censura Italia

ci sono due tipi di censura, quella antica, non più tollerabile in una società democratica, praticata puntigliosamente da severi ispettori presenti al montaggio dei film, in teatro o nelle case editrici, poi c’è la censura moderna, quella del più semplice boicottaggio.
o dell’insabbiamento.
o del bavaglio.

è un tipo di censura mortale perché non si vede né si sente, come certi veleni.
è praticata dagli addetti ai lavori che si curano, on e off line, di tenere lontano il soggetto da censurare, in modo garbato però, per dirgli infine: scusami, veramente non ti avevo visto.

la volgarità non è più un problema per l’Italia delle Major che si serve abitualmente del kitch made in U.S.A.
anzi, come mi disse una editor pochi mesi fa: se scrivi di TV spazzatura ti faccio pubblicare da chi vuoi.
la volgarità piace alla massa, e gliela si dà in pasto volentieri, in prima serata, come il gossip sulle donne assassinate.
piace la violenza, lo stupro, e le scritte in giallo: STORIA VERA.

la censura si adatta ad altro genere di artisti.
a quelli che non hanno il fisico del ruolo, per esempio, ma che nonostante il bavaglio e la distribuzione scarsa continuano a parlare, perché non sono venali, e trattano certe materie sin da giovani e senza usare i guanti. perché di merda con cui sporcarsi ne hanno a quintali sotto le mani, perché è nella merda che sono cresciuti, perché hanno sfiorato la morte e sono ancora vivi, e di merda non parlano soltanto agli orrendi e inutili corsi di scrittura messi su dai “big” per fare soldi.

la censura del “se non ti vedo non esisti” è quella che uccide, oggi, che ti fa sentire l’ultimo, che non ti dà scampo, che ti fa vivere con un filo di ossigeno perché non ti vuole nemmeno morto, che vuole scoraggiarti, che finge di non combatterti e ti chiama “frustrato” se soltanto osi parlare.

quando non ci sarà più poesia continuerete a farvi le seghe sull’ultimo successo editoriale del cantante.
quando non ci sarà più poesia non ve ne accorgerete nemmeno.
vivrete in un mondo colorato dalla Disney e sarete comunque felici.

cintura di castità

cos’ha pensato la donna padovana prima di fabbricarsi da sola la cintura di castità?
in che razza di mondo viviamo, soprattutto, e quanto siamo soli, e quanto siamo diventati feroci per non accorgerci della paura generata nei nostri simili da certe notizie?
ossessionata dall’idea delle violenze sessuali, recita il “Gazzettino”, la donna si sarebbe fabbricata una cintura di castità con un guanto di ferro da macellaio e delle cinghie, poi l’ha indossata, infine, avendo perso il lucchetto, è corsa dai vigili del fuoco per farsi liberare.

è un gesto estremo che dovrebbe farci riflette, e forse non ci sarebbe nemmeno da ridere, non fosse che siamo abituati a sbranarci quotidianamente sui social e fuori. tra partite IVA vessate dalle tasse e prive di tutele che vorrebbero vedere gli impiegati statali licenziati in tronco, così per sfizio, jazzisti contro rokkettari in lutto, persone libere contro schivi della religione, renziani e pentastellati che si litigano il trofeo dell’illegalità, moltitudini di frustrazioni in fuga da un’esistenza piatta alla ricerca della celebrità.

e tutto questo guerreggiare inutile, la ribellione, che ci porta via un mucchio di tempo ed energie, avviene su un social network così puritano da CENSURARE profili, foto di donne che allattano, la copertina dell’Espresso (http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/01/15/news/facebook-censura-l-espresso-e-il-corpo-delle-donne-1.246889): ma quanto è più raccapricciante la foto di un bambino morto o di un profugo in fuga?

a questo dovremmo ribellarci.
al collare di terrore che ancora una volta gli alleati ci hanno stretto al collo.
alla catena digitale che ci rende consumatori affidabili dei loro prodotti.
al bigottismo di Zuckemberg e di Amazon.
al software cui di fatto confessiamo ogni cosa, cui diamo da custodire le nostre foto e le nostre relazioni più segrete.

dovremmo ribellarci all’angoscia con cui vediamo il nostro futuro e viviamo il presente, alla finta relazione che abbiamo instaurato con il mondo, a uno strumento di comunicazione tra i più potenti che ci rende ogni giorno più estranei a noi stessi.

