selfie d’agosto

ieri ho scrollato la Time line di twitter. il profilo domenicale di una donna  in bikini leopardato davanti allo specchio, esibizione di granitica solitudine, di amaro abbandono di ogni specificità intellettuale a favore della sborra, mi ha fatto pensare.

è possibile non  si riesca a rinunciare alla funzione sociale imposta che ci vede come strumento di piacere? è giusto vivere l’esistenza con la sensazione di essere utili soltanto a quello? o crediamo che la donna in bikini davanti allo specchio stesse ripassando la Critica della ragion pura?

non credo che la libertà stia nel mostrare al mondo le proprie beltà in protesi  (culo, naso, labbra), quanto nel provare a noi stesse di poter fare a meno degli inutili occhi social, di poter stare a braccetto con la solitudine, di non dovere dimostrare un cazzo alla vita, che in definitiva è un dono e non un invito alla guerra. vecchiaia compresa, quando, da gran figa quale sei stata e sei, puoi finalmente deporre il bikini leopardato.

qui Pioggia Dorata (tanto per rinfrescare le idee)

qui l’ultimo mio romanzo Castelvecchi

 

prendimi e usami

mi siete di continua ispirazione!, veramente, bellezze nascoste dietro foto di strafighe che non siete voi, che accumulate consensi adulando i maschietti di passaggio nel tardo pomeriggio, con frasi che nemmeno mia nonna quando durante il ventennio fascista nonno tornava a casa e non trovava apparecchiato.
e pensare che fino a ieri sera speravo di scrivere un post su come orientarsi alla prima pubblicazione, non bastassero quelli che già ci sono, a decine di migliaia che i neo scrittori però non s’impegnano a leggere.
e invece mi capita di leggere su FB il tentativo lodevole di creare una campagna pubblicitaria alternativa a quella contro la #violenzasulledonne (questa https://www.facebook.com/AbbattoMuri/photos/a.1120103951390097.1073741841.415529121847587/1120103994723426/?type=3&theater), e su twitter, Nina e le altre che scrivono cazzate, ossia che vorremmo il maschio che non perda mai il controllo di sé affinché ci domini fino allo stremo e ci usi a proprio piacimento.

ma fate un danno anche a me. perché forse non lo sapete, ma quando parlate per voi parlate anche per me. perché quando poi discuto con l’amico machista di turno, quello mi porta voi a esempio, per esultare sul mio fallito tentativo di riportare le cose agli anni ’70, quando per lo meno il desiderio di emanciparci c’era, e la gente non incolpava la casalinga di essere una mantenuta, (battuta sempre letta su #Twitter, termometro esemplare dell’imbecillità umana), ma che anzi dovesse essere tutelata.

non so se mamma ve l’ha detto, ma credo di no, però certe frasi si dovrebbero pronunciare per lo più a letto, sussurrate, balbettate, urlate nelle more di un amplesso veramente speciale.
perché dai, suvvia, è vero che sogno gatti ogni notte e sono perciò ossessionata dal bisogno di autonomia, ma a meno non vogliate invitare uno stuolo di cretini a fare un’orgia in DM (Direct Message), mi sembra idiota che vi mettiate descrivere pubblicamente quale posizione amate prendere sotto di lui (perché sopra la vedo complicata per voi).
che vogliate sedurre il maschio puntato sulla Time Line di Twitter lo capisco, ma il buzzurro di Tivoli magari non vi interessa, a meno che non gettiate ami a bella posta per poi urlare il vostro disgusto verso tutti quelli che ci provano.
certo, vero, guai a farlo, ma qualche tentativo di approccio, cara Nina, puoi pure prevederlo messa in quella posizione. e comunque, giuro per esperienza, a dire di continuo “prendimi e “usami” non sarai credibile neppure come scendiletto.

gestione aziendale

ci siete cascati, lo so. da ex imprenditrice però qualcosa potrei anche scriverla sulla gestione aziendale, tipo che in un ufficio dove ci sono sei donne e un uomo, le sei donne non si coalizzeranno mai, anzi, si daranno addosso per primeggiare agli occhi del gallo.
ma ho trovato una frase esemplare, ieri sera, utile a spiegare ai non credenti quanto poco siamo attrezzate all’autonomia, quanto in tempi di sfumature non si riesca a limitare la pratica della sottomissione alla stanza da letto, e si fraintende, trasformando una pratica esclusivamente sessuale in masochismo, deviazione mentale e gattamortismo, patologia tutta femminile.

pesco in rete e m’ispiro, non mi va di fare polemiche e nomi, chi sa, chi si ritrova in questi post, s’interroghi. sempre ammesso che io abbia colto nel segno.
quindi, in tempi di “trivelle”, Ministre e giornalisti misogini, io per prima provo a pensare meglio e a digitare con cautela.
gli uomini amano le donne intelligenti ma non sanno gestirle. questo ho letto sulla mia TL ieri sera.

il guaio, ragazza mia, perché son sempre le donne a sorprendermi, è pensare che qualcuno debba gestirci e soprattutto che noi vogliamo questo. o peggio ancora che il “piacere” abbia come naturale conseguenza la sottomissione.
certo, sì, lo capisco. è un brivido bestiale illudersi di poter lasciare ogni responsabilità in mano a un uomo. ma io preferisco credere in qualcuno che anziché gestirmi renda la mia esistenza più semplice, magari prendendosi un po’ d’incombenze.
l’utilità di un uomo che sappia “tenermi testa”, o meglio che sia mio pari, la vedo soltanto in una collaborazione pacifica per la buona riuscita dell’esistenza.

trovarne uno che mi “gestisca” non m’interessa.
non sono un’azienda, non sono un patrimonio, non sono una situazione che richiede la gestione da parte di qualcun altro.
e qui sta l’equivoco, pensare che essere sbattute al muro durante un amplesso, che fa sempre piacere garantisco, magari mentre lui ci trattiene per i capelli prendendoci dalla nuca e ci sussurra cose dell’altro mondo, abbia come conseguenza l’essere trattate da schiave, da imbecilli, da povere cretine con sbalzi umorali.
e ciò che è ancora più pericoloso, se non folle, è affidare la gestione della nostra esistenza, o anche solo pensarlo, a un uomo. non bastassero gli imbecilli di mezza età che per una ventenne perdono il senno.