storie sporche

poco tempo fa, alcune settimane fa per l’esattezza, il libro “Porn to be alive“, (ah, tra l’altro lo trovate alla Fiera del libro a Roma in questi giorni), è stato oscurato su Amazon per contenuti “pornografici“.
credo che la raccolta di racconti pubblicata da 80144 edizioni, dove compare anche il mio “Il pusher“, scusa erotica per parlare della liberalizzazione della cannabis, finita oggi, dicembre 2016, di nuovo nel dimenticatoio, credo che la raccolta non contenga nulla di pornografico o offensivo, ma non penso che gli americani non sappiano cosa sia il buon gusto.
benché ci sia gente, in Italia, che crede faccia figo prenderli a esempio, vedi il nostro ex Premier, che nonostante uno stuolo di Spin Doctor (o proprio perciò) è stato in grado di stare sul cazzo agli italiani in pochissimi mesi, laddove il Berlusca ci ha messo vent’anni.
ma fate come volete.
il cattivo gusto è vostro.
evviva l’America.
siete così influenzabili da riuscire a mangiare marshmellow, roba che nemmeno la mia gatta in crisi ipoglicemica, o a guardare XFactor anziché andare a teatro.

così, ieri, il Man non c’era, ho guardato uno di quei loro programmi di finte storie vere. perché tutto in America è pieno di conservanti e coloranti, tranne poca ottima letteratura.
era uno di quei “real qualcosa ” sulla gelosia, tipo “amore infedele” o “amore bugiardo” tanto son tutti uguali.
e la pornografia non era tanto nella Prof di psicologia, ovviamente madre, giovane e bella, che si “scopava” le studentesse promuovendole a pieni voti, o nel suo reggiseno a balconcino o nella banalità della storia, quanto nella bidimensionalità dei personaggi, nel piattume narrativo, nella mancanza di cuore e di un passato: la ragazzina va a cena a casa del nuovo boy friend e si accorge di essersi già fatta il suo fratellastro. il fratellastro ovviamente le dà della “troia”, perché “farsi” chi si vuole è ancora una roba da troie, così come fumare un po’ d’erba la sera è roba da tossici, ma infine scopre che la biondina “si fa” anche sua madre, appunto, la prof.

per me la pornografia sta nel luogo comune e nel pettegolezzo.
la pornografia è azione senza pensiero.
ma vai a farglielo capire a chi nega l’effetto serra.

(la mia ultima pubblicazione: http://www.giazira.it/it/sezione/articoli/49/pioggia-dorata.htm)

scrivi come mangi

salvo poi rendersi conto che non tutti mangiano per riempirsi, né lo fanno esclusivamente ingerendo pasta asciutta e fettine di vitella, mi domando cosa resterà della letteratura se ridotta a cronache scialbe e senza progetto, senza sogno né poesia.
non possiamo uniformare tutto a un unico modello, ossia l’uomo -inteso in senso universale- e le proprie poco interessanti epiche quotidiane.

quando chiudo i social è tutto un rimestare tra Amazon, Anobii e riviste letterarie, tra elenchi di autori che non ho mai sentito nominare, come loro non hanno sentito nominare me, e che pure hanno all’attivo decine di pubblicazioni ma sono dispersi nella fanghiglia editoriale, che pubblica a getto continuo alla ricerca dell’autore da “botto”.
ma se uniformi il teatro alla televisione ottieni la fine del teatro, e così con la letteratura, tolte digressioni, citazioni (tanto in odio ai consumatori ignoranti) e ricerca linguistica che cosa resta?

quando elimini la magia, che è nella complessità dell’uomo (sempre inteso in senso universale), composto di paure, manie, tic, piccole perversioni, non resta che una telenovela troppo semplice all’interno della quale personaggi stereotipati (su misura del pubblico poco alfabetizzato) si muovono alla ricerca di finali poco scontati.
perché per la nuova editoria il colpo di scena è tutto. e la Bovary più che suicidarsi si sarebbe dovuta far trovare da Charles a letto con la cameriera.

perché tolti i monologhi interiori e le atrocità che albergano nell’uomo semplice che cosa rimane?
è possibile che per adeguarsi al pubblico (che comunque NON compra) e al neo moralismo, si debba tralasciare la complessità della nostra lingua e soprattutto le mille sfaccettature della psiche umana?