’opera non sia frutto di autentica sofferenza e vero stupore o rischiosa sperimentazione, attributi necessari stando agli editor che ho sentito tuonare negli anni dai palchi delle Fiere del libro, sempre più numerose.

gli addetti ai lavori cercano un romanzo che faccia il botto;  il personaggio fotogenico, pazienza se durerà un anno o cinque, dopo ci sarà sempre un nuovo esordiente, un ricambio ad hoc che proponga ai lettori immemori una storia personale che commuova. lo scrive su FB anche Roberto Cotroneo, che però a mio avviso non s’impegna abbastanza nello smascherare i bluff da vetrina facendo nomi e cognomi. scelta rispettabile.

l’editoria non cerca la grandiosità e il peso di idee nuove, non l’innovazione della lingua che, in ogni caso, i giovani con contratto a progetto sarebbero in grado di riconoscere: non si può leggere tutta la letteratura del ‘900 in 10 anni. non investiranno nemmeno, come tanti sostengono, ma pagherà i buffi accumulati.

sono anni che si tenta assieme al team di esperti di creare scrittrici Influencer: under 30; belle dio santo; coltissime, e adesso che ne abbiamo una che vende più di King, si urla allo scandalo.

be’ almeno l’Influencer scrittrice dichiara il nome della ghostwriter. e sarebbe un momento di non trascurabile onestà se tutti gli scrittori dichiarassero in copertina il nome dell’editor. almeno sapremmo con chi prendercela.

 

qui il mio libro di racconti sul pissing che si legge serenamente con 2 mani

qui l’ultimo edito da Castelvecchi

 

purplewashing

chi mi conosce sa che cosa scrivo e per che cosa mi batto. e non da ieri. al netto di tante riflessioni e amicizie femminili, oggi, 5 settembre 2019 posso affermare che le femministe maccartiste sono dannose per me non meno del mio ex marito violento.

tempo fa, dopo una furiosa lite su FB con scrittoressa scrissi questo

sto male, soffro a certe bacchettate quotidiane, alle battutine, alla mancanza di solidarietà, come negli anni ’80 quando nei collettivi ero messa all’angolo  perché non vestivo come loro, perché mi depilavo e la davo a sinistra ma molto volentieri anche a destra, se uno mi piaceva.

per struttura, esperienza e formazione, non mi adeguo al pensiero unico. sono convinta che le regole si debbano adattare ai casi, riscrivere. che le situazioni abbiano sfumature diverse, che alla base di uno squilibrio psichico, per esempio, ci siano responsabilità parimenti distribuite tra padre e madre, ma in ambiti differenti. che le colpe (se di colpe si deve parlare) siano da individuare talvolta solo della madre e talaltra solo nel padre. che LA PARITA’ di genere, insomma, abbia bisogno di qualche sfumatura in più e di meno gadget, di meno adesivi e hashtag. di maggiore compattezza nei fatti, nelle azioni, nei pensieri, a prescindere dalle idee di ognuna.

quanti romanzi sulla solidarietà femminile sono stati pubblicati in questi ultimi anni. poi, però, appena possono ti si mangiano. si chiama #purplewashing quella cosa per cui una donna mangerà il cuore di un’altra donna pur di affermare di avere ragione. o di mostrasi migliore. è una trappola ideologica grazie alla quale il femminismo sembrerà al primo posto nella scala dei valori, ma lo sarà per lo più a parole, nel brand

qui Pioggia Dorata, pissing paritario

qui un romanzo molto femminista: Conversazioni Sentimentali in Metropolitana edito Castelvecchi

un adulterio

sto leggendo una storia (racconto lungo o romanzo breve non lo so) di Edoardo Albinati, Rizzoli 2017. non ho letto La scuola cattolica, diversamente da mia madre che lo ha anche amato. comunque, il volumetto (dal costo di 16,00 euro) l’ho acquistato alla fornitissima bancarella del mercato antiquario di Anguillara pagandolo 3,00 euro. male che vada lo regalerò a mamma.

ci sono alcuni elementi che me lo rendono subito ostile: l’interlinea doppia, super abbondante, gli spazi, tanti, inutili, laterali, interni, tra i paragrafi, ampi come le lenzuola nelle quali i due adulteri si avvolgono. il repentino cambio di tempo verbale, dal passato prossimo al presente narrativo all’interno dello stesso paragrafo. il tema circolare dell’amore passionale, assai teorico, niente affatto personale -viceversa io credo, e così affermo nei miei libri, che esso nasca sempre da un’esperienza esistenziale individuale e mai universale-. eccesso di passione, desiderio di sbarazzarsi della passione, impossibilità di fare a meno della passione e di nuovo eccesso di passione, mi pare un po’ poco per tirarmi nella storia.

certamente per volere dell’autore, io non so dove i due si siano conosciuti. di loro vedo abbozzati sullo sfondo i rispettivi coniugi e un matrimonio felice. è dichiarato: i due amanti vivono un momento speciale e definito all’interno di una bolla, e nulla a parte loro sarà importante durante quel fine settimana. ma se io non capisco, se non so che cosa li abbia spinti a unire le loro bocche la prima volta, non capirò neppure la loro felicità (rifiuto, odio, felicità) che al momento, giuro, mi pare del tutto insensata. Albinati vuol forse dirci questo? che la passione è insensata?

