#MondialiSporchidiSangue

la mattanza è iniziata a gennaio. squadre della morte hanno assassinato cani randagi in giro per la Russia e per Mosca, con l’intento di ripulire le città per i Mondiali 2018. non linko qui gli articoli  (IlGiornale, Repubblica e altri), perché le immagini sono raccapriccianti. chi vuole li cerchi da sé.

ed è questa disumana presunzione di onnipotenza che mi fa orrore. la vostra convinzione di essere i proprietari del pianeta, gli unici con la patente di regolatori del traffico, delle nascite, impositori della giustizia, dell’ordine sovrano, della preservazione della razza, i soli in grado di sapere cosa fa bene e cosa no: e intanto abbiamo violentato la Terra con esplosioni sotterranee di bombe nucleari, e inquinamento atmosferico, e marittimo; montagne di plastica prodotta da teste di cazzo sovietiche, europee e italiane e cinesi, stanno crescendo in ogni parte del pianeta. la Apple produce telefonini con un arco di vita sempre più breve, e anziché multarla e costringerla a lavorarne gli scarti, la si premia comprandone i prodotti.

e ora i cani. ammazzati a Sciacca, ammazzati in Russia, ammazzati di tristezza dal vicino di casa che li lascia  a piangere sul balcone, abbandonati in autostrada nell’estate torrida.

 

applicazioni speciali

dopo aver scoperto l’applicazione Apple che lo aiuta a farla venire https://bibolottymoments.wordpress.com/2016/07/10/unapplicazione-per-farla-venire/, e quella per l’alcolista logorroico, oggi m’imbatto nelle numerose app per lei. questi social del sesso dai nomi evocativi: Lulu, Pure, Her, sostituiscono i caffè in centro, durante gli afosi pomeriggi di luglio, quando orde di maschi infoiati e senza moglie (spedita in vacanza con le bambine), scendono in piazzetta alla ricerca di un piatto caldo e qualcuno con il quale fare due chiacchiere e magari altro.

HER è un’applicazione di incontro solo per donne. finiamola con i dinieghi che bruciano e la scoperta naturale e graduale della propria omosessualità, o del semplice desiderio di qualcosa di diverso. che cazzo di senso ha la crescita, se hai un’applicazione che ti leva subito ogni dubbio?

LULU mette in collegamento persone di FB interessate a incontri di sesso, e consente soltanto alle donne di dare valutazioni sugli utenti maschi. si prende un profilo maschile di FB e lo si recensisce pubblicamente. alla faccia della privacy, giacché mi pare di capire che nessuno deve autorizzare niente e chiunque può ritrovarsi con una serie di note di demerito: lunghezza, potenza, durata, e nonostante abbia fatto del proprio meglio per acquistare stima e meriti professionali.

di PURE preferisco copiaincollare i punti salienti della descrizione prodotto in vendita su I Tunes. ” Dimentica cosa abbia prescritto la società– come dovrebbero essere i rapporti, come dovrebbe agire ogni persona basandosi sui ruoli di genere tradizionale, quali esperienze sessuali siano appropriate, ecc. Noi sappiamo che la sessualità umana è diversa e ampia.
Noi crediamo che sia naturale sentire un senso potente di attaccamento a un partner a lungo termine esplorando un amore romantico con qualcun altro, e un sentimento di desiderio sessuale per una serie di persone“.

in questo paragrafo, Pure ammette che ci siano regole che si possono trasgredire, e che al di là del missionario con il proprio marito nella vita esiste anche altro, e noi che da qualche secolo cerchiamo di farvelo capire, non possiamo che ringraziare Apple, ricordando però, che il sesso è composto da un 20%  di vista, e che  tatto, odorato e udito fanno tutto il resto e anche di più.  la App, una volta scelto il profilo ti dà un’ora di tempo per conoscervi, le foto hard core si auto distruggeranno entro un’ora e così i dati forniti. niente più inutili ore in chat e sveltine assicurate per le signore.

la più bella, almeno per me che combatto da anni per l’autonomia, è sicuramente DILDODROID. solo per dispositivi Android la App trasforma il cellulare in un capace vibratore “capace di soddisfare ogni tipo di piacere e ogni stile”.

e scusate se sono arrivata a questa età per scoprire che esiste uno stile anche nel piacere e che a molte non bastano le dita.

I Drunk

avevo promesso alle mie nuove amiche che avrei trovato loro la soluzione ed eccola. a me non serve giacché proprio a settembre, il 17, compirò 11 anni di alcolismo completamente sobrio, e la cannabis, si sa, non fa fare certe sciocchezze.

sì, perché se l’italiano medio che combatte per conto del Monopolio comprando e bevendo almeno un par di litri di alcol al giorno ,e passando sul problema dilagante anche tra i ragazzi (http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/melissa_aho_foto_figlia_ubriaca_ryleigh_ackles-1946156.html), non sa che il cannabinolo ci rende, se vogliamo, anche più razionali, noi che abbiamo il segno di una esistenza dissennata sulla fronte conosciamo invece il senso di onnipotenza che prende alla quarta maledetta Ceres, e ci fa sentire super eroi in grado di farci giustizia chiamando poveri ex alle 3 del mattino, per chiarire definitivamente la nostra posizione instabile nel rapporto all’uscita dalla vineria in via dei Serpenti.

