contratti d’amore o di governo

ci sono gli uomini che fanno i preziosi, che non si concedono, che mettono paletti e dettano regole prima, ancora prima del primo appuntamento, forse prima ancora di aver incontrato un partner. uomini (anche donne sia detto, benché io parli di ciò che conosco) che non vogliono assumersi il rischio del fallimento, o dello scontro, o della noia. o che semplicemente vogliono sentirsi liberi di lasciarci (chiudere, interrompere, finirla) e dire: ma io te l’avevo detto che non sono fatto per una storia seria.

i paletti relazionali possono essere piantati tramite lettera (email, messaggi), o  trattati davanti a una pizza, in attesa che finisca la pubblicità prima del film, o in giro per vetrine nella località turistica. lui fa l’elenco e lei spunta, ingoia rospi, impallidisce, consapevole di non aver mai preteso contratti o garanzie da nessuno: perché la passione, l’attrazione, non sempre finisce in unione d’intenti, in affetto smisurato, in desiderio di tenersi a vita con le dita allacciate, di essere pelle e voce l’uno per l’altra.

possono essere anche emissari e consiglieri i latori del contratto di alleanza. gente che conosce bene il soggetto e ne fa le veci con la nuova fiamma un po’ credulona: sai, l’amico mio è sensibile, non vuole storie ma soltanto per non ferirti.

la relazione con indecisi del genere, vigliacchi, dura sempre poco. perché chi pretende contratti, che siano d’amore o di governo, è su quei contratti che ha già scritto la nostra fine.

qui Pioggia Dorata

qui il mio ultimo romanzo, edito da Castelvecchi