fusioni

ieri mi è arrivato l’impaginato e ho provato più di un attimo di terrore. il rischio di non piacere è sempre in agguato ed è sempre grande, l’ansia che una virgola del cazzo cambi il significato di tutto, pure. il mio editore lo sa, non ho avuto un editing, né questa né la prima volta ho avuto un editor famoso a cambiare i connotati al testo cercando di farlo diventare un best seller. non sono una ventenne bonissima, né un diciottene capace. non sono una youtuber né una fashion blogger. il mio editore lo sa, noi lavoriamo artigianalmente. e anzi vi consiglio di leggere questa intervista per capire meglio cosa intendo: http://www.edizioninottetempo.it/it/news/view/i/che-cosa-e-cambiato-ginevra-bompiani-sul-corriere-della-sera.

comunque è così, lo aspetti e arriva. arriva il giorno della copertina e il giorno del pdf e il giorno del comunicato stampa e il giorno dell’uscita. così arrivano alle fusioni tra Rizzoli e Mondadori anche quelli che fino a un minuto prima si stavano autoscattando il pranzo, prendendo poi a digitare banalità: che minchia hanno fatto dacché lo hanno saputo alla firma ufficiale?

niente hanno fatto. son cose, queste, contro le quali nessuno fa niente. né i servi né i padroni fanno niente. solo che i servi non hanno nemmeno il buon gusto di tacere. come quando commentano gli articoli di “trucco e parrucco” sui giornaletti on line di “trucco e parrucco” e fanno le femministe, quelle del “non facciamo razzismo estetico” manco stessero leggendo Repubblica. e mentre acclamate blogger scrittrici rizzoliane continuano a blaterare che “chi ha successo ha ragione”, vietando il diritto di critica a chiunque non abbia al proprio attivo almeno 3 pubblicazioni importanti, pena l’accusa d’invidia cronica, io spazzo foglie secche dal giardino e vado a correre.

e niente, vi piacciono assai i pettegolezzi

lo scrive Desmond Morris in più d’uno dei suoi trattati che il momento migliore per fare pettegolezzo è durante lo spidocchiamento, parlo delle scimmie, che si scambiano versi a noi incomprensibili ma che significano all’incirca: Tizia ha scopato con Caio, Sempronio ha rubato l’albero a Giovannello, eccetera. ma noi non stiamo messi meglio.

nel 2015, durante le invasioni barbariche, di ignoranti, cafoni e burini, di conferenzieri del web, quelli che tralasciano volentieri l’uso corretto degli accenti, ma anche di giornali e libri, tutto è gossip; non più voli di fantasia ma racconti al presente e in prima persona del nostro rapporto con la ginecologa, come se lifting, malattie, tossicodipendenze e disordini alimentari, fossero per il lettore questioni prioritarie. i social non ne parliamo nemmeno, e nessuno ormai si pone il problema della veridicità delle notizie, né della riservatezza, propria e degli altri. si scrinsciotta, si fotografa laGGente senza chiedere permesso. tutti blaterano inutilmente e inutilmente tutti concludono di aver ragione.

ci si masturba quotidianamente sulla cronaca nera. su quei giornali patinati che mia nonna, per pudore, perché era una donna perbene, perché “stava male” cibarsi della morte altrui, teneva nascosti sotto il bancone del negozio, pregandomi, se sorpresa a leggerli, di non dire niente a mio padre.

fa più notizia il falso appello di Natalie Amyot (e andate a cercarvi chi è), che l’uscita del nuovo romanzo di Franzen. ci vuole una corazza per sopravvivere.

tu freelance business designer, blogger, giornalista e scrittore

io, nessuno.

e peggiora di giorno in giorno. e come se non bastasse il mondo è pieno di ingenui come me che ci credono pure che una sola persona sappia fare bene tutte queste cose assieme.
vivo una società così piena di professionisti iperspecializzati in fuffa, che quando gocciola il lavandino devo pregare l’intero calendario di Frà Serafino per trovare un idraulico disponibile, onesto e veloce, caratteristica, quest’ultima, che normalmente non richiedo a un uomo.

ma è così: informatico, attore, doppiatore, e scrittore.
ginnasta, matematico e scrittore.
scrittore, alla fine, è un MUST.
per tutti.
pare che scrivendo “scrittore” alla fine vi si allunghi l’uccello. non so. o crescano le tette… boh?

