vacca da mungere

l’editoria è una vacca da mungere. nel marketing si chiamano così  le aziende floride da spremere fino all’osso. e l’editoria è evidentemente una vena inesauribile di idioti che cercano di vendere i propri libri a qualunque costo, che pagano agenti letterari fino a 5.000 euro senza ricevuta fiscale per editing infiniti e inutili e frequentano costosi corsi di scrittura con autori alla prima pubblicazione se tutto va bene.

l’editoria è un affollatissimo non-luogo dove anche gli analfabeti, da sempre ostili alla parola scritta, hanno deciso di far finire i propri sogni di celebrità. colpa di cinema e  TV, di protagonisti fascinosi e sempre in crisi che raccattano figa ovunque. certamente non è a causa dello studio di Anton Cechov sul trattamento dei prigionieri politici a Siskind, se oggi siamo così in tanti da non trovare neppure l’uscita di questo bordello.

eppure a leggere le biografie di Ferrero o Petrignani non lo avrei mai detto. soltanto 10 anni fa quello dell’editoria sembrava un campo infinito di possibilità e ora non si trova impiego  nemmeno come eliminatore di “d” eufoniche.

ma il genio c’è sempre, perché di idioti privi di autocritica è pieno il mondo. lui, il vincitore della settimana, confonde Piccola editoria con autopubblicazione, vende DVD e libri su come diventare autori di successo, ma se lo cerchi on line sta in culo in culo alla Classifica di Amazon e i suoi bestseller sul marketing vincente hanno ottenuto 2 voti e 2 stelline. su FB  pubblicizza con enfasi autori di successo che nessuno mai ha sentito nominare.

 

 

Proibito ’50

quando pubblichi un romanzo guadagni niente e accumuli veleno, a meno di vendere tantissimo, essere tradotta, cedere i diritti per il film, avere vent’anni e come minimo un amante Senatore; o essere maschio, belloccio, cinquantenne, barbuto, prof di italiano e stimatissimo dalla addette ai lavori che si dicono femministe ma, tra uno scrittore e una scrittrice, di solito non hanno dubbi. e non ci sono più nemmeno le recensioni di una volta a darti soddisfazione: anche i grossi autori si rivolgono ai blog letterari e quindi i blogger recensiscono a passo di carica “i nomi” tralasciando gli autori di nicchia (seppure stimati amici).

per esperienza personale e per sentito dire da tanti colleghi, la cosa funziona per lo più così: cerchi come una disperata un editor agente, (magari lo hai letto anni prima, ti ha fatto cagare, ma devi fingere ti piaccia un casino come scrittore e leccargli il culo), lo paghi profumatamente e forse, dico FORSE, ti aiuterà a trovare un grosso editore, e ti convincerà a firmare un contratto di merda che prevede tu veda qualche quattrino a babbo morto. oppure cerchi un’Agenzia, la paghi profumatamente, forse ti faranno firmare anche loro un contratto di merda e pure con un piccolo editore. oppure frequenti la scuola famosa legata alla famosa casa editrice, ti faranno pubblicare un romanzo, UNO, ti sembrerà di toccare il cielo con un dito e poi ti butteranno al cesso. nella maggior parte dei casi, a meno delle condizioni di cui al primo paragrafo, dovrai pagare e fingere di essere felice. 

ma io lavoro per guadagnare. facevo l’attrice per guadagnare e guadagnavo.

mi stanno arrivando proposte inaspettate da piccoli e attenti editori disposti ADDIRITTURA a rimborsarmi gli spostamenti per le presentazioni (non tutto è merda, dunque). sto valutando le proposte per i romanzi già scritti, ma prima, giacché ho qualche lettore fidato, farò l’esperimento dell’autopubblicazione con storie “erotiche alla me”, non di genere, chiaramente.
stavolta vi porterò a Roma negli anni ’50. eliminate le zavorre: ex mariti, ex fidanzati, padri ingombranti, Master e Slave, sono libera di divertirmi, di studiare, entrare nelle vite di personaggi del tutto nuovi che non usino cellulari, computer, Youporn.

erotico sì. perché anche questo puritanesimo editoriale anti sborra puzza di America e sedia elettrica. e poi io non ho padroni, non ho figli, non ho nulla da perdere e adoro le sfide.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi Editore

l’enfasi dei maniscalchi

improvvisamente nessuno scrisse più.
e il dio della sintassi creò lavoro e ognuno riprese a fare ciò che gli competeva.
la cassiera alla cassa.
il panettiere tra i forni.
e l’idraulico smise di sbagliare congiuntivi e riprese ad aggiustare tubi, la segretaria che aveva provato ad autopubblicare fiction di sesso estremo, pagando prezzi altissimi, riprese a stenografare, l’attrice a recitare e la danzatrice a ballare.
anche i presentatori televisivi la piantarono di psicanalizzarsi su carta, riprendendo a fare ciò che amavano di più, senza velleità artistiche che soltanto grazie agli editor riuscivano a soddisfare, e anche gli editor, che negli anni bui della crisi e del barbarico tempo della fiction rosa e gialla, avevano scritto brutti romanzi a proprio nome finiti in libreria non si sa come, al posto di bravi scrittori che facevano la fame, si ritirarono nuovamente nell’ombra, senza LA GIOIA del primo giorno ma con la consapevolezza di tornare a fare un mestiere più giusto per chi non aveva mai brillato in fantasia.

finalmente non si dicevano più cazzate.
nessuno scriveva sulla bio “giornalista” quando aveva pubblicato non più di otto righe sgrammaticate per il proprio blog, nessuno si diceva scrittore, se fin lì aveva buttato giù soltanto trecento pagine pagando dieci euro a pagina (http://www.nobook.it/diventa-scrittore/) per un editing fatto evidentemente da Dante Alighieri in persona, o da Ludovico Ariosto, il cui costo sarebbe stato detratto (nel migliore dei casi, ossia se l’editore avesse ritenuto il testo meritevole), dai guadagni futuri o ai lavori forzati, perché 10 euro a cartella, chiunque tu sia, non li ripagherai mai.

finalmente anche lo scrittore riprese a fare il proprio mestiere.
smise di presenziare ai talk show e di ballare sotto le stelle.
smise di essere a tutti i costi giovane e bello, e a tutti i costi personaggio.
quando il dio del buongusto impose a ognuno di riprendere il proprio lavoro, allo scrittore fu chiesto di ricominciare a scavare nella verità, di dire le cose come stavano seppure dure e difficili da accettare.
e lo scrittore riprese a scrivere guadagnando il giusto e mettendo giù la pistola, smettendo di gareggiare con chi, nonostante meno talentuoso, i direttori marketing facevano brillare lassù.

non sono i romanzi pubblicati a fare di noi degli scrittori, sono la quantità di storie che ci ossessionano di notte, la qualità delle storie che racconteremo, l’obbiettivo di arrivare fin dove e le ragioni per le quali ci arriveremo.

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