togliti il sasso dalla scarpa prima che diventi montagna

la mia esistenza è un insieme di azioni e reazioni, di casi, di begli incontri, di episodi sgradevoli, di letture straordinarie e di forza di volontà da applicare a profusione per ottenere il meglio.
ho sempre percorso la strada difficile dell’arte e non me ne pento. ho fatto molti sacrifici, di più ne hanno fatti i miei genitori aiutandomi a capire che è il percorso che conta e non il traguardo, soprattutto quando si manipola la materia creativa, che incide sugli altri in maniera invisibile e che non puoi controllare, nonostante le tecniche e i Master, i workshop e gli incontri memorabili con i Maestri.

e poi c’è la buona educazione, una consegna uguale per tutti, artisti e non, famosi e non, creativi o impiegati al catasto.
c’è il senso della misura, che ci serve a capire quando è il caso fermarci o andare avanti; il senso di gratitudine, rarissimo, che ci induce ad aprire la bocca e ringraziare anche se quella cortesia è meritata, e infine il senso di inadeguatezza -quasi mai riconosciuto-che quando non riusciamo a fare qualcosa ci dovrebbe suggerire di domandare scusa e, se fuori tempo massimo, di fare qualcosa per porre rimedio alla nostra incapacità, mandare un sostituto quantomeno.

e invece ci sono un mucchio di persone che pensano di farla franca e ci guardano impunemente, certi che noi ci si dimentichi delle cazzate fatte ieri, e soprattutto dette, tanto siamo occupati a ottenere consensi oggi, delle promesse, dei “certo che ti aiuto” scritti a caratteri cubitali in TL. ci sono alcuni che galleggiano sempre e che passano sugli altri come un rullo compressore. e che quando non ce la fanno a dimenticarti, t’insultano pure.
e allora io lo dico, lo dico e forte e in pubblico, mi tolgo il sasso dalla scarpa prima che diventi montagna. perché forse, un vaffanculo, salva la vita.

ti sei sloggata?

ieri è stata una giornata perfetta, nulla ha turbato il mio umore. casualità, incroci, ritardi fatali mi hanno soltanto agevolato il cammino.
nessun bus è arrivato in ritardo, nessuno ha mancato l’appuntamento e anche il libraio è stato gentilissimo.
sono tornata a casa con due romanzi, uno ricevuto dalle mani stesse dell’autore, tra l’altro il più costoso della sua quadrilogia.
alla stazione di Anguillara Sabazia c’era perfino il latitante bus cittadino.
tornata a casa la cena era pronta e sono riuscita a lavorare.
così, prima di addormentarmi, ho avuto la presunzione di pensare che il mio atteggiamento, la buonafede che mi anima, sta finalmente dando dei risultati.

dopo avermi vista qui, https://www.youtube.com/watch?v=khPIDgXD0pM&feature=youtu.be nel video di Fulvio Abbate, su TeleDurruti, storica TV monolocale dove ogni artista vorrebbe debuttare, ieri sera un amico eclettico e creativo mi ha scritto, domandandomi perché mi fossi “sloggata” da lui, disamicata, insomma.

intanto, amico mio, la reciprocità tra sconosciuti si chiama “buona educazione”, e il fatto che tu ti accorga della mia assenza soltanto dopo due anni, dovrebbe suggerirti la ragione del mio gesto.
sai, i social sono una vetrina per tutti. non c’è un indicatore di “famosità” grazie al quale chi ha più like -spesso immeritati ma non è il tuo caso- può essere esonerato dall’interagire con gli altri.
si scorre la bacheca, si condividono, se ce n’è di buoni, gli stati degli amici, si “laikano” anche le minestrine con formaggino, si risponde a tutti, nei limiti del possibile.

per anni, e con vera trepidazione, ho seguito i tuoi tentativi di pubblicazione, ti ho appoggiato, ti ho inviato indirizzi di agenti letterari che non si trovavano on line.
l’ho fatto perché credo che le cose belle vadano condivise con tutti. e tu in effetti produci belle cose che imbecilli come me mandano in giro.
che non avessi mai letto neppure uno dei post da me pubblicati, non m’importava. sei un maschio, e i maschi sono spesso obnubilati dall’ansia di successo.

poi, quando è uscito il mio primo romanzo, Justine 2.0, te l’ho inviato come tu mi avevi inviato il tuo, che io avevo letto, commentato e pubblicizzato volentieri.
soltanto che tu non l’hai neppure aperto, il mio libro, prima di comunicarmi di averlo regalato alla tua ragazza.
il problema, amico artista, è che Justine 2.0 non era un romanzo per signore. e anzi, come scrive l’amico Fulvio, io non sono una scrittrice di genere.
ma tu non te ne sei mai accorto.

curiosità intellettuale

quando diventerò celebre, o comunque più conosciuta di oggi che vendo soltanto quel che l’editore ha stampato -manco male considerati i tempi-, allora sono certa che manterrò la curiosità che mi anima anche oggi. e lavorando lavorando, e proseguendo il cammino con umiltà e voglia d’imparare, alla fine qualcosa la combinerò, anche senza Santi in paradiso e amici della domenica e amichette del cuore: perché sono una donna, non per altro.

in questi pochi anni sicuramente ben spesi nello splendido mondo dell’editoria, ho notato che, come anche in teatro, le vere dive hanno il rigonfiamento sulla patta -striscia di stoffa che ricopre l’abbottonatura- e la voce grave. e a meno che non siano donne con peli pubici stile foresta amazzonica, sono sempre i maschi i meno curiosi, i meno generosi, i lunatici, i più restii a dare una mano se non in cambio di favori.

come quando finita l’Accademia registi importanti mi chiedevano di abbassarmi sulle ginocchia e far loro ciò che avevano sognato sin dal primo momento in cui mi avevano vista recitare, senza badare naturalmente alla mia arte ma alle mie tette, anche oggi mi trovo nell’imbarazzante situazione di essere valutata più per il mio culo che per le mie parole.

spero che questo sfogo giunga forte e chiaro a chi di dovere. spero che almeno un po’, chi di dovere si vergognerà per avermi promesso ciò che fin dal principio non aveva voglia di mantenere. capisco che l’argomento “pissing” possa spaventare il maschio normodotato anche di fantasia, ma fare lo sforzo di andare oltre il titolo, è il minimo sindacale richiesto a un intellettuale, giornalista o scrittore che dir si voglia o preferisca. LUI, maschio, che ha da sempre molte più possibilità di scelta.