è terrificante, al mattino dopo, dover rimediare non solo al mal di testa post sbronza e alla bocca impastata come quella di un cammello in mezzo al deserto padre di 3 giovani disoccupati dipendenti dal gratta e vinci, ma anche alla figura di merda fatta con l’ex e la sua nuova fidanzata, una per altro giovanissima, sana, bella, colta e assunta a tempo indeterminato in una Multinazionale che non fallirà mai.

ecco quindi la soluzione per continuare ad affondare la tristezza nell’alcol, pur sapendo che i guai galleggiano comunque, salvandoci contemporaneamente l’onore, e astenendoci, per esempio dall’invitare a casa il giovanotto che ci ha chiesto l’amicizia soltanto tre giorni fa, e che ha venticinque anni meno di noi.

Drunk Mode nasce un paio di anni fa ed è sia Samsung che Apple. in sostanza (non stupefacente), blocca i contatti più sensibili: capo, collega, scrittore che ce l’ha chiesta, l’ha avuta, e nemmeno ci ha fatto pubblicare, agente letterario), per circa 12 ore, finché non abbiamo risolto la sbronza. casomai volessimo sbloccarli perché siamo testardi come ubriachi, non basta una password, ma essere in grado di risolvere complessi quesiti matematici. roba che io, nemmeno da sobria.

 

un’applicazione per “farla venire”

quindi lui è in fila alle poste e si mette a smanettare sul cellulare con dita esperte, arriva il suo turno e dice all’impiegato: «Mi scusi un attimo che sta venendo»
«Che cosa sta venendo?».
«I mio I phone».

ho sempre pensato, e detto, che se gli uomini ci toccassero tra le gambe con la stesso fare sicuro ed esperto che hanno quando muovono indice e anulare sul touch screen, avremmo tutte orgasmi multipli.
stavolta siamo ricorsi a ingegneri elettronici, in questo caso a Patrick Yarnfelt che ha scoperto quella che sarà il nuovo e istruttivo passatempo per i nostri già nauseati maschietti.

questa App si chiama “petit mort“, un’applicazione -per ora tolta dal mercato dalla Apple – e che mostra ben quattro generi di vagina assai pixelata, quindi non così crudamente visibile, che il maschio, o la femmina secondo i gusti, titillerano e stimoleranno a piacere stando in fila al supermercato, dal dottore, o sotto l’ombrellone e che, se esperti, faranno venire con tanto di urletti, sospiri e party finale, se inesperti  faranno allontanare dallo schermo, irrigidire come una figa vera sotto le dita brutali di un maschio insensibile e alle prime armi, e sussurrare frasi come: non mi va più, vattene.

il miracolo lo compie una “cellula automata“, scoperta alla Lovable Hat Cult, che una volta stimolata positivamente avvisa le altre. a che cosa serve? secondo me a niente, sicuramente meno di una app per trovare un ristorante, mentre secondo gli esperti diventerà presto un gioco erotico e assai istruttivo.

ecco, sì, l’importante è che dopo averci giocato ed essersi esercitati per tutto il pomeriggio, i nostri campioni si ricordino di applicare le nuove informazioni anche su di noi.

ah, io l’ho trovata qui: https://play.google.com/store/apps/details?id=dk.lovable.lapetite a 2,46, presto anche il joystick per imparare a fare le seghe?

Ognun dal proprio cuor l’altrui misura

Era così prima dei social figuriamoci adesso che le persone camminano con il cellulare in faccia sparandosi selfie ogni tre passi, manco fossero di bellezza stratosferica. Sì, certo, credo che non tutti possano permettersi foto sui social, ma questa è un’altra storia.
Era così qualunquista allora, l’italiano medio, figuriamoci adesso.

Insomma, esce l’IPhone6 e quello sì che possiamo permettercelo tutti.
Anche chi sta con le pezze al culo.
D’altra parte non c’è nessuno che fruga per i cassonetti in cerca di cibo, scrive l’anonimo “tuittero” che probabilmente un lavoro ce l’ha e non si è mai fatto un giro ai mercati generali quando è l’ora di smontare i banconi…

Forse c’è anche chi non è andato in vacanza per poter dire “io c’ero”, per poter mettersi in fila, chiamare mamma raccontandole con voce gutturale “a mà, qui ce stà er monno ‘ntero… a mà, ce sto pur’io…”.
Forse è andato a mettersi in fila nella nella notte con gli amici di sempre. Con le fidanzate di sempre degli amici di sempre. Quelli che “manco c’è bisogno de parlà che se capimo”. Quelli cui basta tenere in mano un affare di quel genere per sentirsi arrivati. Quelli che: i libri? servono per fermare la porta e rialzare la zampa claudicante del tavolo.

Fa parte del DNA del consumer tecnologizzato, che non importa quanti I Phone vecchia generazione abbia in casa, infilati nelle scatole, in ordine tra le decine di paia di adidas comprate in offerta speciale e impilate nell’armadio in attesa della giusta occasione.

Con le pezze al culo e l’IPhone6 in tasca.
Pensiamo a consumare, e non pensiamo ad altro.
Deleghiamo e poi protestiamo: protestiamo solo sui social però, farlo in strada è vecchio stile, nuovo ed efficace stile è urlare il nostro dissenso dal chiuso della cameretta.
La nostalgia è luogo comune, come luogo comune è la rivolta di Piazza.