Maria Teresa e i dottori commercialisti

«quindi hai trovato un buon Professionista?».
Maria Teresa tira un lungo sospiro: «gli unici professionisti che puoi giudicare al primo appuntamento sono i parrucchieri e le puttane, con gli altri hai bisogno di tutti Santi in Paradiso, che siano avvocati o esperti di fisco».
«quindi com’è andata?».
«è andata che hanno trovato l’unica cartella esattoriale non pagata dell’unico anno in cui ho lavorato, e che bisognerà  trattare, visti gli interessi che in anni si sono accumulati».
sento mugolii e sospiri: «ti chiamo più tardi Marité?», e immagino il cliente sotto le sue mani.

«no, tranquilla, sto esaminando il video dimostrativo che mi ha inviato un’allieva».
«hai allieve?».
«pensi ci sia un gran futuro qui in Italia?, o che i vecchi vecchi mestieri saranno la nostra sola fonte di guadagno?, una volta presi tutti i Premier, e politici, e corrotti in circolazione, noi ragazze laureate possiamo sperare nella manovalanza in Stazione per sopravvivere, o nel matrimonio».

i suoi angeli in tacchi a spillo svolazzano per la sua casa ai navigli e bisbigliano possibili soluzioni: psss… psss… psss…
«che poi non capisco perché, se la LEGGE impone che una rata di Equitalia non possa superare il 20% del reddito complessivo del debitore, o il quinto di uno stipendio che io non ho, ci si debba invece affidare a un terzo, il Dottore Commercialista, e genuflettere davanti all’agente di riscossione per domandare la Grazia… ».
rifletto anch’io, a rigor di logica ha ragione Marité.
«ho la sensazione che qui le Leggi servano soltanto a confondere la gente e a essere comodamente aggirate».

sento mugolii strazianti: «è ancora il video della tua allieva?».
«sì, ma questo lo metterò in rete, se il mio proprietario di casa non mi abbasserà il canone d’affitto».
«ma tu pensi che l’unica sia vivere nell’illegalità?».
«beh, se lo Stato non rispetta i cittadini, non vedo perché i cittadini debbano rispettare lo Stato, e se la Legge può essere aggirata, non vedo perché no, magari mi servirò di un Professionista».

nessuno è pulito se vuole guadagnare

è la prima volta che mi trovo d’accordo con Saviano, di cui non sono una fan e non ho difficoltà ad ammetterlo, perché chi mi conosce sa che sono onesta. ma ha ragione. e bisogna dirlo forte.

comunque un tizio, uno che mi stava dietro fino a qualche mese fa, finché gli ho chiesto di non dirmi cosa fare e cosa no, giacché non gli ho mai nemmeno stretto la mano, sosteneva dovessi dimenticare il fallimento dell’Università della Musica.
io ci provo, ma è difficile, soprattutto perché se non avessi deciso d’investire ancora su quella maledetta impresa, oggi avrei una rendita netta di quattromila euro mensili.
e non sono pochi.

il primo grido di allarme lo lanciai nel 1995, quando andai a Palazzo Chigi e riuscii a parlare con il segretario di Bertinotti ottenendo molto più di una promessa (lecita e non sottobanco). ma il governo cadde dieci giorni dopo, se non ricordo male grazie all’appoggio di Mastella alla maggioranza.
poi riuscii a ottenere l’attenzione di una grande azienda che investiva sulla cultura.
l’A.D della mega S.p.A. milanese che aveva appena comprato l’accademia di Danza a Milano, venne a Roma e mi disse di sì.
tanti quattrini e il rilancio.
avrebbe rilevato l’UM e tutti i suoi problemi.

al Comune di Roma (giunta Veltroni e poi Alemanno), il compito di assegnarmi una cazzo di sede da rimettere a posto e avere in comodato per 80 anni. e come scuola che opera da più di 20 anni sul territorio, elargisce borse di studio annuali di tasca propria, ha una mediateca a disposizione dei ragazzi del quartiere, offre aule gratis per lo studio, stampa un giornale di tecnica e teoria musicale… invece no.

niente sede, niente riconoscimenti e quindi liquidazione, chiusura, fallimento, pianti.
avevo trentasei anni.
sì, un romanzo ce l’ho nel cassetto su questa storia di merda. anche sui consulenti, avvocati e commercialisti che un po’ sono maldestri e ignoranti, un po’ non riescono a stare dietro ai cambi di normative che questi pasticcioni e ladri che ci governano applicano a ogni maledetto cambio di governo.
ma è troppo deprimente.
non me lo pubblicano.

quando gli stessi politici che dovrebbero aiutarti ti domandano prestazioni sessuali in cambio d’informazioni su chi può aiutarti a salvare l’azienda sulla quale hai investito TUTTO, non c’è nulla che sta più in piedi.
se sei alla canna del gas e qualcuno ti domanda la mazzetta gliela dai pure dimenticandoti di filmare le prove.
quando scopri che un direttore di banca ti concede uno scoperto di trenta quarantamila e senza garanzie, grazie alla percentuale cash sottobanco, significa che vivi nel mondo di Ali Babà e i 40 ladroni.
e che siamo alla resa finale.
e che non si può cambiare.