appunti di scrittura 1

ho terminato stanotte “Biglietto scaduto”, di Romain Gary, e mi piacerebbe sottoporlo a certi Editor accreditati che si danno arie da esperti, e insistono pure, e valutano romanzi un tanto al chilo come salumi, seguendo mappe piene di acronimi e di regolette che sciorinano in lingua inglese soltanto per metterti a disagio. ricordo di uno che per “Pioggia Dorata” (che non ha avuto editing ma soltanto la mia revisione) insisteva dovessi aggiungere descrizioni realistiche degli ambienti. oddio, ma dove ha studiato?, perché il punto è proprio questo, che l’editing non s’impara, come non s’impara a leggere. senza contare i lettori che dimenticano un romanzo dopo nemmeno una settimana che l’hanno letto. mentre scrittura e lettura hanno un gran bisogno di memoria.

facciamo il punto sulla descrizione degli ambienti contenuti in questa bella storia che potrei inserire -giusto perché pare fondamentale oggi dare una traccia al lettore-, tra il thriller, il politico e il sentimentale. della casa di Jaques, il protagonista, Gary descrive poco niente. eppure io l’ho immaginata tutta: ampia, open space e stanza da letto, terrazzini che danno su una grigia strada parigina, arredamento essenziale da single ricco. di casa di Lili la prostituta, Gary ci mostra un elemento soltanto, la poltrona rossa sulla quale Jaques, disperato, siede.

di Laura sappiamo ciò che serve a capire quanto sia bella. senza dover conoscere la misura esatta di reggiseno, ci è bastato vedere il suo largo cappello di paglia, o il nastrino di velluto al collo. anche Dooley, l’incontro iniziale che darà il via alle riflessioni di Jaques, e che sarebbe stato  gonfiato di elementi “realistici”dal neofita della scrittura e narrato per mezzo della solita descrizione pedissequa: lo vidi al bar, era alto così e messo colà… invece Gary fa entrare in scena il vecchio industriale raccontandoci pettegolezzi su di lui, tralasciando del tutto il bar dove i due si danno appuntamento e gli ombrellini nei bicchieri, dimenticando giustamente di metterci al corrente di ciò che essi vedono e ascoltano.

per me nella scrittura ci sono poche regole, e sicuramente una è quella di non seguire regole, l’altra di evitare gli editor di primo pelo e i corsi di scrittura, ma impegnarsi a leggere almeno due romanzi non di genere al mese. le regole di questi addetti ai lavori sono una gran presa in giro, perché alla prima stranezza letteraria che puzza di sperimentazione gridano al miracolo, s’inginocchiano e si battono il petto, mandando a fanculo ogni “regola” in nome del coraggio.

virilità (appunti)

«…da cinquant’anni l’occidente è ossessionato dalla virilità e l’ossessione della virilità è un segno infallibile di svirilizzazione… », a dirlo è Laura, la giovane amante dell’imprenditore ultracinquantenne in crisi di mezza età.

quando pubblicò “Biglietto scaduto”, i detrattori di Gary e di Ajar, quest’ultimo uno dei suoi pseudonimi, dissero che era ormai impotente e del tutto fottuto. ma si sa che il pubblico degli addetti ai lavori è di parte, perché più leggo i suoi romanzi, e biografie e recensioni -per la verità tutte un po’ superficiali-, più credo di sapere perché si sia suicidato: per la stanchezza di dover ripetere sempre le stesse cose a un’umanità sorda. e infatti eccoci, nel 2016, con 54 donne morte ammazzate per mano di un uomo e l’Inghilterra a un passo dall’uscita dall’Europa.

perché in ogni suo romanzo Gary ci racconta l’impotenza del maschio e quella dell’Europa, quest’ultimo discorso copiato dall’autobiografia di Gary “La notte sarà calma”, da quel furbacchione di Gramellini, o meglio dei suoi autori, per la puntata con Fazio sulle violenze in Germania contro le donne e da me trascritta qui: https://bibolottymoments.wordpress.com/2016/01/25/coincidenze-di-pensiero-gramellini-gary/.

e leggete invece quest’altro passo sull’essere vincenti, il dialogo e tra il protagonista e il figlio: «… tu ti senti forte quando garantisci aiuto e protezione».

«… per feudalesimo in un certo senso. Tutto quello che mi tocca da vicino deve essere difeso… il regno dell’Io. Difendo il castello e le dépandance. Voi fate parte del mio territorio. Se dovessi morire lasciandovi senza un soldo, avrei la sensazione di morire vinto. E la mia dignità di maschio mi vieta di lasciare l’arena se non da trionfatore… ».

io credo che oggi sia ancora così, siamo ancora al senso di “possesso” feudale nei confronti della donna in cui  i maschi 2.0, benché non abbiano più come badare alla famiglia, si tengono stretti il proprio ruolo di difensori, o meglio l’antica parvenza di quel ruolo, una maschera, piuttosto.