halloween

amo certi film dell’orrore e non ho niente contro la cultura anglosassone; uso frequentemente anglicismi, non posso farne a meno quando racconto il mio oggi. ma non ho figli. nessuno che m’imponga con infinite “gnagne” di seguire la moda del travestimento per Halloween. e poi sono all’antica, sono terrona e legata dal ricordo a certe tradizioni, alle caramelle di zucchero che mi nonna mia porgeva, quando dopo la messa del mattino passeggiavamo per i viali alberati del cimitero monumentale di Bari, alla sua espressione contrita che io imitavo pur senza capire.

mi fa bene andarli a trovare. mi piace scegliere per loro i fiori che da vivi avrebbero voluto ricevere, spazzare foglie secche dalla pietra sotto la quale giacciono le loro ossa, lucidare la grande croce di legno da nave, contravvenire alle regole della mia fede e recitare qualche Ave Maria, così da raggiungerli ovunque si trovino parlando il loro linguaggio anziché il mio.

la loro cappella sotterranea al campo 9 spicca tra tutte per semplicità ed eleganza, nessun angelo con spada, nessuna fotografia, soltanto un grande coperchio di pietra viva e irregolare che l’edera ricopre a tratti, ben curata dalle mani esperte di mio zio. e lì davanti m’inginocchio, e immagino le considerazioni di mio padre sulla mia situazione attuale, le sue battute sarcastiche sui social network, un po’ cafoni, così fintamente democratici, lo sguardo scandalizzato di mia nonna nel sapermi scrittrice e non di romanzi rosa.

come Elettra, anch’io conservo un po’ dei loro capelli stretti in nastri di raso neri e bianchi. nella loro bara misi i miei, affinché lì nel buio non mi dimenticassero.
scusate se sono un po’ all’antica, ma di questi tempi preferisco andare al cimitero con un bel fascio di fiori. i ceri no, non ci piacciono.

nei giorni di tramontana, quando l’aria è nitida, verso il tramonto lieti fuochi fatui si rincorrono per i viali deserti.
questo è il mio sobrio Halloween con i morti.

Cimiteri digitali

La rete ne è già piena e siamo soltanto all’inizio. Sono i cimiteri digitali, a cominciare da quelli dei social, pagine e pagine di profili di persone defunte -perché nonostante lo spiccato senso dell’ironia che pare abbia contagiato tutti si continua a morire. Profili di coloro che non hanno fatto in tempo a lasciare user e password a una persona di fiducia che possa liberarle- come ho fatto io già tre anni fa- e che se ne stanno lì, mute, ad accogliere parole di rammarico di chi è restato e gli racconta teneramente quanto vita sia triste senza di lui. Non so se faccia più tristezza vedere esibire il dolore o vederle vuote di amici quelle pagine che sadicamente nessuno toglie.

Scusate ma sono un po’ terrona e il cimitero è per me luogo sacro e miracoloso. Da bambina correvo dietro ai fuochi fatui e vedevo suore morte ammazzate nella chiesa di Santa Teresa dei Maschi. Poi, infatti, ho scelto l’accademia d’arte drammatica.

E i cimiteri dei Blog? Pagine e pagine di inutili foto e inutili informazioni e inutili parole spesso di nessun peso. Diari, ricette copiate, brutte foto. Ma perché dopo avere smesso di usarli e averli abbandonati non provate anche a cancellarli?

Il solito modo di fare: uso e lascio lì. Tanto è gratis. Tanto non c’è nessun obbligo a levarlo. E la rete s’intoppa delle vostre inutilità, e io, che giro in cerca di qualcosa d’interessante m’imbatto nella bruttezza dei vostri ricordi.

Sono pessima? Bene, allora tornate a casa, fate il bakup dei vostri tesori digitali e togliete di mezzo ciò che da anni non usate più.

Qualche volta le critiche andrebbero accolte. Ma l’abitudine a guardare la tivù porta questa assurda umanità a giustificarsi di continuo, come se la vita fosse tutta un talent show e ci si aspettasse un premio.