per chi si scrive

su FB, Angela sostiene che si scrive per gli altri, per essere più amati. Lorella, ieri al telefono, mi ha detto che secondo lei si scrive al contrario per amare di più se stessi, perché in definitiva questa società lascia poco spazio reale, oltre i selfie che di reale non hanno più niente, alle nostre ambizioni. il 18 gennaio 1899 Cechov scriveva a Maksim Gor’kij: “Le vostre righe riguardo la locomotiva, alle rotaie e al naso che affonda nella terra sono assai graziose, ma ingiuste. Non si finisce col fracassarsi il naso in terra perché si scrive, ma al contrario si scrive perché ci si fracassa il naso e non resta più altro dove andare“.

Io a un certo punto ho pensato che volevo il disimpegno… “, dice Natalia Ginzburg in un’intervista condotta da Marino Sinibaldi, “non che lo volevo ma era assolutamente necessario, indispensabile per un romanziere. Che un romanziere non doveva porsi il dovere di cercare di portare dei miglioramenti alla società, ma invece semplicemente scrivere meglio possibile i suoi romanzi“.

io scrivo per guadagnare. vi sembrerà assurdo ma è la stessa ragione che avevo per lavorare in teatro: pagare le bollette grazie all’unica cosa che so fare, inventare storie. in questi anni un po’ mi sono preoccupata di piacere agli editor sperimentalisti, i lacrime e sangue supercazzole che dirigono giornali, case editrici; trascinatori di leccaculo sui social e docenti di scuole di scrittura creativa.

ma adesso che ho capito quanto l’editore, inteso come marchio, sia inutile e addirittura dannoso, se non animato da vero amore verso l’autore, e che le case editrici sono per lo più frequentate da omminicchi messi lì perché magari disposti a non prendere stipendio per sbandierare il piccolo potere che hanno nella patta, ho deciso di autopubblicarmi sotto pseudonimo scrivendo ciò che a me piace di più.

e ho già l’acquolina in bocca.

qui una bella recensione del mio ultimo Romanzo “Conversazioni Sentimentali in Metropolitana”

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un vago punto d’arrivo

tra i tanti libri che affollano la mia scrivania, un istruttivo Cechov, “Né per fama, né per denaro“, Minimum Fax. si tratta di un manuale di scrittura davvero istruttivo, una raccolta di lettere, diari e articoli attraverso cui, il drammaturgo scrittore russo traccia una linea ben precisa tra intellettuale organico e impiegato dello storytelling, per usare un termine caro alle nuove generazioni di editor e addetti ai lavori.

il mio lavoro è raccontare la realtà così com’è, non come dovrebbe essere. disgiungermi dal sentire comune. perché contrariamente a quanto recita uno spot Mondadori, la letteratura non deve divertirmi quanto pormi quesiti e indicarmi soluzioni, perché almeno il mio punto d’arrivo (non so il vostro), non è tanto cavarmela, arrivare al traguardo sana e salva, magari avere successo e diventare celebre, ma capire il senso di nascita e morte.

rinunciai a fama e denaro quando a quattordici anni decisi di fare l’attrice di prosa, e a questo punto lascio agli altri la ricerca della felicità in terra e di un personaggio papabile per una fiction, io preferisco quella dei termini più appropriati, sebbene sappia quanto poco influisca la scelta della parola giusta sul giudizio di chi siede dalla parte del torto ma sente di aver sempre ragione, anche quando discetta di questioni che non conosce. purtroppo, con la scomparsa della classe media abbiamo perso anche il senso della misura, e il metro per tracciare la linea di partenza e di arrivo, così da illuderci di sembrare tutti uguali. 

qui il mio ultimo libro