non ditelo a David Cameron

scrivo così tanto che non ho più cassetti dove infilare manoscritti,
scrivo così tanto che il mio uomo si mette in agenda e aspetta il suo turno per vedermi,
scrivo così tanto che non so più cosa sia una vacanza,
scrivo così tanto che ho i tendini degli avambracci infiammati,
scrivo così tanto che non ho più impronte digitali,
scrivo così tanto che non mi masturbo da mesi,
scrivo così tanto che cambio tastiera ogni mese, che il mio sistema operativo si è fuso, che ho aggiunto giga e giga di ram eppure non basta ancora.
scrivo così tanto che mi dimentico di mangiare, che non dormo più, che ho già in mente la prossima storia e l’altra ancora,
scrivo così tanto che tra noir, erotici e paranormal thriller dovrei farmi tre pseudonimi,
scrivo così tanto che non ho più amanti,
scrivo così tanto che ho paura di morire e non fare a tempo a raccontarvi tutto,
scrivo così tanto che tra sommario e indice passa natale e carnevale,
scrivo così tanto che scrivere alle case Editrici mi fa perdere tempo,

scrivo così tanto che a Maggio mi auto pubblico.

Stay tuned

PIOGGIA DORATA “sei storie amare”, il pissing come non l’avete mai letto… e non sempre a letto.

Ah, e non ditelo a David Cameron

contiamo meno di niente. noi donne.

già viviamo in una società dove dire o scrivere “noi donne” fa innervosire alcune che tutto vorrebbero fuorché “immischiarsi” con le colleghe femmine, almeno così urlano a gran voce su #twitter dal profilo da amazzone e con la bocca a culo di gallina, dimentiche del DNA comune, della storia, della resistenza delle bisnonne, di un inconscio collettivo fatto di baci, guerre, botte, dolcetti casalinghi e borsa nera, ma bloccare e censurare qualsiasi pratica sessuale non preveda il ruolo dominante del maschio mi pare eccessivo.

ieri FB ha censurato un articolo, questo, http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/culturalmente-culo-nuova-fica-dopo-chiappe-kim-93782.htm?ref=nf, non farò come i giornalisti che hanno poco da dire e non riassumerò il contenuto del pezzo. ho poco spazio.
dico però, o meglio deduco, che qualche fan della posizione del missionario si è subito dato da fare: ma come?, Cameron vieta perfino il “face sitting” o lo spanking e io devo sorbirmi l’immagine di una bella figa che per di più non sembra una pornostar ma anzi pare la ragazza della porta accanto che si fa leccare il culo da un bel maschio? un maschio che sta in ginocchio?
ma siamo matti?
lei in posizione dominante?
lei che decide dove farsi sollazzare e che gli guida la testa con la mano spingendola tra le sue mezze lune profumate d’impudicizia?
invece, l’isola dei famosi è un talent da fare vedere ai bimbi.
ma anche le decine di cani martoriati, per non parlare delle teste mozzate dai terroristi dell’Isis quelle sono immagini edificanti da mostrare su FB.
vero?

su FB è utile e consigliato sorbirsi l’imbecillità altrui ma dire che “il culo è la nuova fica”, sicuramente fa trasalire i cattolici di mezza penisola che “non lo fo per amor mio ma per far piacere a dio”.
e spero capirete che non saranno mai i romanzetti rosa sul sadomaso a ridarci la libertà, quelli la tolgono a me, che ho “sei storie amare” in attesa di una pubblicazione impossibile, a tutti coloro che il sesso lo scrivono sulla pelle, non sul raso rosa della censura.
non passerà mai la mia bella manager che infila carote nelle buie cavità dei suoi bei maschietti ventenni. espressamente da me immaginati forti, virili, puzzolenti di birra, comunisti e gentili e dolcissimi e malleabili e capaci di piangere.
non bastano tutte le donne uccise per capire che il maschio va tolto dal suo vecchio ruolo dominante. che gli va ridato il piacere lento della saliva, del bacio e della carezza e non quello violento e urlato della prestazione da pornodivo.
la censura passerà la giuliva top model alle prese con una gara di cucina messa in ginocchio dallo Chef.
perché così ci vuole il mercato, senza sorprese, con un’espressione disumana e un po’ cretina sulla faccia.

(p.s. alla truppa di ragazzi in costume che ieri, causa l’articolo in questione mi hanno domandato l’amicizia: sono sposata e fedele, il fatto che scriva sempre ciò che penso non vuol dire che faccia sempre ciò che voglio).