non mi va di spiegarti perché voto #PD

non mi va di parlare di politica a colpi di 140 caratteri e non mi va di farlo oggi che mio marito torna da Sanremo. non mi va di spiegarti perché voto PD perché in caso dovrei confessarti che lo faccio perché non ho alternativa, e che il Movimento che tu frequenti, e involontariamente rappresenti, ragazzo dall’occhio bovino che ti ostini a trascinarmi in una discussione social in cui non voglio stare perché sei un violento, non m’interessa, perché non mi piace il suo leader, le sue regole, i suoi adepti, compreso tu che mi dai dell’autoreferenziale soltanto perché non mi va di risponderti.

qualcuno lo ha scritto anche di Murakami, che è autoreferenziale, parlando del libro l’Arte di correre, l’unico nel quale lo scrittore giapponese abbia raccontato un’esperienza personale, insieme a quello sul Jazz, credo. ah. finalmente. che figata. ho anche questo in comune con il Maestro del romanzo surreale, oltre le Mizuno; erano mesi che nessuno mi accusava di essere una che fa riferimento soltanto a se stessa perdendo contatto con la realtà esterna,  infatti non c’è una delle mie storie dove parli di me, mentre tu, che pretendi la mia attenzione a ogni costo, fai la parte di quello cui si è bruciato il cervello.

la personalità fa male a chi non ce l’ha. e nessun frequentatore di social può permettersi di dare dell’autoreferenziale all’altro, soprattutto se protetto da nickname, nessuno è immune dall’egocentrismo cronico, e da quello ipertrofico, perché il social è di default una vetrina, anche per lo schivo e il timido; stare su twitter e Facebook significa di per sé esaltare il proprio ego, raddoppiarlo, portarci dentro le proprie esperienze, cosa che, tra l’altro, faccio con gran cautela. personalmente ho soltanto due account che spesso chiudo per mesi. tu hai sicuramente almeno 10 profili aperti e chissà su quante altre piattaforme.

comunque non ti rispondo perché sono libera di farlo, perché stare sui social non può essere una condanna, e perché mi hai rotto il cazzo.