è la buona cultura che fa giudizio

lo sapete che questo è il mio chiodo fisso, che son disoccupata e di questo mi occupo, che leggo da quando avevo quattro anni e che in assenza di libri ho i miei segni premonitori da cui tirar fuori un buon sottotesto.
comunque ieri sera riflettevo sul fatto che le case editrici si sgraverebbero di un peso enorme, facendo un servizio all’umanità intera, se decidessero per un anno, un solo anno badate bene, di assumere EDITOR esperti che leggano tutti i manoscritti arrivati e compilino schede di valutazione esemplari.

dare un giudizio alle migliaia di pseudo scrittori, tra i quali potrei esserci anch’io è sottinteso, significherebbe togliere di mezzo dubbi, dire in faccia ciò che si pensa vuol dire spazzare via illusioni, demolire aspettative, evitare perdite di tempo, significa ridare idraulici all’acqua, elettricisti alle prese elettriche, manovali alle imprese edili.

Se gli Agenti letterari fossero in grado di fare il proprio mestiere, lo insegnano loro stessi durante gli inutili corsi di Editoria che “basta leggere le prime due pagine, le due pagine in mezzo e le ultime”, potrebbero aiutare tutto il settore.
Così gli Editor, sempre più giovani e inesperti, potrebbero entrare in contatto con la delicatissima realtà della letteratura, che non è fatta soltanto di ciò che piace al pubblico, ma anche di ciò che è innovativo, basti pensare a Gadda che, fosse per i moderni metri di valutazione, sarebbe stato cestinato per direttissima.

dare giudizi significa essere competenti e responsabili.
ma temo che la nostra editoria ne sia leggermente sprovvista.

L’editoria dei poveri

Alberto Castelvecchi mi diceva sempre che un bravo editore è come un parafulmine, un tramite tra autore e pubblico. Un medium. E’ colui che intuisce la domanda e anticipa l’offerta. E’ una persona che prima di tutto ha rispetto per l’autore, comunque scriva e chiunque sia. Che ha naso e sensibilità.
Beh, credo che Alberto parlasse del passato remoto.
Anzi, forse dei primi del secolo scorso.
Perché non è più così.
Ci sono mega gruppi editoriali difficilissimi da raggiungere, oppure minuscoli editori per l’80% con grossi problemi di cassa e di Ego. E’ un mercato ormai selvaggio frequentato per lo più da chi è stato estromesso dal “commercio ufficiale” e cerca di ricavarsi un posto, di grattare fette di pubblico e piccoli consensi. Un mercato condotto da chi ha masticato fiele. Che è arrivato a pubblicare bene ma mai abbastanza e che non vedeva l’ora di ottenere il piccolo potere da esercitare magari durante la festicciola tra trentenni universitari, allungando la mano sulla scrittrice in erba.

Questa è l’editoria di oggi, quella dei grandi padri della letteratura ma soprattutto di chi ha provato a sfondare ovunque, in radio, in cinema in tivù e non ci è riuscito. Da chi vuol fare pagare agli altri i rifiuti che ha ricevuto.
Che è troppo giovane per tirare i remi in barca e decidere di farla finita e troppo vecchio per cercare di essere felice.
Che fa l’editore pubblicando OVVIAMENTE “testi non facilmente inquadrabili nei rigidi settore dell’editoria ufficiale, quella che si trova all’ingresso delle grandi librerie”.

Insomma, questo mi risponde dopo 2 ore e trenta dall’invio del manoscritto.
Ma non lo fa per generosità, non lo fa per gentilezza.
Lo fa per livore, perché come una cretina ho iniziato la mia letterina di presentanzione scrivendogli di aver conosciuto la sua casa editrice grazie al post di un amico.
Lo fa con cattiveria, perché le note di copertina del mio primo romanzo sono state scritte da due Scrittori che stanno sugli scaffali delle grandi librerie.
Lo fa perché gli ho scritto che nonostante il mio fallimento imprenditoriale mi sento una vincitrice.
Lo fa perché, evidentemente, non ha proprio un cazzo da fare.

Ed è esattamente ciò che gli ho risposto.

Avvocati

E’ tutto sbagliato. Dovremmo imparare dalla medicina orientale, dai saggi.
Gli avvocati dovrebbero rischiare così come tutti gli altri liberi professionisti. Dovrebbero pretendere il pagamento della parcella soltanto a vittoria ottenuta.
I medici anche. Soltanto a guarigione avvenuta.
Così è facile!
Così nessuno si ribella alla lentezza dei processi.
Immagino plotoni di avvocati mettere via la proverbiale flemma all’idea di avere il conto pagato -metà cash e metà bonifico Le raccomando!, a sentenza pronunciata. Li voglio vedere sudare e non a recuperare insoluti! Perché se io vinco la causa ti pago subito e ti offro anche da bere!
Cazzo avvocato!, se mi fa vincere la invito a cena sulla terrazza dell’Hilton! Per me un po’ pacchiana ma per lei andrà bene.

Siamo vittime di una giustizia lenta (ma inesorabile) che bastona il condannato e non chi lo ha difeso. Figli del: “famo poi”, che intanto il conto si allunga, che intanto tra un po’ andrò in pensione (spero) senza aver fatto altro nella vita che pagare debiti.
Vorrei un mondo fatto di albi professionali VERI, con tanto di curriculum e di gol ottenuti. Un archivio consultabile da tutti online per conoscere i costi reali di ogni causa, di ogni appello, di ogni maledetta controversia.
Vorrei un Paese con più trasparenza A FATTI e con un po’ di Giustizia!