invece io ci ho messo un po’ ad accettarlo. di essere una scrittrice, intendo. forse perché non amo le tette grosse.
magari si dovrebbe aspettare di pubblicare e ottenere qualche buona recensione. perché con l’arte, io lo so, non si guadagna. e con la fantasia meno che mai. e se tutti ci si siede dalla parte sbagliata finirà che nemmeno chi vale ce la farà.

suggerirei, dunque, biografie più stringate.
un po’ di onestà dove possibile e di sana autocritica.
e magari, per essere credibili, suggerirei di pubblicare una foto che mostri di voi un’espressione appena più sveglia.

a domanda, domanda

l’atteggiamento tipico da social è quello di avere il tasto “on” della polemica sempre a portata di dita. come se il fastidio di vivere (non più un male) che si è aggrappato alle vite di noi “consumatori frustrati”, ci imponesse di salvaguardare il prodotto che abbiamo deciso di pubblicizzare.
sicché, quando io digito sotto il vostro articoletto un inequivocabile “siete sicuri?”, rispondermi “di che cosa?”, significa voler fare a botte.
e io, dei social, mi sono liberata mesi fa.

il mio “siete sicuri?” sotto un pezzo che parla della genialità letteraria di Massimo Gramellini, ha bisogno soltanto di un momento di autocritica da parte di chi ha scritto l’articolo, evidentemente spettatore di”Che tempo che fa”, non di ulteriori spiegazioni da parte mia, senza lancia e senza spada, che strenuamente combatto la pseudo letteratura dei redattori di giornali che ha invaso ogni maledetto scaffale delle librerie, e dei blog, redatti da perfetti impiegati, perfetti seguaci di star e schiavi in catene delle mode letterarie, esaltatori di qualunque prodotto (perché soltanto di questo si tratta), solletichi lo scarso appetito dei loro lettori.

ma si sa, oggi bisogna stare sul pezzo, leggere ciò che il mercato impone, e commentarlo.
facendosene un’idea, magari, dalla quarta di copertina -scopiazzando qua e là si risparmia sul libro e si fa comunque bella figura.
questo è il solo modo per avere seguito, like e condivisioni su Feisbùk.
se va di moda Murakami si postano le sue copertine, se invece è Roth a far parlare di sé, sarà lui che commenteremo sul nostro blog.
il problema della letteratura?
la crisi del libro?

nessuno più sceglie con la propria testolina cosa leggere.
il mercato impone trilogie napoletane scritte con il culo, i consumatori le comprano, si nauseano e non leggono più.
io, che mi sollazzo tra lenzuola da troppi mesi con Romain Gary, ora so perché si è suicidato: perché la vita di un essere pensante, non merita mai di finire in pasto a chi aggredisce prima ancora di rispondere.
non ve la prendete, adesso.
intanto io vado a correre.
(p.s. il nome del vostro blog non l’ho fatto, potete stare sereni e commentare il prossimo Romanzo di Gamberale).

il mio lettore

il genere di visita che preferisco è quella del lettore attento.
ne ricevo all’incirca una a settimana, normalmente durante i pre festivi; generalmente scorre il mio blog in lungo e in largo nel primo pomeriggio. mi piace immaginarlo maschio e attento alle cattiverie che scrivo. vorrei pensasse che sono una che ragiona, non la solita blogger da rivista femminile che sta a menarsela sugli argomenti più “inn” come tette, tette rifatte, nasi, nasi rifatti, matrimoni, divorzi e corna. perché non so se l’avete notato, ma noi donne siamo sempre quelle che chiocciano su facezie, anche quando tiriamo fuori le unghie su quotidiani nazionali non si va al di là del gossip su serie tv.
magari si commenta qualche omicidio per poi dimenticarlo.
oppure sesso. sesso e femminismo, femminismo nuovo e vetero, o ancora peggio donne insultate da donne. donne perfette insultate da quelle imperfette… il solito gné gné gné da social network da far accapponare la pelle.

comunque qui si racconta di come l’editoria stia facendo a pezzi la Cultura e di come chi scrive come me, non raccontando pettegolezzi e con qualche subordinata in più, si ponga il problema, in vista dell’incontro con un editor importante, su come impoverire il manoscritto.
temo di non essere alla bassezza di tanti lettori.
ha ragione Bianciardi, ormai è il libro che cerca il lettore, anzi no, lo rincorre disperato.

e allora son contenta, e desidero ringraziare il mio lettore, o lettrice, che legge quaranta articoli di questo blog e magari ci ritorna.
buona festa del lavoro.