cafoni in vacanza e borghesi in naftalina

colpa della buonanima di mia nonna se oggi ragiono così, o sragiono, secondo certi punti di vista che si dicono anarchici ma si scrivono cafoni.

e non ci si salva nemmeno in prima classe!, anzi, forse i parvenue son tutti lì, o almeno erano sul Roma – Venezia delle 11:50 sulla cui tratta non sono riuscita a chiudere occhio e soltanto per poco e per non rovinarmi la vacanza mi son trattenuta dalla rissa. è andata così: silenzio assoluto tranne che per poche suonerie e un bambino di circa quattro anni che non ha fatto che parlare di inutilità da bambino a un volume da raduno calcistico. la madre, estenuata a propria volta dalla caratterialità del figlio, si è ben guardata dal consigliargli, domandargli, imporgli, di abbassare il volume della sua voce querula.

e se la maleducazione che colpisce gli infanti può essere da me tollerata, quella ormai consumata dei vecchi, no. Padova, una signora con valigino e muso stizzito sale spintonando i pochi passeggeri in piedi. trovato il proprio posto occupato da un signore che sedeva accanto alla compagna, evidentemente da lei diviso per l’enormità di viaggiatori e rifiutato di sedere al posto dell’uomo due poltrone più in là, fa ciò che mai ho visto fare se non sui treni notturni diretti al nord per la raccolta delle mele negli anni settanta: sale sulla poltrona di pelle senza sfilarsi i costosi sandali di cuoio e infila la valigia nell’apposito portabagagli, scesa, siede al proprio posto senza levarsi dalla faccia l’espressione infastidita e ben guardandosi dal pulire il sedile sul quale ha lasciato orme delle proprie scarpe lerce di stazione. non solo. quando la signora che le sedeva accanto prende un fazzolettino e pulisce la sua merda, lei nemmeno domanda scusa.

ma non finisce qui. Cortinna Express ore 17:00. posti prenotati ma non numerati occupati da singoli individui desiderosi di stendere le proprie zampe e stravaccarsi per tutta la lunghezza del sedile. io e mia madre riusciamo a trovare posto assieme dopo aver percorso tutto il bus. individualismo e cafoneria evidentemente vanno a braccetto.

ah, Monsignor della Casa, fulminali tutti quanti se possibile, e fa che tornino tutti a occupare il posto che compete loro, ossia i porcili.

oggi al rientro in albergo, però, ho avuto una visione: vedendoci arrivare, un settantenne elegante non soltanto ha salutato, ma ha fatto la mezza alzata riservata alle signore! Dio!, avrei voluto baciarlo per la felicità. ultimo rappresentante dell’educazione borghese in naftalina mi ha fatto sperare che non siamo del tutto finiti.

le eterne ottimiste

ottimista è bello, piace agli uomini, avranno così la certezza di tornare a casa e di non trovare, oltre le bollette, il muso lungo della signora depressa. me lo diceva sempre mio padre, e domandatelo al mio compagno, cui tutte le sere preparo manicaretti gustosi e spettacolini degni del Crazy Horse.

ridanciana poi è fantastico: spiana le rughe (semmai ciò fosse possibile), soprattutto quelle del fumo, alza gli zigomi, e sì, forse sacrifica un po’ il contorno occhi ma è meglio così.
meglio gli occhi che la bocca, mi diceva sempre zia A. che sfilava per Dior.

“Ti ho sposato per allegria” è il titolo di una bellissima commedia di Natalia Ginzburg, interpretata dalla splendida Monica Vitti, e che contiene tutti gli ingredienti per far ridere e per riflettere, per esempio sulle differenze sociali, in un’epoca, il 1967, in cui non solo esistevano ma erano anche ben sottolineate.

ecco, ho la sensazione che in questa società falsamente egualitaria, in cui la borghesia è stata depauperata della propria forza economica e culturale, l’unico risultato sia l’appiattimento generale, una specie di bianco e nero del sentire e del mostrarsi, che non include alcuna sfumatura, nessuna profondità, che l’idea cioè che si ha dell’ottimismo, non prenda in considerazione la possibilità di riflettere anche, e che il soffrire, o cambiare il proprio “modus” perché succede qualcosa di grave, non sia più contemplato dalla maggioranza, chiusa in un personaggio definito dalla PICture mostrata sui social e pronta a lanciarsi in un talent show.

eppure abbiamo mille sfaccettature.
mostrandole tutte potremmo confondere?
ma chi? quale pubblico?
stiamo vivendo o recitando?

che una donna per piacere debba, affacciandosi ogni mattina alla finestra del proprio account, necessariamente far ridere e ridere di se stessa, lo trovo peggio che stare in galera.
in una buona commedia si ride e si piange.
in una buona vita son più le lacrime che i sorrisi. e, come sostiene Desmond Morris, siamo fatti per ricordare il dolore più che il piacere, la brutte esperienze più che quelle belle. che lo vogliate oppure no si tratta di scienza e non di look.