come un quarantenne rampante

per far capire a un uomo quanta poca voglia hai di vederlo, non basta dirgli di no. il dongiovannesco luogo comune del “no” che in fondo è sempre un po’ “sì”, intacca anche i lettori forti. la cultura antifemminista è un fantasma che si aggira non soltanto tra Campidoglio e Palazzo Chigi. e l’offesa sta anche nel togliere peso a una tua affermazione precisa.
il fatto che tu sia sposata, poi, non ha mai scoraggiato nessuno, vero?, diciamo che se le persone perbene si tappano il naso e fanno faccina schifata all’idea di leggere una serie di racconti sul “pissing”, pratica  nobile amata da D’Annunzio e perciò avversata dal volgo, non si preoccupano di insistere su una cosa che doveva finire lì, una barca di anni fa, e che invece non si sa perché va avanti e nonostante i ripetuti “no”.

e poi saremmo noi le nostalgiche. noi le stalker. mia madre mi racconta di uomini che da sessant’anni la chiamano per le feste comandate e le prospettano fine settimana con il Vesuvio negli occhi e l’amore addosso. e ride.
io, però, da quando scrivo mi sento come un quarantenne rampante con quattro figli, moglie griffata a carico  e casa a Cortina. e non è una vendetta, per quando avevo vent’anni e l’amore si riproduceva in me come il colesterolo cattivo, (un po’ come il perdono oggi), ma conoscevo soltanto uomini troppo occupati con la realizzazione di sé per dare a me quel filo di attenzione che chiedevo.

ad alcuni pare folle che una donna li rifiuti. che abbia da pensare a qualcosa che non sia l’amore. e ti prendono per stanchezza, come al liceo, ai giardinetti, che gli dovevi dare per forza  la mano, e loro non avevano nemmeno un kleenex.

qui il mio ultimo libro

qui la pagina FB

prendimi e usami

mi siete di continua ispirazione!, veramente, bellezze nascoste dietro foto di strafighe che non siete voi, che accumulate consensi adulando i maschietti di passaggio nel tardo pomeriggio, con frasi che nemmeno mia nonna quando durante il ventennio fascista nonno tornava a casa e non trovava apparecchiato.
e pensare che fino a ieri sera speravo di scrivere un post su come orientarsi alla prima pubblicazione, non bastassero quelli che già ci sono, a decine di migliaia che i neo scrittori però non s’impegnano a leggere.
e invece mi capita di leggere su FB il tentativo lodevole di creare una campagna pubblicitaria alternativa a quella contro la #violenzasulledonne (questa https://www.facebook.com/AbbattoMuri/photos/a.1120103951390097.1073741841.415529121847587/1120103994723426/?type=3&theater), e su twitter, Nina e le altre che scrivono cazzate, ossia che vorremmo il maschio che non perda mai il controllo di sé affinché ci domini fino allo stremo e ci usi a proprio piacimento.

ma fate un danno anche a me. perché forse non lo sapete, ma quando parlate per voi parlate anche per me. perché quando poi discuto con l’amico machista di turno, quello mi porta voi a esempio, per esultare sul mio fallito tentativo di riportare le cose agli anni ’70, quando per lo meno il desiderio di emanciparci c’era, e la gente non incolpava la casalinga di essere una mantenuta, (battuta sempre letta su #Twitter, termometro esemplare dell’imbecillità umana), ma che anzi dovesse essere tutelata.

non so se mamma ve l’ha detto, ma credo di no, però certe frasi si dovrebbero pronunciare per lo più a letto, sussurrate, balbettate, urlate nelle more di un amplesso veramente speciale.
perché dai, suvvia, è vero che sogno gatti ogni notte e sono perciò ossessionata dal bisogno di autonomia, ma a meno non vogliate invitare uno stuolo di cretini a fare un’orgia in DM (Direct Message), mi sembra idiota che vi mettiate descrivere pubblicamente quale posizione amate prendere sotto di lui (perché sopra la vedo complicata per voi).
che vogliate sedurre il maschio puntato sulla Time Line di Twitter lo capisco, ma il buzzurro di Tivoli magari non vi interessa, a meno che non gettiate ami a bella posta per poi urlare il vostro disgusto verso tutti quelli che ci provano.
certo, vero, guai a farlo, ma qualche tentativo di approccio, cara Nina, puoi pure prevederlo messa in quella posizione. e comunque, giuro per esperienza, a dire di continuo “prendimi e “usami” non sarai credibile neppure come scendiletto.

Caro Vissani…

sono stata ragazzina anch’io, una ragazzina senza Smartphone e senza alcuna ambizione, ma con un Edipo profondo quanto il mare, una madre affascinante e bellissima da ammazzare (s’intende inconsciamente, se lei ha pratica della faccenda, ma non credo); per natura democratici, i miei genitori mi lasciavano libera di andare dove mi pareva, certi che, con il carattere che mi ritrovavo e mi ritrovo, avrei fatto comunque tutto ciò che c’era di più sbagliato per una ragazzina.
ma io mi spingevo al massimo nelle aule universitarie. ai mercoledì letterari. nei cinema d’essai o in biblioteca. a casa di un professore talvolta, se proprio insisteva e ci sapeva fare.
ero magra, minuta, con un libro sempre tra le mani, più a mio agio con gli adulti che con i miei coetanei.

soltanto a quarant’anni ho capito quanto gli uomini mi abbiano ferita, quanto profondamente abbiano inciso nella mia pelle, nel mio procedere per la vita a passi troppo piccoli, talvolta barcollando, nel non sentirmi all’altezza di fare figli o di diventare qualcuno.
approfittando della mia generosità adolescenziale nel dare amore hanno saccheggiato, (o provato a farlo), la mia ingenuità e la mia voglia incontenibile di scoprire l’amore, che era bisogno di attenzione, che era confusione, che era necessità di superare il bosco da sola.

alcuni mi hanno pagata, alcuni l’hanno pagata.
ma Salomè non si può condannare.
al limite la si può sculacciare e rimandare a casa.
Salomè agisce secondo l’arroganza e la mania di grandezza di chi ha tutta la vita davanti. di chi pensa di essere incorruttibile e di fatto lo è, nonostante certi imbecilli scambino la sfrontatezza adolescenziale, che va tenuta a bada dall’adulto, per una profferta sessuale che l’imbecille invece asseconda.