l’amore senza volto di Clem e Erri, due adulteri privi di passato e futuro come in un quadro di Magritte, sono protagonisti di un ADULTERIO indefinito, il mio o il tuo sarebbe uguale. un adulterio che non lascia spazio all’emozione, freddo, che non mi fa intravedere nulla al di là della noia di cui si compone. anche loro girano per ‘isola, dove a parte le falesie e la luna e il mare, pare non vi sia vegetazione, né voci distanti, o profumi, odori. a differenza dei protagonisti di Cortesie per gli ospiti di di McEwan, non trovo un senso per loro, neppure quello di una prosa sopraffina.

qui Pioggia Dorata, amori estremi e sesso

qui l’ultimo uscito per Castelvecchi

a gennaio di nuovo in libreria (stay tuned)

la scrittrice attenta

su retro di copertina, fascetta, introduzione, biografia, comunicato stampa, si legge sempre più spesso questa frase: l’autrice, attenta ai cambiamenti sociali, ha uno sguardo speciale e profondo sull’universo femminile.

e adesso immaginate la scrittrice in questione il primo giorno di scuola dei vostri bambini, pensatela nascosta tra le auto parcheggiate davanti al plesso scolastico mentre prende appunti sul modo speciale che avete di salutarli, sul vostro sguardo apprensivo e intenerito, sulla lentezza nel rimettervi in auto per andare al lavoro, prova conclamata del rifiuto per l’ingiusto distacco.

ma anche al mare nascosta sotto l’ombrellone e dietro scurissimi occhiali da sole, la nostra acuta scrittrice con binocolo osserva il suo oggetto di studi tuffarsi tra i flutti, spalmarsi la crema sul corpo: lo sguardo attonito sulle violenze testé subite, e d’altra parte quel livido sulla coscia sinistra potrebbe esserne la prova, pensa, acutissima, la nostra ispettrice dell’animo.

nulla sfugge alla scrittrice attenta.
ogni pertugio è un nascondiglio per l’acuta penna della sensibilissima reporter dell’inconscio.
guardatevi perciò le spalle in Tribunale, il giorno della causa di divorzio, in ospedale, per la nascita della vostra terza nipotina, al parco giochi, in fila alla posta, in banca, al bar. la scrittrice attenta sarà sempre lì, un passo dietro di voi, pronta a farsi e cazzi vostri: a contare le calorie che assumerete tra una lacrima e l’altra; a raccogliere i cocci del vostro cuore per riattaccarli e metterli nella vetrinetta delle bomboniere, assieme alla sua ultima uscita editoriale.

qui Pioggia Dorata (GiaZira Scritture). raffinati racconti sul pissing
qui Conversazioni Sentimetali in Metropolitana (Castelvecchi)

ma parliamo ancora di voi lettori

sono diversi mesi che nuovi lettori di Pioggia Dorata, ma anche dei racconti pubblicati dal generoso e fotogenico Paolo Baron (80144 Edizioni), si aggiungono spontaneamente alla pagina del romanzo e alla mia personale. e tutto questo interesse non può che lusingarmi, ovvio, roba da genuflettermi, da correre in bagno e infilarmi le mani negli slip per la gioia, così come ricevere i resoconti delle vendite dopo tanti anni ancora in crescita. mica pubblico per Einaudi, eh.

però di una cosa non mi capacito, e mi crea imbarazzo e raccapriccio, ossia questa particolare bulimia del lettore maschio, del suo desiderio, cioè, di sapere come io (e quando, e come, e con chi) faccio sesso.

ieri qualcuno mi ha dato dell’ingenerosa perché non volevo dirgli se amo più prenderla o darla, la Pioggia. nemmeno pretendesse di sapere dalla sua autrice preferita di noir che cosa prova nell’uccidere, dando così per scontato che lo faccia; come se io mi fossi messa a perseguitare Carlo D’Amicis (Il Gioco, Einaudi 2018), con la richiesta di vederlo vestito da Bull, o perché mi mostrasse il suo arnese (oddio), e dai.

capisco che una donna, scrittrice, ancora graziosa e in grado di mettervi le mani nei pantaloni (mentalmente eh) possa originare il desiderio di andare oltre l’immaginazione, però non è giusto mettermi in difficoltà soltanto perché sono una donna. negli anni ho rischiato di perdere molti lettori a causa di dinieghi, della mia resistenza alla seduzione fine a se stessa che si è conclusa per me con l’uscita del romanzo Justine 2.0.; perché il sesso virtuale mi annoia mortalmente; o forse è proprio il sesso fuori dai libri ad annoiarmi. quindi, sappiate che darò il mio meglio sempre per iscritto.

continuate pure a raccontarmi di voi, ma vi prego, non chiedete altro di me.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici GiaZira Scritture