estention al cervello e depilazione brasiliana

ho passato un 8 marzo orribile. ho bannato almeno 20 persone che anziché postare gattini come ogni giorno,  o bufale, o tette e culi di donne che non vedranno mai neppure in sogno, hanno deciso di occuparsi di politiche sociali e storia del femminismo giusto per ottenere consensi e fare rumore sulla propria inutile home page di FB.

“la donna deve fare più figli se vuole salvare l’umanità” è stata l’affermazione più idiota della giornata, e benché in un mondo sovrappopolato l’ultima cosa di cui sentiamo la necessità è di fare altri figli, tanti altri idioti gli hanno dato ragione, perché spesso basta un’affermazione stupida a fare di te un vero divo per il popolo di pancia, che è felice soltanto quando può contraddirti e affermare la necessità di essere analfabeti.

che con la cultura non si facciano quattrini, chi ha cultura, ovviamente, lo sa già, ma è impossibile far capire ai fan dell’ano sbiancato e della depilazione brasiliana, che sono poi gli stessi delle estention al cervello, che si legge per nutrire l’anima e non il portafogli, e che anzi, spesso i quattrini corrompono i puri, e impediscono loro di riferirci il pensiero degli dei.

la cultura non si compra e la sua legge  resta invariata: i veri innovatori non saranno mai capiti, gli uomini (e le donne) di successo saranno presto dimenticati.

comunque meglio troia

ieri, su twitter, sono finita in uno scontro di poche parole e tutte pessime con una Setta del “piuttosto che” congiuntivo, del “si prenda una tisana che lei è arrogante” e “l’arroganza è la virtù dei deboli“, l’ultima citazione, evidentemente di sua nonna, l’ha resa particolarmente fiera di sé.
comunque la rete è piena di oppositori dell’evidenza.
di negatori di dati di fatto.
di gente che legge il titolo di un articolo completo di fonti e scrive: ma poi chi cazzo dice queste cose? con il tono del “gneregnegné”, tipico della servetta goldoniana brava a far scoppiare liti tra i padroni.

appartengono alla setta di quelli che va tutto bene finché abbiamo il culo al caldo, io e la mia famiglia, quelli la cui madre infatti è sempre incinta, quelli che escono di casa con l’ombrello perché lo dice il telegiornale.
d’altro canto pare abbiano la capacità di scrivere e leggere frasi brevi e parlano per slogan.
come i Testimoni di Geova normalmente viaggiano in due, uno provoca l’altro accorre a difendere.

così sono stata attaccata per aver postato articoli sull’analfabetismo e altro, accusata di essere una visionaria pessimista giacché i loro figli (che io non ho MAI avuto il piacere di conoscere) leggono tre libri a settimana che nemmeno mia madre, e perché ovviamente loro, come da terzo punto della scheda sull’analfabetismo funzionale, rappresentano da soli il mondo intero, e l’intera popolazione presa in esame da questo rapporto di Save di Children (http://www.lastampa.it/2016/05/09/societa/met-dei-ragazzi-italiani-non-ha-letto-neanche-un-libro-al-di-fuori-della-scuola-neAVu9Mwlq1XXd4abFH07K/pagina.html)che ovviamente negano, perché per loro l’unica cosa che conta, è il cambiamento. 
io, francamente, farei far loro una bella cura di passato con educazione borghese a base di traduzioni dal latino al greco.

qualcuno mi accusa di essere arrogante, maestrina e professoressa. ovviamente preferirei continuaste a darmi della troia.

ANAL-fabetismi

non in grado di comprendere il senso compiuto di una frase, e soltanto per propria volontà intendiamoci, perché la conoscenza è ormai alla portata di chiunque, i nuovi analfabeti non leggono mai ciò che scrivo di loro; e se è per questo neppure il mio ex marito, né sua madre o suo fratello, non perché analfabeti ma narcisisti; come l’altro nutrito gruppo di “non lettori di post altrui” di cui posso dire il peggio senza che se ne accorgano, critici e scrittori troppo impegnati a spostare le meteore impazzite del proprio microscopico sistema solare per accorgersi dell’esistenza di altre nebulose.

e così m’ignorano anche le decine di profili, cui ho purtroppo restituito il favore su twitter, di cui leggo la quotidiana e insensata pubblicità al culo altrui, e che speravo avrebbero avuto un briciolo di curiosità per sei racconti sul pissing (http://www.ibs.it/code/9788890973161/bibolotti-elena/pioggia-dorata.html).
e invece no.
perché al di là delle figure non vanno, e allora si spiega, senza mettere in discussione taluni talenti, il successo che oggi incontrano i fumettisti di cui tra l’altro sarà pieno il Salone del Libro di prossima apertura a Torino.

comunque non so a che cosa vi serva questo lurido scambio di figurine sconce, questo mercanteggiare di labbra e sfinteri altrui che fate sui social e scambiate per eros. e continuo a non capire perché prendiate a prestito organi sessuali di gente ignota per raccontarci il vostro disagio: economico, fisico, emotivo.
perché francamente, e insisto, soltanto chi vive un profondo disagio con se stesso e il proprio corpo, ma anche con la storia, può pensare di trovare on line qualcosa che non sia una superficiale amicizia e un po’ di cazzeggio, o qualche telefonata con l’amica che si finge interessata alla nostra carriera e ci fa anche perdere tempo, e minuti telefonici.

l’arte del rischio

qualcuno mi ha domandato pubblicamente perché sui social e su questo blog mi espongo tanto, perché, anziché far girare voce in DM, spettegolare e fare la servetta, rassegnarmi al nepotismo e a chi pubblica mediocrità, scrivo tuit salaci senza nascondere il bersaglio dei miei strali: pressapochismo, superficialità, banalità, imprecisione. che siano editor o case editrici famose, impiegati a stipendio fisso che rubano spazio ai creativi. casalinghe che ingrassano le fila degli imbrattacarte scrivendo trilogie rosa.
mi espongo perché sono una di quelle che avverte la signora della sua calza smagliata o della macchia di cappuccino sul naso piuttosto che starla a guardare, sollevandomi a suon di risatine e di “poverina lei”.

i giochini sui social sono quelli fatti all’asilo: non interagisco più, non ti rituitto mai, ti metto in un angolo.
pensate me ne fotta qualcosa di chi va dietro alle mode senza farsi un’opinione propria?
di chi rituitta uno scrittore senza aver mai preso un suo libro in mano?
credete veramente siano i numeri a fare il talento?
che questa moda delle tuitstar durerà a lungo?
molti non sono neppure in grado di leggere una frase di senso compiuto, e se sono in grado di leggerla forse non riescono a capirla.
e io non voglio amici, non sui social. gli amici si guardano negli occhi.
cerco persone che se citano Sciascia lo abbiano almeno letto.
qualcuno che si ricordi di una frase di vero cordoglio, della stima mostrata un tempo, delle parole di affetto sincero, non soltanto della divergenza di opinioni su un dato argomento politico.
e a ogni defollow penso di non avere perso né un lettore né un amico.