selfie d’agosto

ieri ho scrollato la Time line di twitter. il profilo domenicale di una donna  in bikini leopardato davanti allo specchio, esibizione di granitica solitudine, di amaro abbandono di ogni specificità intellettuale a favore della sborra, mi ha fatto pensare.

è possibile non  si riesca a rinunciare alla funzione sociale imposta che ci vede come strumento di piacere? è giusto vivere l’esistenza con la sensazione di essere utili soltanto a quello? o crediamo che la donna in bikini davanti allo specchio stesse ripassando la Critica della ragion pura?

non credo che la libertà stia nel mostrare al mondo le proprie beltà in protesi  (culo, naso, labbra), quanto nel provare a noi stesse di poter fare a meno degli inutili occhi social, di poter stare a braccetto con la solitudine, di non dovere dimostrare un cazzo alla vita, che in definitiva è un dono e non un invito alla guerra. vecchiaia compresa, quando, da gran figa quale sei stata e sei, puoi finalmente deporre il bikini leopardato.

qui Pioggia Dorata (tanto per rinfrescare le idee)

qui l’ultimo mio romanzo Castelvecchi

 

botulini

no, non sei sorpresa di vedermi, è la blefaroplastica che ti renderebbe ilare perfino al mio funerale. quasi non ti riconoscevo con la fronte spianata e la bocca che è tutta denti, li hai appena fatti sbiancare e brillano nella notte come perfetti soldatini. a guardarti però non so cosa pensare, hai la faccia liscia come quella di un bambino, non sembri nemmeno tua sorella minore, forse una lontana parente che ha un po’ l’aria di famiglia.

muovi nell’aria le mani inanellate ma non dici niente. non porti un gioiello che non sia firmato, cerchi disperatamente qualcosa nella borsa, ecco, sì,il portafogli gonfio di carte di credito del conto in comune con tuo marito. tuo figlio nato in provetta è a casa con la baby sitter, non ricordi bene neppure quanti anni abbia, tua madre a casa con la badante, tu, atterrita dalla noia, cerchi un diversivo per perder tempo, quello che hai cercato inutilmente di cancellare dalla faccia.

saltelli tra i luoghi comuni sulla politica e il malgoverno, le tue labbra sproporzionate ripetono con convinzione ciò che le orecchie hanno sentito la sera prima in televisione, scivoli tra citazioni sbagliate delle ultime uscite editoriali che hai comprato e mai aperto, arranchi tra congiuntivi incerti e frasi fatte, ti dimeni tra le contraddizioni che inutilmente cerchi di frenare: no, non sono razzista ma così non si può più campare.
sì, mi ricordo di te e della tua intelligenza vivace. allora andava di moda, come oggi la chirurgia plastica.